Seghetto. Tenuta de Franceschi: tanta storia, scarsa considerazione

Finora un unico restauro, che ha... ceduto. Sarebbe bello riavere la ricca biblioteca

Il palazzo della famiglia de Franceschi

Si parla tanto di tutela dei beni culturali, di storia passata, di tradizione rurale, ma alla fine, la famosa tenuta di Seghetto, in quale contesto va collocata? Spesso guardiamo o troppo lontano o troppo vicino e non ci accorgiamo delle cose che abbiamo sotto il naso. Che sono importanti.

 

La tenuta dei de Franceschi dopo la Seconda guerra mondiale è stata smembrata, la biblioteca portata via. Valeva tanto, al punto da essere proclamata bene d’interesse nazionale. Prima era stata portata a Fiume, ora si trova a Pola. Ma non a Umago, né a Seghetto, dove dovrebbe essere, se ci fossero gli ambienti adatti a ospitarla.

La torre e il palazzo de Franceschi di Seghetto in una miniatura donata alla CI da Giancarlo Stival

Nel corso degli anni le cose sono cambiate. Il palazzo dei de Franceschi è stato venduto agli inquilini che lo abitano, fatta eccezione per il pianoterra, dove si trovano una piccola cappella e la sede del Comitato locale. A quanto pare sono state vendute anche le stalle. Da quello che si sa, la Città è proprietaria della torre storica e di parte dell’immobile adiacente. Seghetto aveva anche un torchio per la molitura dell’oliva, oggi testimoniato dalle pile dell’olio visibili presso il campo di bocce.

Eppure proprio Seghetto era e rimane una testimonianza inestimabile di storia rurale, che poteva venire sicuramente tutelata e valorizzata. E questa era anche l’idea di Niki Fachin, scomparso qualche anno fa, che aveva anche effettuato uno studio sull’albero genealogico dei de Franceschi.

Le pile dell’olio

Fino a oggi a Seghetto è stato fatto poco, pochissimo: l’unico restauro ha riguardato la torre, ma l’intonaco poco dopo ha ceduto. Oggi, dunque, si ripropone la questione del recupero di almeno una parte della tenuta, confiscata alla famiglia dopo la Seconda guerra mondiale dal regime jugoslavo. Per decenni era stata la base logistica dell’ex PIK, ovvero del complesso agricolo locale, periodo durante il quale gli immobili sono stati abbandonati al più completo degrado, perché non si era investito nulla.
Anni fa si era pensato di trasformare un edificio della tenuta in museo, oppure in un ambiente espositivo permanente, visto che le cose da mettere in mostra sono tante, come la famosa biblioteca di cui dicevamo. L’idea era stata anche dibattuta in sede di Assemblea della Comunità degli Italiani “Fulvio Tomizza” di Umago, che l’aveva giudicata positivamente.

La presidente del sodalizio, nonchè vicesindaco, Floriana Bassanese Radin, ci ha detto che la biblioteca si trova a Pola e che per ora, essendo d’importanza nazionale, non può essere portata a Umago. Ci ha pure detto che la Comunità degli Italiani vede di buon occhio un museo etnografico o dell’arte contadina nella torre di Seghetto, ma che un eventuale allestimento dipende da altre istituzioni.

Il vicesindaco Mauro Jurman ci ha fatto notare che la cosa è sì fattibile, ma che è anche piuttosto complessa. Jurman ha rilevato che qualsiasi tipo d’intervento sugli edifici storici deve essere eseguito con il benestare della Sovrintendenza ai beni culturali di Pola. Così è stato anche per la torre: la ditta che ha effettuato i lavori di restauro aveva dovuto utilizzare unicamente materiali approvati dai conservatori e non utilizzare, magari, armature in acciaio, che avrebbero avuto una resistenza maggiore. Sta di fatto che poco dopo il primo restauro, l’intonaco era caduto a terra.

La tenuta dei de Franceschi

Così Jurman: “Oltre al recupero della biblioteca dei de Franceschi, stiamo valutando alcune idee anche per tutelare e valorizzare la barca antica di Zambrattia, ma per farlo servono ambienti adatti, che per il momento non abbiamo“.

Come aveva avuto modo di dichiararci Niki Fachin, a Pola sarebbero conservate 26 scatole di documenti concernenti i de Franceschi e di conseguenza la storia di Umago e dell’Istria. Stando a certe fonti, vi si troverebbero anche le vetrine che contenevano i libri. I de Franceschi erano stati espropriati, per cui non erano stati risarciti. Tra i loro averi figurano pure strumenti di fisica, che stando a fonti attendibili sarebbero finiti in una scuola della zona. Il vero pericolo consiste nel materiale che non è stato inventariato e quindi in pericolo di sparire senza lasciare alcuna traccia.

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