Fiume Cec 2020. «Covone» di Kožarić buona la seconda

Un nuovo tentativo per l’opera dell’artista, in barba ai vandal

Il covone di fieno nei pressi del Grand Hotel Bonavia

Dopo la dura condanna da parte di Slaven Tolj, direttore dell’MMSU, in seguito all’incidente che ha interessato l’installazione artistica di Ivan Kožarić, ovvero l’incendio appiccato da un cittadino con l’intento di distruggerla, il “Covone di fieno” è risorto dalle fiamme proprio come l’araba fenice.
Tolj aveva promesso di far “rivivere” nuovamente l’ormai noto “covone”, che simboleggia la ricchezza del raccolto e la fertilità culturale del 2020, in barba a tutti i malintenzionati che vorrebbero sabotare le iniziative culturali cittadine. E la promessa è stata mantenuta nel corso della mattinata di ieri, quando gli operai hanno riposizionato il fieno attorno all’asta di ferro che rappresenta la parte portante dell’installazione.
Il “Covone di fieno”, che rientra nell’indirizzo programmatico “L’era del potere” e fa parte del programma “La tasca rivoltata”, di Fiume CEC 2020, sarà presente in piazza della 128.esima brigata a dare il benvenuto al 2020 culturale del capoluogo quarnerino. Nonostante le critiche di numerosi passanti che non sono riusciti a comprendere la simbologia dell’unione tra rurale e cittadino e l’intento di integrare l’arte nella verve quotidiana, l’idea di Kožarić, in scena per la prima volta a Dubrovnik (Ragusa) nel 1996, in seno alla mostra “Otok” (Isola), ha ripreso vita per ricordare due importanti messaggi: che la vita in città è inscindibile da quella in campagna e che la distruzione delle opere d’arte è un atto di vandalismo fine a sé stesso che non resterà impunito.

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