Presidenziali ed equilibri

foto: Tomislav Miletic/PIXSELL

Da destra a sinistra si prosegue con le attività tese a comprendere al meglio il voto espresso dai cittadini alle Europee, ma lo sguardo si spinge con sempre maggiore intensità verso dicembre quando la Croazia tornerà a votare per eleggere il Capo dello Stato. Non mancano in tal senso gli interrogativi riguardanti il potenziale effetto che il pareggio 4:4 tra HDZ ed SDP in termini di euroseggi potrà avere sulla campagna presidenziale. A detta di alcuni esperti le ripercussioni saranno nulle o pochissime in quanto, spiegano, “il risultato delle Europee non è indicatore di una tendenza, è la fotografia della situazione in un dato momento e in un contesto assolutamente specifico”. “Gli elettori croati non vanno a votare disinformati, sanno benissimo per chi votano”, aggiungono. Dall’altra parte c’è però chi invita a considerare il fatto che in entrambi i casi – Europee e Presidenziali – la Croazia è un’unica circoscrizione elettorale e che la capacità delle forze politiche di giocare bene le proprie carte sul territorio, invogliando il proprio elettorato ad andare a votare e a dare il consenso al candidato di bandiera, può fare la differenza.
Non c’è quindi unanimità riguardo all’effetto che potrebbe derivare da una situazione che vede sì l’HDZ confermato nel ruolo di primo partito, ma in difficoltà per quanto riguarda il controllo della dispersione dei voti a destra in termini di impatto sulla candidatura per un secondo mandato al Pantovčak di Kolinda Grabar-Kitarović. A riguardo gli analisti invitano a non lanciare allarmi ingiustificati in quanto, le logiche del voto sono diverse da una all’altra elezione, basti pensare al doppio turno previsto per le Presidenziali. Inoltre, l’esperienza insegna che il candidato alle Presidenziali guadagna consensi laddove sa presentarsi come la persona giusta per ricoprire l’incarico di garante, ovvero con la giusta distanza dall’Esecutivo. Diverse le preoccupazioni sul versante del centrosinistra, dove l’SDP si gode il momento di gioia dovuto al fatto di aver superato sé stesso ottenendo non soltanto i tre mandati stabiliti come obiettivo, ma anche uno in più. Vero è che al momento si tratta di un mandato in panchina, che per attivarsi dovrà attendere l’attuazione della Brexit, ma a Piazza Ibler sembra che alla cosa non venga dato alcun peso, si tratta di un dettaglio tecnico. Il partito di Davor Bernardić si prepara a rendere noto il nome del candidato alle Presidenziali. Per deciderlo forse si ricorrerà alle primarie e forse no, molto dipenderà dagli spazi d’intesa con gli altri partiti della sinistra. Certo è che gli occhi sono puntati su Zoran Milanović, l’ex presidente dell’SDP ed ex premier, ritiratosi dalla vita politica dopo la sconfitta del suo partito alle Parlamentari che videro vincere l’HDZ di Andrej Plenković. Da allora si occupa di tutt’altro senza cercare visibilità – forse la prima uscita pubblica di bandiera è stata proprio quella di alcuni giorni fa quando ha annunciato che avrebbe votato per l’SDP alle Europee – eppure non perde in carisma. Tutt’altro. Da quanto sta emergendo nelle ultime ore sarebbe anche al centro di una contesa tra socialisti e liberali. Il presidente del gruppo parlamentare dell’HNS, Milorad Batinić ha infatti invitato Milanović a presentarsi alle Presidenziali con la casacca dei Liberali riuniti e non con quella dei Socialdemocratici. “Avrebbe maggiori chance di essere eletto”, ha dichiarato l’esponente dei Popolari che alle Europee hanno corso da soli e si sono fermati al 2,6 p.c. dei consensi. Ma questo evidentemente non va considerato come un ostacolo, il ragionamento deve essere di più ampio respiro e considerare il potenziale di una reunion di tutta la scena liberale. Inclusi i Riformisti di Radimir Čačić (ex HNS), l’HSLS, il Pametno, nonché forze facenti parte della Coalizione di Amsterdam alla cui creazione ha contribuito proprio la formazione di Marijana e Ivica Puljak, per poi disocciarsi, la DDI e il Glas, nato in segno di protesta contro l’intesa tra i Popolari e l’HDZ. Un’opzione impercorribile ha chiarito subito la presidente del Glas, Anka Mrak-Taritaš, definendo ridicola anche solo l’ipotesi. “L’HNS ha tradito Zoran Milanović e chi tradisce una volta lo farà anche una seconda e una terza. L’HNS era in lista con Milanović, ha concordato la strategia per le Parlamentari per poi tradire e proseguire il cammino con Andrej Plenković”, ha detto la Mrak-Taritaš, chiudendo a ogni possibilità di dialogo. Più che scettico a riguardo di una possibile riuscita dell’impresa volta prima a riunire le forze liberali e poi a convincere Milanović a essere il candidato di questa formazione si è detto anche il socialdemocratico Arsen Bauk. “Concordo su una cosa soltanto: Zoran Milanović sarebbe il miglior candidato possibile”, ha concluso. I giochi sono iniziati, i sondaggi pure, i nomi circolano, le ambizioni non mancano… Forte del successo alle Europee è pronto a scendere in campo Mislav Kolakušić, il cantante ed ex parlamentare Miroslav Škoro non ha scartato l’ipotesi di dar retta ai sondaggi che lo vedono ben quotato “se il popolo vorrà così”. L’ultima parola come sempre spetterà ai cittadini, che fino ad allora, con tutta probabilità, troveranno il modo per non essere coinvolti e travolti da una campagna elettorale costante. Alcune scelte vengono meglio se fatte a mente fredda.

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