Una veste nuova per l’ antico

Curiosando negli ambienti ristrutturati del Museo archeologico dell’Istria. Gli esperti e il tanto materiale fanno ritorno a casa. Una manovra complessa

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Una veste nuova per l’ antico

Finalmente (quasi) tutti a casa con qualche arma e bagaglio ancora da recuperare dagli ambienti appena abbandonati e finora sfruttati in condizioni d’esilio. Gli studiosi e ricercatori del Museo archeologico istriano, con personale tecnico e di servizio al seguito, hanno fatto ritorno alla grande negli ristrutturati spazi di quello che prima fu un liceo austriaco, poi il Regio Museo dell’Istria, quindi luogo eletto dell’archeologia. Gli ultimi a risalire a bordo saranno gli uffici dell’amministrazione e della direzione. Attualmente gli addetti ai lavori sono alle prese con il trasferimento dei 50mila volumi posseduti dall’istituzione museale, in contemporanea con il trasloco dell’infinito materiale cartaceo che completerà l’archivio della documentazione finora custodita nella Casa delle Forze armate. Mica facile.

Un’operazione mastodontica

Il direttore, Darko Komšo, svela che i reperti più significativi e preziosi della storia di Pola e del territorio istriano sono già al sicuro nel deposito museale, in attesa di fare bella figura nelle vetrine del futuro allestimento permanente. Ciascuno studioso ha fatto incetta di oggetti delle collezioni di cui si stanno prendendo personalmente cura nell’ambito di quattro importanti dipartimenti: preistoria, antichità, medio evo ed evo moderno, quello i cui secoli s’incrociano con l’epoca che interessa il vicino Museo storico e navale dell’Istria. La storia inscatolata e finora ammassata nei minuscoli locali concessi in affitto temporaneo dall’Uljanik Standard è “rimpatriata” e il prossimo passo è quello di ricaricare i camion con i 100mila reperti immagazzinati a Fort Bourguignon. “Cercheremo di recuperare e valorizzare – così Komšo – gli oggetti da lapidario più esemplari e meno ingombranti. Altri 20mila più massicci verranno trasportati al Museo in un secondo tempo. L’allestimento permanente è una missione mastodontica in pieno corso, che richiederà tempo. Almeno fino alla fine del 2023. Il pubblico avrà, se non altro, l’occasione di visitare gli ambienti museali in anteprima, quando verrà inaugurato il Piccolo teatro romano. Entro maggio-giugno i lavori di recupero saranno finiti con la costruzione delle gradinate, dopo di che seguirà la realizzazione dell’impianto dell’illuminazione ad opera della ditta Skira, nonché gli interventi di conservazione e restauro dei reperti rinvenuti nel circondario e sarà fatta.”

Sbirciando fuori dall’edificio dalle sue enormi nuove vetrate, è ben visibile l’opera che il Museo sta portando avanti in parallelo negli spazi esterni retrostanti. Entro la fine di maggio, l’investimento di 25 milioni di kune (per due terzi finanziato da supporti europei e statali) dovrebbe poter raggiungere la sua conclusione, mostrando la nuova struttura metallica fissata sopra il monumento teatrale ad opera dell’Ingrad, l’appaltatore di Zagabria cui è stata affidata pure la ristrutturazione del Museo. Interessanti e di alta qualità gli interventi di ricostruzione in pietra eseguiti sopra le strutture murarie originali e le integrazioni a scacchiera della pavimentazione, sovrastante la struttura a odeon.

Di stanza in stanza

Nel frattempo, risulta oltre modo intrigante compiere una visita agli inquilini già sistemati in sede: tanto di archeologi restauratori, ricercatori, storici dell’arte e professionisti di vario profilo, come il servizio pedagogico-museale di Giulia Codacci Terlević, assente durante la nostra visita per lavori fuori sede. Magnifica la sistemazione del laboratorio dove s’incontrano i conservatori – Andrea Sardoz e Luana Brahalić – a tu per tu con una miriade di frammenti di ceramica grezza e meno grezza dei secoli più remoti. Guarda e osserva, gira e rigira, prendi e scarta: hai voglia prima di ricostruire il vaso finito in frantumi sotto il peso dei secoli. Nell’altro ambiente, ecco l’esperta Monika Petrović con una tavola imbandita con una gran quantità di recipienti di vetro – datati dal XVII al XVIII secolo – ancora freschi di estrazione da pochi metri quadrati di terreno in fase di costruzione nella storica via Kandler. Il pezzo più bello e particolare è un coperchio con grosso pomolo e decorazioni dorate. Sarà… Venezia? L’ultima parola arriverà a studi completati. Nell’officina accanto, quindi, la restauratrice Đeni Gobić Bravar tiene in mano la prova inconfutabile che il Museo non colloca sotto il microscopio soltanto le testimonianze di vita istriana di epoche ancestrali e cavernicole, ma pure una spada da baionetta d’epoca napoleonica. Sarà anche consumata, ma accende eccome l’immaginazione.

