Pola. Ex Ammiragliato: attenzione ai crolli

Più il tempo passa più aumenta il livello di degrado

Il timpano sdentato all’altezza del suo cornicione

Non c’è verso di salvare l’edificio dell’ex Ammiragliato. L’imponente Stabsgebaude – anno di costruzione 1861 e luogo di costruzione Riva Vittorio Emanuele III – al giorno d’oggi fa grande pena. Più il tempo passa più aumentano i rischi di nuovi crolli. Muore ogni speranza di recupero quando è lo Stato – proprietario del palazzo – a demandare alla Regione la responsabilità e l’onere finanziario per una ristrutturazione. Il messaggio da Zagabria in sostanza recita: fate pure… avete il nostro permesso a procedere, ma niente soldi. La risposta che demanda ad altri la responsabilità di porre rimedio al degrado, era arrivata a suo tempo castigando i tentativi che la Regione ha messo in atto per salvare il salvabile con rimedi provvisori: 42.373 kune sono state spese per la costruzione e l’allestimento delle impalcature di sicurezza, che a poco potrebbero giovare in caso di crollo di massi come capitato un anno e mezzo fa, mentre altre 123.055 kune sono state spese per una diagnosi sullo stato di salute della costruzione in pietra del cornicione del tetto e dei capitelli delle semicolonne. La terapia proposta prevederebbe un costo di 101.300 euro solo per il rafforzamento delle strutture di cui sopra.

 

Urgente un serio recupero
Ancora a febbraio, la Regione aveva proposto al Ministero degli Immobili statali l’urgente ristrutturazione dell’ex Ammiragliato chiedendo una partecipazione alle spese nella misura del 50 per cento, in considerazione del fatto che si tratta di un patrimonio della Repubblica di Croazia. Era stato segnalato altresì, che i fruitori dell’edificio stanno coprendo le spese di manutenzione corrente dell’immobile, così come previsto da contratto d’usufrutto e che si rende necessario procedere immediatamente con un serio recupero di un bene culturale impegnando maestranze specializzate in materia e la Sovrintendenza dei beni storico-culturali. L’unico riscontro ottenuto da parte dell’anzidetto Ministero nel mese di maggio è un’autorizzazione a procedere. Altrimenti detto: arrangiarsi prego. È così che l’edificio continua a mostrarsi in tutta la sua decadenza: timpano decorato di altorilievi e sdentato all’altezza del suo cornicione in seguito al distaccarsi di un bel pezzo di architettura; piano sottostante sempre scorzato in seguito al crollo del blocco; crepe e screpolature a volontà. L’Ammiraglio edificio versa in condizioni umilianti e a poco sono valsi gli interventi di fissaggio, mediante tecniche di consolidamento e imbottitura, con le quali erano state trattate la sima del cornicione e le strutture architettoniche della facciata.

Lo stato in cui versano le mura

Portone centrale sbarrato
Dentro, continuano ad albergare gli uffici della Regione istriana: l’Assessorato dell’istruzione, dello sport e della cultura tecnica, l’Assessorato del bilancio e delle finanze, l’Assessorato della cultura e del territorio, l’Istituto regionale della pianificazione ambientale, l’ente pubblico regionale per il coordinamento dei progetti europei e la Fondazione pro partenariato e sviluppo della società civile. Convivono assieme agli uffici regionali, anche quelli della Dogana e del Ministero delle Finanza (uffici imposte). Fin dall’inizio della crisi epidemico-sanitaria, tutti devono accedere dall’ingresso posteriore del cortile di posteggio, il portone principale che dà verso la riva è sbarrato per evitare rischi… Non è soltanto il cornicione a rappresentare una minaccia, ma anche le decorazioni in pietra sopra le finestre e l’ultima crepa formatasi sopra l’uscio principale. Un problema aggiuntivo è costituito dal camino, percorso da cima a fondo da una lunghissima crepa. Va a monte tutta l’opera di alta ingegneria edile dimostrata nel XIX secolo dall’Austria-Ungheria, quello che è stato il quartier generale per i soldati di marina (austro-ungarico, italiana, anglo-americana, jugoslava e croata).

Il problema delle fondamenta
Non risultano per nulla scartabili le supposizioni che il vero male stia nelle fondamenta, costruite nell’altro secolo su terreno friabile rasente mare, ma con solida tecnica di posizionamento dei micropali. Le screpolature hanno fatto la loro apparizione una volta terminati i grandi lavori di costruzione del collettore, manovra che ha visto intervenire in Riva i mezzi pesanti con vibrazioni non indifferenti per il terreno sottostante e che forse avrebbero potuto compromettere la statica delle strutture architettoniche. A nulla giovano i piccoli consolidamenti e le poche imbottiture in cemento, quando l’azione della salinità marina sulla facciata influisce in maniera marginale. Si apprende che nel frattempo, l’edificio è stato visionato da restauratori provenienti dall’Italia, fotografato mediante droni dal cielo. Il responso è risultato univoco, andando a incollare altri massi nei punti di crollo si finirebbe per rivederli cadere, l’unica soluzione accettabile è quella di un recupero totale, da capo a piedi. Altrettanto andrebbe fatto anche per gli altri edifici storici della Riva: la stupenda architettura di Casa Pro Concordia (sede del Politecnico) e Casa Wassermann (in Riva 4).

L’edificio dell’ex Ammiragliato in Riva

Manutenzione corrente
Stando alla proposta di Bilancio della Regione istriana, intanto, si riserva un milione di kune per coprire l’obbligo della manutenzione corrente dell’ex Ammiragliato che conta 1.560 metri quadrati, concessi in usufrutto all’amministrazione regionale per un periodo di trent’anni (contratto stipulato con il governo Sanader ancora nel 2007) e ulteriori 1.222 metri quadrati occupati da uffici statali. De iure e de facto nulla potrebbe escludere una riorganizzazione e uno sfratto da parte dello Stato tra 17 anni, in quanto un restauro di tasca regionale sarebbe un’assurdità. Assurdo quanto il destino di incuria toccato a quest’esemplare edificio.

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