Pola. Via Sergia va in letargo

Per un negozio che apre, dieci ne chiudono. Abbassate le saracinesche delle rivendite di souvenir e chiusi a chiave i ristoranti, la centralissima arteria cittadina si prepara a un inverno più duro che mai. È una conseguenza della crisi causata dall’emergenza coronavirus

L’imballaggio per nascondere il vuoto dentro il locale: via Sergia oggi è soprattutto questo

Quella che dovrebbe essere un cuore pulsante del centrocittà è invece la strada pedonale della desertificazione autunnale-invernale. È il destino che tocca sempre alla storica via Sergia, a ogni svuotamento turistico. Ora più che mai, dopo l’estate Covid 2020. Saracinesche chiuse se ne contano oltre una decina, altre si sono (ri)alzate per offrire attività nuove che cambiano, con una velocità sorprendente. Chiudono piccole ristorazioni, vari negozietti di souvenir, di accozzaglia di articoli (non ben categorizzabili) di calzature e abbigliamento di marchi popolari (qualità medio-bassa) e ti piazzano alla porta d’ingresso il comunicato in merito all’interruzione dell’attività commerciale per ragioni tecniche (ristrutturazione dell’ambiente?), avvisando nel contempo che si sarebbe rientrati al medesimo indirizzo dopo intralci risolti. Invece nulla di fatto. Chi chiude abbandona un locale spazioso e finisce a vendere una ventina di metri più in là, entro un ambiente formato piccolo magazzino. Da questi medesimi spazi, un piccolo negozio di abbigliamento aveva sbaraccato ancora in precedenza con tutta la sua mercanzia, per non ricomparire da alcun’altra parte. Viceversa, al posto del vano che era stato soggetto a rifacimento, compare un’altra attività d’esercizio con articoli diversi. Ma dove vanno a finire i punti di riferimento cui erano abituati gli acquirenti? Sentirsi smarriti per il centrocittà non è un caso, con botteghe che prendono il posto di altre, smistandosi a vicenda, lasciando per mesi (e anni) i locali vuoti.

Crisi e rivalità
Evidentemente coraggio, intraprendenza, investimenti e sacrifici economici non bastano sempre per resistere sul fronte della concorrenza. Grave è la crisi economico-commerciale provocata dall’emergenza epidemico-sanitaria, troppa è la rivalità dei grandi centri commerciali, troppe sono le spese di locazione, esagerate sono le imposte da sostenere, perfida è la sfida sempre più presente delle vendite on line, troppo esoso è il tariffario d’affitto dei locali imposto dalla Città. Sono le ragioni nell’ombra, che castigano l’iniziativa commerciale al minuto, e che inducono a cambiare modalità d’esercizio. Un boomerang che sta mettendo nei guai gli esercizi commerciali è proprio quello della vendita in rete presente come non mai tra i giovani, dopo che la diffusione del coronavirus ha fatto rivoluzionare ancora di più le modalità e le abitudini d’acquisto. Mentre è sceso il tramonto sulla strampalata stagione turistica delle mascherine, via Sergia è via delle contraddizioni. Specchio che descrive gli acciacchi di Pola e il suo bizzarro quadro economico-sociale dopo il naufragio della sua industria navale.

Toh, un nuovo negozio
All’imbocco della strada di memoria austriaca (con all’epoca boutique per signore con guanti e cappello, la bottega del calzolaio ebreo, il bravo e celere servizio funebre), oggi ha fatto apparizione niente meno che l’Emporio Armani. Fuori un edificio scrostato e imbrattato di graffiti, dentro un locale zeppo di griffe, che gli acquirenti terranno d’occhio per acquistare con gli sconti. Prima difficile. Passeggiando di seguito, la vivacità mattutina è poca e a tenere il morale medio-basso non è l’offerta vendita, ma qualche baretto finalmente riconquistato dai soliti avventori locali, dopo l’era dell’usurpazione turistica. L’atmosfera non è ancora morta. Succederà con la ventura pioggia di novembre.
E se i bar (almeno quelli del centro) sopravvivono, come le vecchie e nuove inflazionate panetterie, per la ristorazione non si può dire altrettanto. Sbirciando dalla finestra dentro a una pizzeria (Pomodoro), forni vuoti e abbandonati, più avanti (Da Piero 2), della cucina mediterranea è rimasta soltanto la scritta. Pure la tabaccheria con i suoi barattoli di tartufo è scomparsa con la fine dell’estate, l’oreficeria si è trincerata dietro alle sbarre in attesa di tempi migliori, uno dei Candy shop ha tirato le tende e spento la luce. Gli ultimi souvenir la tengono dura.

Nulla è più come prima
L’unica comitiva di turisti (francesi), incrociata ieri per strada ha rigato dritto verso piazza Foro ad ammirare il Tempio d’Augusto. A completare il quadro della desolazione e delle contraddizioni sono i mega edifici bancari. All’OTP e alla PBZ (che qui non esistono più da tempo), non conviene tener aperta filiale alcuna dopo che i dipendenti di Scoglio Olivi (che non esiste più), non si fermano per prelevare paghe (che non esistono più). Nulla è più come prima. E la scritta più tragicomica appare proprio sulle porte vetrate dell’ufficio bancario più esposto verso la piazza: “La filiale in via Sergia 1 chiuderà il 28 giugno 2019. Dal 29 giugno 2019 si presteranno servizi bancari in via Flanatica 2“. Nel frattempo ha chiuso anche quella per dare spazio al supermercato “Studenac” che a sua volta aveva spazzato via gli “Istarski supermarketi”, che prima ancora avevano fatto smammare la nota “Vesna“, di jugoslava memoria. Come cambia la città…

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