Più spazio, più luce

Come ci si trova nei rinnovati ambienti? “Divinamente!”. A confermarlo è la stessa Gobić Bravar in qualità di capo-officina di restauro e conservazione. “Abbiamo tutto. Più spazio, più luce. Sinceramente il mio settore è resuscitato. Per vent’anni abbiamo lavorato al buio o sotto luce artificiale, prigionieri di uno scantinato senza finestre e un minimo di spiragli di sole. Adesso siamo davvero rinati. È stato fatto tutto esattamente a seconda dei nostri desiderata, anche in quanto a disponibilità di spazio. C’è posto a volontà per stendere tonnellate di ceramiche e i tantissimi oggetti pesanti, per analizzarli così come richiede la nostra professione”.

Saliamo ai piani principali destinati all’allestimento museale permanente e incontriamo Mauricio Ferlin l’artista e l’autore, molto apprezzato dalla scena culturale polese, che firmerà il futuro allestimento museale. “Siamo partiti con la stesura di un piano interpretativo – dice -; una base fissa concettuale su cui sono state costruite le soluzioni di massima da adattare per stanze e sezioni espositive nel progetto esecutivo. La dinamica da seguire si differenzia per collezioni. I progressi maggiori sono stati compiuti con l’allestimento medievale, siamo abbastanza avanti pure con l’antichità, anche se il lavoro da fare è ancora parecchio. La preistoria, pronta dall’inizio, attende ancora risposte da parte delle istituzioni nazionali con cui si sta contrattando la restituzione di reperti importanti appartenenti alla storia del territorio. Si stanno valutando e studiando 4-5 differenti varianti di allestimento per ciascuna stanza e, avendo a che fare con un’incredibile ricchezza di reperti, sarà purtroppo indispensabile una drastica riduzione, in rapporto ai metri quadrati disponibili, come pure una modifica dell’organizzazione architettonica dei singoli ambienti, che comunque presentano i propri limiti. Ci si aspetta che con l’inaugurazione del Piccolo teatro romano, avremo modo di concentrare tutte le energie in direzione della mostra”. Apprendiamo che il processo in corso è davvero una sfida scientifica, artistica, tecnologico-multimediale e logistica cercando di capire come meglio sfruttare un così vasto patrimonio storico archeologico e scegliere gli oggetti migliori, come creare equilibrio tra l’aspetto espositivo e d’altra parte non perdere quello pedagogico-formativo della presentazione.

Uguale solo il «guscio»

Salendo ancora si arriva al sottotetto, agli uffici degi ricercatori, molti assenti perché ancora impelagati in trasferta o dislocati in luoghi d’indagine. A dire come ci si sente di ritorno, dentro a una rinnovata veste, è Alka Starac, del Dipartimento di archeologia antica. “Sicuramente è un fatto molto insolito – ammette -. Non è il palazzo di prima. È uguale soltanto all’esterno. Gli ambienti interni sono completamente smistati, resi irriconoscibili. Del tutto rifatti. Suscitano una nuova sensazione. Siamo in un ambiente prima utilizzato come deposito e ora completamente valorizzato. Si lavora davvero meglio, con maggiore soddisfazione ed è un piacere venire al lavoro”. Nell’altra ala dell’edificio troviamo Maja Čuka, l’intenditrice dell’epoca preistorica, circondata da schede e materiale imballato ancora da scartare. Nel vano a fianco, Erika Trbojević a tu per tu con la splendida collezione numismatica: un intero contenitore pieno di sesterzi, somiglianti a medaglie olimpiche più che a soldi romani (nelle raffigurazioni in rilievo c’è tutta l’equipe della Città eterna: Cesare Augusto, Marco Antonio, Agrippina minor, Nerone, Tiberio, Claudio, Vespasiano, Adriano, Antonino Pio, Traiano, l’imperatrice Faustina e via elencando…) e anche denaro con il kaiser Leopoldo e qua già si risale alla Defunta, anno domini 1760. Questo e altro nel Museo delle meraviglie che il pubblico è impaziente di (ri)visitare.

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