ETICA E SOCIETÀ Schengen e le politiche d’integrazione

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ETICA E SOCIETÀ Schengen e le politiche d’integrazione
Il valico di confine croato-sloveno di Rupa, alle spalle di Fiume. Foto Željko Jerneić

Un’altra barriera fisica e amministrativa tra le persone viene rimossa con l’adesione piena della Croazia all’area Schengen. Con parole semplici, dall’inizio del 2023 potremo sederci in un mezzo di trasporto ed avviarci verso Trieste senza subire controlli amministrativi varcando il confine con la Slovenia.

È una novità bella per noi, già realtà per molti Stati europei. Non lo dico soltanto per la soddisfazione di evitare un fastidio, l’attesa al confine lunga a volte. In alcuni periodi, lunga di norma. Lo dico, perché credo nella libera circolazione delle persone, non solo delle merci. Amo i viaggi e sono felice di fare un lavoro che me li concede spesso. La ricchezza principale che percepisco negli spostamenti è quella di conoscere persone e luoghi diversi. Ad esempio, vedendo che la bellezza e la cordialità sono presenti ovunque, anche se si manifestano con forme che si distinguono. Ma è importante conoscere persone diverse da quelle del proprio posto di residenza anche per vedere che esistono molte aspirazioni e valori che ci accomunano. Al di là dai messaggi diffusi da chi ama i recinti più dei ponti e ne fa un progetto politico.

Per molti la libera circolazione è un motivo di preoccupazione. Io la considero un’opportunità, ad esempio quella di avere prospettive di studio o di lavoro più estese. L’altra faccia della medaglia è quella di incontrare una maggiore concorrenza per alcune possibilità, ad esempio professionali, nel proprio posto di residenza. Ma anche la concorrenza può essere valutata quale un’opportunità e non un rischio. Un’opportunità nella forma di uno stimolo a migliorare e a esprimere in modo ottimale le proprie potenzialità. Inoltre, la libera circolazione offre la possibilità di arricchire il proprio territorio con persone valide che possono portare nuove energie che favoriscono il progresso. Proprio a Fiume dovremmo averlo presente, pensando all’epoca di grande sviluppo della nostra città, sostenuto anche da grandi individui che ci sono venuti favorendo un grande slancio. Ma si tratta di una realtà visibile anche oggi, ad esempio, nel sistema universitario, dove l’arrivo di colleghi da prestigiosi centri universitari internazionali ha favorito la crescita nel lavoro di tutti.

Saluto, pertanto, le novità ai confini occidentali della Croazia quale altro passo verso la libera circolazione delle persone. Ma alla gioia unisco riflessioni realistiche che invitano all’attenzione, se non, addirittura, all’apprensione. In primo luogo, ricordiamo che la libera circolazione in Europa è, appunto, una questione europea. Il senso comunitario europeo che ha una forma amministrativa nell’apertura dei confini interni non deve essere cieco nei confronti di chi ha il bisogno di venire a vivere nel nostro continente, spinto da necessità esistenziali tremende. Un’Europa aperta al suo interno, ma bunker verso l’esterno non risponderebbe al valore morale della libera circolazione. Certamente, quest’ulteriore estensione deve tutelare l’adeguata stabilità delle istituzioni liberali democratiche sul continente, in primo luogo di quelle che difendono le libertà e i diritti fondamentali comprensivi di quelli sociali e la sicurezza pubblica. Il modo corretto di realizzare questi fini è costituito da opportune politiche di integrazione culturale, sociale, economica e politica. Una delle risorse è quella di esplicare il vantaggio di vivere in una società democratica liberale regolata da un’adeguata cornice di valori costituzionali.

L’altra riflessione che presento è rivolta a questioni europee interne. L’unità europea non è assodata e non è scontato il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali negli Stati che la compongono. Purtroppo, sappiamo che alcuni tra questi esibiscono deficienze serie dal punto di vista di un ordinamento costituzionale opportuno, o di un suo corretto funzionamento pratico. Altri non sono immuni dal rischio di scivolare nella stessa direzione. Inoltre, non sono irrilevanti le forze centrifughe che, nel migliore dei casi, vedono l’Unione europea esclusivamente come un potenziale interesse economico e non un valore che sostiene l’intersezione e i vincoli tra le persone. Nel peggiore dei casi, quale realtà scomoda o antipatica che si vuole evitare. Nel Regno Unito non sembra sia stata una grande idea.

*Professore ordinario di Filosofia Politica

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