Plenković senza alternative guardando all’Europa 2020?

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Il premier Andrej Plenković

A Zagabria sono finite in pasto all’opinione pubblica nuove mail dalle quali si potrebbe evincere che il premier Andrej Plenković fosse perfettamente a conoscenza dell’attività e dei messaggi di posta elettronica scambiati dai componenti del gruppo informale, dal nome in codice Borg, che stava preparando la Lex Agrokor. Non mancano coloro che considerano questa nuova impennata dello scandalo Hotmail come l’inizio della fine per il governo Plenković.
In particolare ha suscitato scalpore l’informazione secondo la quale sarebbe stato in effetti concordato che i consulenti avrebbero lavorato gratis per conto del governo nella stesura della Legge per il salvataggio del consorzio, ma sarebbero stati retribuiti in seguito attingendo ai fondi dell’Agrokor. Secondo l’opposizione appare incredibile che un simile dettaglio possa essere sfuggito all’attenzione del premier, una persona sicuramente molto preparata dall’ottica giuridica. Per tale motivo il leader socialdemocratico Davor Bernardić è tornato a chiedere le elezioni anticipate, “per evitare che il Paese continui a essere ostaggio di una persona”, ovvero in questo caso dell’attuale premier. Tra le file dell’opposizione non è mancato chi, come il leader di Barriera Umana, Ivan Vilibor Sinčić, ha paragonato il caso di Andrej Plenković a quello ben noto di Ivo Sanader. Quest’ultimo, come ben si ricorderà, finito nei guai fino al collo per una serie di scandali, ovvero di presunte situazioni in odor di corruzione.
Le nuove mail e il fuoco di fila dell’opposizione non hanno però impressionato il primo ministro, il quale ha ribadito che la Lex Agrokor è servita a salvare il consorzio ed è stata considerata valida dalla Corte costituzionale. Plenković ha giustificato eventuali manchevolezze con il fatto che fosse necessario procedere speditamente per evitare che il tracollo dell’Agrokor trascinasse nel baratro il sistema finanziario ed economico del Paese. Per quanto concerne i soldi intascati alla fine dai consulenti, questi sono, secondo il premier, l’unico possibile aspetto problematico di tutta la vicenda. Per tale motivo ha invitato i membri del gruppo Borg a fare un gesto concreto, ovvero a restituire il denaro all’Agrokor. Chissà se il suo suggerimento troverà terreno fertile?
In ogni caso, Plenković per il momento ostenta sicurezza. Secondo gli analisti, l’opposizione in questo momento appare troppo debole e frammentata per poterlo mettere seriamente in difficoltà. Le divisioni interne al Partito socialdemocratico, inoltre, sono tali che appare difficile che l’SDP possa trarre vantaggio da un eventuale ricorso anticipato alle urne. In pratica soltanto Barriera Umana, da tempo in crescita nei sondaggi, potrebbe sperare in un exploit nel caso venissero indette nuove elezioni politiche in tempi ravvicinati. Il premier, in pratica, secondo gli analisti, anche quelli vicini al centrodestra, deve guardarsi le spalle soprattutto all’interno del suo stesso partito, dove molti lo considererebbero troppo lontano dall’anima tradizionale dell’Accadizeta. Ieri a Sofia, dopo il vertice europeo, Plenković ha lasciato però intendere che sarà proprio lui nel 2020 a guidare la Croazia quando assumerà per la prima volta la presidenza di turno semestrale dell’Unione europea. In altri termini è apparso convinto che non vi sia all’orizzonte un’alternativa credibile al suo governo, anche e soprattutto in chiave europea. Del resto l’appoggio delle minoranze al suo Esecutivo, anche dopo lo scoppio dello scandalo Hotmail e le bordate dell’opposizione di centrosinistra, è un segnale tangibile in tal senso.

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