LA RECENSIONE: Victor Hugo, «Les chevaliers errants». Da ora in italiano

L’opera è stata tradotta da Duranti Poccetti

È stata tradotta e pubblicata per la prima volta in italiano l’opera di Victor Hugo, “Les chevaliers errants”, grazie all’impegno del poeta Stefano Duranti Poccetti.

 

Giornalista pubblicista dal 2010, Stefano Duranti Poccetti, oltre ad essere collaboratore del nostro quotidiano, è fondatore e direttore del giornale web “Corriere dello spettacolo”.

Autore di “La voce dell’alba”, “Storie del Santo Maledetto”, “Per una nuova Commedia dell’arte”, “Frammenti dalla Senna”, “Frammenti di baseball”, “Mortali e immortali”, “Don Chisciotte in frammenti”, Duranti Poccetti con la sua ultima traduzione dal francese (Nulla die, 2020), vuole riscoprire un Victor Hugo inedito, che inaspettatamente si cimenta nella produzione di un poema cavalleresco.
Il testo inedito di Victor Hugo “I cavalieri erranti”, accompagna la traduzione con un’introduzione che rende attuale il testo come anche il pensiero che lo attraversa.

Anche se Hugo era considerato il poeta più grande di Francia, il suo repertorio poetico non è stato mai tradotto.

Nella versione in lingua italiana, Stefano Duranti Poccetti si attiene allo stile mantenendo la musicalità dei versi. Nell’opera sono raccolti due poemi scritti da Victor Hugo in perfetto stile del poema cavalleresco: “Il piccolo re di Galizia” (Le petit roi de Galice) ed “Eviradnus”, che narrano la storia rispettivamente di Roland e di Eviradnus, paladini del bene e della giustizia. Nel “Piccolo re di Galizia” il protagonista, Rolando, lotterà per difendere il giovane e inesperto re sottraendolo dalla violenza sacrilega degli zii assassini disposti a tutto pur di usurparne il trono. Grazie alla sua spada, Durlindana, guidata da poteri divini come egli stesso è nella sua lotta per difendere il bene, Rolando riuscirà non solo a mettere fine al potere iniquo degli zii, ma anche a far maturare verso sentimenti di pietà, amore e giustizia, il giovane re di Galizia. In “Eviradnus” il protagonista, lo stesso Eviradnus, sebbene molto vecchio, riesce a salvare dalla perdizione e dalla morte l’inesperta futura regina di Lusazia, Mahaud, dalle grinfie degli usurpatori. Pure nel secondo poema è forte la presenza del metafisico che sostiene l’eroe nella battaglia.

L’opera “I cavalieri erranti” ci mostra un Victor Hugo diverso da quello dei grandi romanzi noti di questo autore (“I miserabili”, “Notre-Dame de Paris”, “I lavoratori del mare”, “L’ultimo giorno di un condannato a morte”…), rafforzando la sua formazione di autore del Romanticismo. Significativa, da questo punto di vista, la visione dell’eroe come profeta o poeta della vita, colui che riporta o guida verso l’ordine del Bene in contrasto con la confusione e il calvario del Male, non dissimile, quindi, dal ruolo che assume il poeta nella tradizione romantica. Ancora, sullo stesso filone, la presenza di elementi gotici, non solo nella presenza dei cavalieri e delle dame medievali, ma nell’assunzione quasi visionaria della lotta divina contro il male. Non mancano gli elementi mitologici o sovrannaturali, la spada oppure la botola che nasconde gli inferi.

I due eroi, Roland e Eviradnus, inoltre, sono rispettivamente paragonati a Ercole e Sansone, paladini la cui forza non scaturisce dall’ego, ma dal loro essere chiamati all’azione per lottare contro le ingiustizie. Hugo sembra suggerire, in questo modo, che l’essere pronti all’alto eroico non ha lo scopo di diventare eroi per sé stessi, né solo per compiere ciò che è giusto per l’altro, ma per realizzare la propria vita secondo coscienza.

I protagonisti sono quelli che posseggono in loro la virtù del Bene, che gli permette di sconfiggere i mali che governano il mondo, questo grazie alla vicinanza a Dio, del quale gli eroi si fanno mediatori. Come scrive il traduttore stesso nell’introduzione “La forza dell’eroe è per Hugo quella di Dio, l’eroe è intermediario di Dio e non ha bisogno di vivere con gli uomini, perché egli è e rimane, anche nella vecchiaia, come nel caso di Eviradnus, un semidio, destinato sempre a vincere per ottenere Giustizia – d’altra parte l’Autore l’afferma anche nel suo ‘Booz endormi: Le jeune homme est beau, mais le vieillard est grand’. L’eroe impersona così il Poeta e così quello che lui definisce l’’homme des utopies’, capace di reinterpretare la realtà, scavando all’interno dei suoi meandri, riuscendo, da solo, a trovare la soluzione giusta, quella soluzione che, anche vista da un punto di vista cristologico, s’eleva a simbolo di Salvezza eterna per l’Umanità, continuamente circondata dal Male e da questo contaminata”.

Si tratta dunque di un’opera intensa e visionaria, dove Hugo, che conosciamo essenzialmente come romanziere, ci mostra tutta la sua abilità poetica. In questo senso, “Les chevaliers errants” di Victor Hugo, nella traduzione italiana di Stefano Duranti Poccetti, racconta significati che ancora oggi possono insegnare qualcosa al nostro tempo e ispirare eroi che sappiano, secondo coscienza, rendere straordinario il proprio ordinario.

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