René Bitorajac. Perfetti sconosciuti: ottimo ma timing sbagliato

L’attore e regista Réne Bitorajac

Al termine dello spettacolo, abbiamo avuto modo di parlare con René Bitorajac, attore e regista di “Perfetti sconosciuti”, il quale ci ha rivelato alcune particolarità legate alla messinscena, soffermandosi anche sulla questione del rapporto col pubblico ai tempi del Covid.

Quali sono le sue impressioni in merito al brano presentato ad Abbazia?

“Siamo felicissimi dello spettacolo. È stata una rappresentazione molto emozionante per noi, in quanto si tratta della nostra prima andata in scena dopo quasi due mesi e mezzo di pausa. Al momento, il nostro Teatro è chiuso. Riapriremo nei prossimi giorni, dato che le restrizioni sono state alleggerite un po’. Quindi, per noi questo è come un ritorno alla vita”.

Come mai ha scelto di lavorare proprio su questo film?
“Questa pellicola è entrata nel Guinness dei primati come film con più remake in assoluto nella storia del cinema. Credo sia significativo anche il solo fatto che siamo riusciti a ottenere i diritti d’autore per la rappresentazione. Infatti, molti TNC hanno cercato di acquistarli, però siamo stati noi a ottenerli, per cui siamo molto felici. Se non sbaglio, sono state quattro le compagnie che allo stesso tempo hanno concorso per l’ottenimento dei diritti d’autore. Lo abbiamo adattato a modo nostro e sicuramente è uno spettacolo di successo che, purtroppo, è andato in scena nel momento sbagliato. Abbiamo infatti debuttato a febbraio dell’anno scorso, poco prima della chiusura dei teatri. Dal debutto a oggi, siamo andati in scena con ‘Perfetti sconosciuti’ circa 35 volte”.

Oltre che la regia, lei ha firmato anche l’adattamento dello spettacolo. Ci sono state alcune difficoltà in merito alla trasposizione drammaturgica?
“L’adattamento non è mai facile, si tratta di una parte del lavoro molto importante. Credo che non avrebbe avuto senso seguire il film alla lettera. Nella prima parte del film c’è poca azione, e tutto è concentrato nell’ultima, quando parte il gioco con i telefoni, come anche nel nostro spettacolo. Noi però abbiamo voluto adattarlo a modo nostro, in modo da farlo apparire interessante e dinamico. La sceneggiatura in sé non ha rappresentato troppe difficoltà. L’intera troupe ha partecipato alla drammaturgia, e credo che siamo riusciti a fare un buon lavoro”.

Come percepisce l’attuale rapporto con il pubblico, date le restrizioni antiepidemiche?
“Di solito andiamo in scena in un ambiente completamente diverso. Nella ‘Luda kuća’, le persone sono sedute ai tavoli, su ciascuno dei quali è posta una lampada. Il pubblico lì ha davvero la sensazione di fare parte dello stesso spazio degli attori. Sulle pareti laterali del teatro sono posti dei pannelli con luna e stelle illuminate. È una situazione molto più intima, anche se pure questo teatro è bellissimo. Nella ‘Luda kuća’ abbiamo un rapporto molto stretto con il pubblico. All’inizio dello spettacolo, passiamo tra i tavoli della platea, invece ora non è più possibile farlo. Credo che, nella prima fase dell’epidemia, l’affluenza sia stata molto grande poiché si trattava di uno spettacolo nuovo. Poi però le persone apparivano piuttosto perplesse, specialmente quando abbiamo introdotto le prime misure di contenimento del virus, misurando la febbre degli spettatori e chiedendo loro di registrare la loro presenza al teatro. Il pubblico si trovava in una sorta di crampo. La cosa è peggiorata quando è stato introdotto l’obbligo della mascherina per gli spettatori, una misura che non mi sarei mai aspettato. Infatti, è stata una situazione paradossale vedere le persone che, sedute ai tavoli con la mascherina, se la toglievano per prendere un sorso, per poi rimettersela. Né gli spettatori, né noi riuscivamo a capire che cosa stesse succedendo. Le persone erano in preda al panico, ci chiamavano spesso per verificare che ci fosse davvero abbastanza spazio tra i tavoli. Ora le cose sono migliorate un pochino, tutti noi ci siamo abituati alla situazione. Credo che ora il pubblico non veda l’ora di tornare a occupare le platee dei teatri, con più coraggio. Lo spettatore che si reca a teatro è certamente desideroso di risate e divertimento e di conseguenza è attivo durante la rappresentazione”.

Sono previste altre date in tournée dello spettacolo?
“Con questo spettacolo siamo già stati ospitati un paio di volte. In realtà, non avremmo bisogno di viaggiare con lo spettacolo, poiché possediamo un nostro spazio e siamo l’unico teatro privato in Croazia ad avere una propria scena. Per questo, economicamente, ci conviene di più rappresentarlo presso la ‘Luda kuća’. Ci piacerebbe comunque essere ospitati in altre città della Croazia, soprattutto a Fiume e in Istria, nelle Regioni vicine all’Italia, per cui mi aspetto che questo spettacolo arrivi a una catarsi nel corso delle future rappresentazioni. Penso che in ogni caso avremo modo di essere ospitati in molte città”.

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