Alessandro Campagna: «Allenarsi con la Croazia è fantastico»

Intervista al commissario tecnico dell'Italia

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Alessandro Campagna: «Allenarsi con la Croazia è fantastico»
Alessandro Campagna dà indicazioni ai suoi giocatori. Foto: SRECKO NIKETIC/PIXSELL

Quando si dice pallanuoto in Italia il primo cognome che viene in mente è Campagna. Alessandro, commissario tecnico della nazionale azzurra ininterrottamente ormai dal 2008, sa come si vince un Mondiale: l’ha fatto da giocatore nel 1994 a Roma e da selezionatore nel 2011 a Shanghai e nel 2019 a Gwangju. Prima e dopo anche un oro ai Giochi olimpici (Barcellona 1992) e agli Europei (Sheffield 1993) come giocatore. Una volta smesso di giocare ha allenato soltanto il Settebello in due periodi, nonché la Grecia portandola al bronzo al Mondiale di Montreal (2005). Come dire, parlare dei prossimi Mondiali con Campagna è un piacere. L’abbiamo incontrato a Pola in occasione dell’amichevole con la Croazia.

È soddisfatto del percorso d’avvicinamento al Mondiale dove l’Italia va a difendere lo scettro conquistato tre anni fa?
“È un anno particolare in quanto per preparare il Mondiale abbiamo avuto 10-15 giorni di tempo. I giocatori sono arrivati dalle finali di Champions League per cui alcuni sono stanchi e altri hanno giocato meno, per cui questo è il momento più difficile. A questo punto non posso dire se sono contento o meno, però penso che tutte le squadre cresceranno durante i Mondiali in quanto attualmente hanno maggiormente bisogno di recuperare le fatiche. Poi durante gli iridati emergeranno le squadre più forti”.

Quali indicazioni hanno dato queste due amichevoli con la Croazia?
“Questi con la Croazia sono sempre allenamenti fantastici. Portiamo avanti questa prassi da alcuni anni con il selezionatore Ivica Tucak. Entrambi abbiamo a disposizione dei giocatori che si rispettano e danno sempre il 100 per cento. Sono degli allenamenti che indubbiamente fanno crescere le squadre per cui mi auguro che Italia e Croazia possano andare molto avanti alla prossima rassegna iridata. A Pola ci sono già stato di passaggio, ora invece sono qui per… lavoro”.

Il titolo di campione del mondo può essere un peso alla vigilia del torneo?
”No. La chiamerei piuttosto una bella responsabilità. Ci sono molti ragazzi nuovi rispetto ai Giochi olimpici di Tokyo, ben 7, però sanno che giocare nel Settebello significa far parte di una squadra che ha vinto tre Olimpiadi, quattro Mondiali e due Europei. Per cui si tratta di una squadra che quando va alle grandi competizioni gioca sempre per cercare di conquistare una medaglia. A volte si riesce, a volte meno, ma comunque per questi giovani è una bella responsabilità”.

Crescono bene?
“Sì, molto. A questi collegiali siamo complessivamente in 21. Ci sono dei giocatori nati nel 2000, nel 2002 e nel 2003 che sono molto bravi. Magari non possono costituire il futuro prossimo, però stiamo cercando di far crescere una base larga e avranno le loro occasioni”.

L’Italia è da medaglia?
“A mio avviso ci sono almeno 7-8 squadre da medaglia. Penso che Ungheria e Spagna abbiamo qualcosa in più in quanto sono le squadre che hanno cambiato di meno rispetto ai Giochi olimpici. Per questo motivo hanno un gioco più collaudato e degli automatismi molto più perfezionati rispetto ad altre squadre che stanno cercando un’identità, come ad esempio noi e la Croazia. C’è poi la Serbia, nonostante sia rimasta senza 5-6 fuoriclasse: coloro che li hanno sostituiti in nazionale sono fortissimi. Poi Italia, Croazia, Grecia e Montenegro hanno la possibilità di entrare in zona medaglie.

Per l’Italia si prospetta un girone in crescendo…
“Nel primo incontro affronteremo il Sudafrica, poi il Canada e alla fine la Spagna in una partita che dovrebbe essere decisiva per il primo posto nel girone che permetterebbe l’accesso diretto ai quarti di finale, ovvero tre giorni di riposo in più. La Spagna in questo momento è molto forte, ma anche noi ci faremo rispettare. Sarà sicuramente una bella partita”.

Si gioca in Ungheria dove c’è una passione particolare per la pallanuoto. Il fattore campo può essere decisivo?
“Giocare sull’Isola Margherita di Budapest con 10mila spettatori che ti spingono è sempre un grande vantaggio per l’Ungheria. Però è anche vero che l’Italia l’ha battuta nel 2001 e la Croazia nel 2017, per cui se i giocatori sono bravi, soni bravi ovunque, anche con il pubblico contro”.

Si aspetta delle novità in senso tattico?
“Le novità secondo me vengono dettate dal tipo di arbitraggio. Se ci sarà un arbitraggio molto fiscale come ai Giochi di Tokyo o anche di più, allora ci saranno molta difesa a zona e molte espulsioni. Purtroppo il gioco viene dettato dal tipo di arbitraggio. Attenzione, non dalle regole in vigore, perché le regole sono buone. Strada facendo però ora si fischia troppo e di conseguenza avere un uomo in più o in meno fa la differenza. A me piace di più un gioco all’europea”.

Diversi selezionatori si lamentano del fatto di avere in rosa soltanto 13 giocatori. E solo due riserve…
“Che, tra l’altro, stanno a casa per cui se vuoi attivarle ci vuole del tempo per farle scendere in piscina. È un peccato in quanto si gioca a distanza ravvicinata tra Champions League, Mondiali, Europei e World League. Avrei optato per una rosa di 15 giocatori, senza riserve. Si dice sempre di dover aprire ai giovani, ma mi sa che in questo modo si chiude”.

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