«Perfetti sconosciuti» Un adattamento scenico del film di Paolo Genovese

La messinscena di René Bitorajac tocca argomenti delicati, come quelli legati alla sfera familiare e ai rapporti tra coniugi

Al Centro Gervais di Abbazia è andato in scena lo spettacolo “Perfetti sconosciuti” della compagnia teatrale zagabrese “Luda kuća”: si tratta dell’adattamento scenico dell’omonimo film di Paolo Genovese del 2016, che tuttora detiene il primato del maggior numero di remake nella storia del cinema (al momento se ne contano 18).

 

Ottenuti i diritti d’autore
“Luda kuća”, fondato quasi tre anni fa da René Bitorajac e da Branko Đurić “Đuro”, è l’unico teatro privato croato a possedere un proprio spazio e una propria scena teatrale. Dall’apertura a oggi, ha realizzato numerosi spettacoli ed eventi performativi di successo, diventando una delle strutture teatrali predilette dal pubblico zagabrese. Si spiega così il fatto che, ad oggi, la compagnia che vi risiede è l’unica in Croazia ad aver ottenuto i diritti d’autore per l’adattamento della famosa sceneggiatura firmata da Paolo Genovese, in collaborazione con Filippo Bologna, Paolo Costella, Paola Mammini e Rolando Ravello.

In questo caso, però, la sceneggiatura del film funge solamente da scheletro al corpo dello spettacolo: i muscoli e gli organi che gli danno vita sono quelli della “Luda kuća”, mentre la pelle è data da quel contagioso senso dell’umorismo di Bitorajac che caratterizza la regia. Lo spettacolo mantiene la struttura del film, spogliandola di quegli elementi che a un pubblico croato potrebbero apparire non familiari, se non addirittura incomprensibili, aggiungendone altri che invece completano la cornice comica. I campi dei Castelli Romani diventano così le pianure di Drniš, mentre l’alcolismo di Carlotta (Karla nell’allestimento di Bitorajac) non è una cosa del passato, bensì è un tratto distintivo del personaggio che l’attrice Petra Dugandžić interpreta con un umorismo assolutamente affascinante. In questo senso, l’adattamento firmato da Bitorajac ricava dal film il contenuto in un certo senso universale e quasi universalmente presente nella vita delle persone (ovvero la dipendenza da cellulare e il valore che i nostri telefoni possiedono in quanto “scatole nere della nostra esistenza”), per inserirvi gag comiche e altri elementi umoristici.

Damir Poljičak, Amanda Prenkaj, Mladen Kovačić, Ivan Đuričić, Petra Dugandžić, René Bitorajac e Judita Brdar

Dal dramma alla commedia
È così che il dramma dato dalla sceneggiatura italiana si trasforma in commedia esilarante che, ciononostante, non rinuncia alla riflessione sociale. Infatti, lo spettacolo, come il film, tocca argomenti delicati, come quelli legati alla sfera familiare e alle numerose difficoltà che si inseriscono nei rapporti tra genitori e figli, tra amici, tra coniugi. Tuttavia, lo fa “di sfuggita”: i momenti più propriamente pregni di sentimenti vengono spezzati, interrotti e decorati di battute comiche, al fine di rendere il messaggio dello spettacolo più fruibile, più facilmente percepibile da parte del pubblico. Dall’altro lato, la messinscena di Bitorajac osa persino scherzare con alcuni stereotipi e tabù, senza tuttavia renderli ridicoli ma, anzi, caricandoli di comicità, riesce a smontarli e a superarli.

È interessante notare il fatto che, nonostante lo spettacolo si basi e venga costruito sull’utilizzo del telefono, che allontana l’azione dalla scena, l’intero dramma viene a crearsi e si estingue proprio lì, di fronte agli spettatori. In questo modo, viene offuscato anche il confine tra la scena e il fuori scena e i due ambiti vengono messi in contatto.

Il ritmo della messinscena è dinamico e poggia su un veloce susseguirsi di battute e gag. Gli unici punti di silenzio tra le battute nello spettacolo servono a rafforzare la tensione che a momenti si potrebbe tagliare con un coltello, come lo è la penultima scena, separata dal finale con qualche secondo di buio, in cui la luce rossa inonda il palco, appesantendo la rottura dei rapporti tra i personaggi agli occhi degli spettatori. Anche questo momento, però, viene presto sopraffatto dall’umorismo del finale, che dona un’ultima risata al pubblico prima del meritato applauso.

Il rapporto con il pubblico
Lo spettacolo aveva debuttato a febbraio dell’anno scorso, poco tempo prima della chiusura dei teatri in seguito all’epidemia del coronavirus.

La particolarità dello spazio della “Luda kuća” sta nel fatto che, diversamente da un tradizionale teatro all’italiana, al posto della platea, lo spazio riservato al pubblico è occupato da tavoli a sedere, mentre gli spettatori hanno la possibilità di consumare bevande durante le rappresentazioni. Ciò rende facile, agli attori, instaurare un rapporto interattivo con il pubblico, elemento che sicuramente completa gli spettacoli come “Perfetti sconosciuti”.

Tuttavia, date le attuali restrizioni antiepidemiche, si tratta di una modalità dell’esperienza teatrale che al momento non può essere sperimentata e di cui si percepisce la mancanza. Nel corso dello spettacolo, gli attori non hanno mai infranto la quarta parete, forse per insicurezza, forse per paura di provocare reazioni indesiderate da parte degli spettatori. In ogni caso, la messinscena di “Perfetti sconosciuti” della “Luda kuća” al Centro Gervais ha riscontrato un enorme successo da parte del pubblico che, seppur esiguo, ha accompagnato con un grande applauso l’uscita degli attori di scena.

La grande passione per il teatro e l’alto livello di professionalità e di talento dell’ensémble costituiscono indubbiamente la garanzia per il futuro successo dello spettacolo.

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