L’INTERVENTO No all’obbligo su vaccini e passaporti

L’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (CdE) è composta da 324 parlamentari (e altrettanti supplenti) che formano le delegazioni dei 47 Paesi membri. La delegazione croata è rappresentata da 5 membri e 5 sostituti parlamentari: Marijana Balić – presidente, Nikola Bartulica, Rada Borić, Zdravka Bušić, Mato Franković, Sabina Glasovac, Domagoj Hajduković, Marijana Petir e Davor Ivo Stier. Dopo aver approvato il Rapporto “Vaccini Covid-19; questioni etiche, legali e pratiche“, il 27 gennaio 2021 l’Assemblea ha accolto quasi all’unanimità una risoluzione molto importante. Ricordiamo che il CdE è un’organizzazione internazionale il cui scopo è promuovere la democrazia, i diritti umani, l’identità culturale europea e la ricerca di soluzioni ai problemi sociali in Europa. Fu fondato il 5 maggio 1949 con il Trattato di Londra. Conta oggi 47 Stati membri e la sua sede istituzionale è a Strasburgo, in Francia, nel Palazzo d’Europa. La Croazia è diventata membro del CdE il 6 novembre 1996. Nel suddetto documento/risoluzione tra l’altro è scritto: “Garantire che i cittadini siano informati che la vaccinazione NON è obbligatoria e che nessuno è politicamente, socialmente o altrimenti sottoposto a pressioni per farsi vaccinare, se non desidera farlo da solo. Garantire che nessuno sia discriminato per non essere stato vaccinato, a causa di possibili rischi per la salute o per non voler essere vaccinato. Assicurare la cooperazione internazionale per il rilevamento e la delucidazione tempestiva di eventuali segnali di sicurezza mediante lo scambio di dati globali in tempo reale sugli eventi avversi successivi all’immunizzazione. Utilizzare i certificati di vaccinazione solo per lo scopo designato di monitorare l’efficacia del vaccino, i potenziali effetti collaterali e gli eventi avversi, perché utilizzarli come passaporti sarebbe contrario alla scienza in assenza di dati sulla loro efficacia nel ridurre la contagiosità, la durata dell’immunità acquisita…”.
Siccome nel testo della suddetta risoluzione viene menzionata la Convenzione per la protezione dei diritti umani e della dignità dell’essere umano riguardo all’applicazione della biologia e della medicina, ratificata dal Sabor della Repubblica di Croazia il 14 luglio 2003, bisogna citare almeno alcuni dei suoi articoli. Articolo 1. “Le parti della presente Convenzione proteggeranno la dignità e l’identità di tutti gli esseri umani e garantiranno a tutti, senza discriminazioni, il rispetto della loro integrità e degli altri diritti e libertà fondamentali per quanto riguarda l’applicazione della biologia e della medicina. Ciascuna parte adotta nel proprio diritto interno le misure necessarie per dare effetto alle disposizioni della presente Convenzione“. Articolo 5: “Un intervento in campo sanitario può essere effettuato solo previo consenso libero e informato dell’interessato. La persona deve ricevere preventivamente informazioni adeguate sullo scopo e sulla natura dell’intervento, nonché sulle sue conseguenze e rischi. L’interessato può revocare liberamente il consenso in qualsiasi momento. Articolo 10: “Ogni individuo ha diritto al rispetto della vita privata in relazione alle informazioni sulla propria salute. Ogni persona ha il diritto di conoscere le informazioni raccolte sulla propria salute. Tuttavia, i desideri delle persone di non essere così informati devono essere rispettati. In casi eccezionali, la legge può limitare l’esercizio dei diritti nell’interesse del paziente. Articolo 28: “Le parti della presente Convenzione si adopereranno affinché le questioni fondamentali sollevate dagli sviluppi della biologia e della medicina siano oggetto di un’adeguata discussione pubblica alla luce, in particolare, delle pertinenti implicazioni mediche, sociali, economiche, etiche e legali, e che la loro l’eventuale applicazione è oggetto di apposita consultazione“. Bisogna ricordare, che tutte le Convenzioni del CdE, precedentemente ratificate dal Sabor, in base alla Costituzione della Repubblica di Croazia, entrano a far parte del sistema giuridico nazionale.

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