L’INTERVENTO Il nodo degli Accordi di Minsk

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L’INTERVENTO Il nodo degli Accordi di Minsk

Alcuni giorni fa, Vladimir Putin ha riconosciuto l’indipendenza dei territori separatisti del Donbass all’interno dei confini dell’Ucraina e ha inviato l’Esercito nella regione. Gli Stati Uniti e l’Unione europea hanno varato le sanzioni contro la Russia, fino a escluderla dal sistema
internazionale delle transazioni finanziarie. Secondo un recente sondaggio dell’Istituto
internazionale di sociologia di Kiev, solo il 30 p.c. degli ucraini pensa che Volodimir Zelenskij dovrebbe ricandidarsi alle elezioni del 2024 e di questi appena il 23 p.c. lo voterebbe. Il riconoscimento delle due Repubbliche ha coinciso con un’offensiva militare russa in Ucraina.
Che cosa è successo negli ultimi anni, dopo che sono stati firmato importantissimi accordi: Minsk 1 (2014) e Minsk 2 (2015), successivamente approvati da una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU? Gli Accordi erano sostenuti da Francia, Germania, Russia e Ucraina e prevedevano 13 punti: cessate il fuoco bilaterale, immediato e totale; ritiro di tutte
le armi pesanti da entrambe le parti; divieto di operazioni offensive e di sorvolo della zona di sicurezza da parte di aerei militari stranieri; monitoraggio e verifica del rispetto degli Accordi da parte dell’OSCE; avvio di una missione di osservazione; avvio di un negoziato per un autogoverno provvisorio nelle regioni di Donetsk e Luhansk, in conformità con il diritto
ucraino, con l’obiettivo del riconoscimento, da parte del parlamento di Kiev, di uno statuto speciale per queste regioni; ripristino del pieno controllo del confine dell’Ucraina da parte del governo di Kiev; riforma costituzionale di decentramento amministrativo per le regioni di Donetsk e Luhansk; rafforzamento del gruppo di contatto trilaterale composto dai
rappresentanti di Russia, Ucraina e OSCE…. Già nel 2015 Joe Biden, oggi Presidente USA, durante una visita a Kiev affermò che non ci sono alternative agli Accordi di Minsk. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha comunicato che al vertice di Ginevra Biden aveva detto al Presidente russo Vladimir Putin che voleva aiutare ad attuare gli Accordi di Minsk. Inoltre, ha
dichiarato Lavrov, il vicesegretario di Stato americano Victoria Nuland e il direttore della CIA, William Burns, hanno pure confermato la necessità di attuare gli Accordi di Minsk, compreso lo status speciale del Donbass. La narrativa occidentale sostiene che la Russia non rispetta gli Accordi di Minsk. È veramente così? La Russia dice: “Se questi Accordi venissero rispettati, non ci sarebbero ostilità”. Putin non fa giri di parole: “L’Ucraina è parte integrante della nostra storia e cultura. Non è solo un Paese confinante, sono parenti, persone con cui abbiamo legami di sangue. L’Ucraina è stata creata dalla Russia”. A gennaio il segretario di Stato americano Antony Blinken ha sottolineato che gli Accordi di Minsk includono una serie di passi
chiari che entrambe le parti devono fare. l Presidente francese Emmanuel Macron, in missione diplomatica, ha detto sia in sede russa che a Kiev che gli Accordi di Minsk sono uno strumento per proteggere la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina. L’Ambasciatore russo in Italia, Sergej Razov, ha spiegato in modo più dettagliato: “Sì, con gli Accordi di Minsk
l’Ucraina deve avere il controllo completo della frontiera Russia-Ucraina, però questo si può realizzare solo se vengono applicati tutti gli articoli”. Per quello che riguarda la riforma costituzionale prevista negli Accordi, ad oggi l’Ucraina si è rifiutata di attuarla. Inoltre, il governo ucraino non era favorevole ai negoziati diretti con i rappresentanti delle due provincie del Dombass. Quindi, non è possibile attuare gli Accordi firmati da tutte le parti coinvolte. Le conseguenze degli attuali scenari sono imprevedibili e molto pericolose per la pace. Dopo l’assedio della capitale Kiev, da parte dell’Esercito russo, ci auguriamo che in tempi quanto
più brevi possibile venga stipulato un accordo congiunto dopo il quale l’Esercito russo dovrebbe ritirarsi entro i confini internazionalmente riconosciuti.

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