Il mercatino senza… soldi

Nel cortile interno del Centro sociale «Rojc» è tornato lo swap party «Io do, tu dai» dedicata al nbaratto nella sua versione più recente e aggiornata, ovvero in osservanza delle misure anti-Covid. L’iniziativa è dell’Associazione ambientalista Zelena Istra - Istria verde

Lo swap party al Centro sociale riprende fiato dopo la pausa Covid

Tutti abbiamo in casa un abito che non indossiamo più, un libro che non leggeremo nuovamente, uno scialle avuto in regalo che non ci piace (ma non lo buttiamo per rimorso di coscienza). Una collana, una borsetta, uno zaino. Un portamonete, un cappotto, una maschera subacquea, un disco, un CD, e chiaramente un sacco di giocattoli che i bambini già grandicelli hanno ripudiato e non si degnano più di guardare. Invece di buttarli, si possono barattare. Non vendere, non comprare. Ma proprio barattare. Tra una pausa Covid e l’altra, è tornato lo swap party “Ti dam ti daš” (Io do, tu dai) nella sua versione più recente e aggiornata, che ha visto le bancarelle sistemate ognuna a debita distanza nel cortile interno del Centro sociale Rojc. L’iniziativa è sempre dell’Associazione ambientalista Zelena Istra – Istria verde, e quindi ci troviamo ancora la presidente Irena Burba a fare gli onori di casa, a compilare le liste dei partecipanti, a fornire buoni per oggetti e oggetti in cambio di oggetti, ognuno secondo le proprie preferenze e necessità.

Valutare e prendere, senza complimenti: è tutto gratis

Si regala e si riceve

”Siamo ancora sotto regime di provvedimenti epidemiologici e non abbiamo avuto, ma neanche cercato, un’adesione di massa come si era soliti fare prima d’ora”. I mercatini dell’usato hanno una lunga tradizione a Pola, ci dice ancora la Burba e ricorda che anche vent’anni fa si facevano sul parcheggio davanti alla caserma, con grande affluenza di pubblico. All’epoca però c’era ancora del denaro in circolazione, per poco che fosse. Ogni oggetto in vendita aveva un prezzo e una banconota da dieci o da venti correva sempre da un portafoglio all’altro dopo una serie di – chiamiamoli – negoziati. “Poi abbiamo visto fare all’estero questi mercatini del baratto, e abbiamo deciso di cambiare le regole del gioco”, ci spiega la promotrice. Infatti lo swap è un fenomeno sociale abbastanza recente, germogliato in seguito alla Grande recessione del 2008. La pratica si è diffusa a New York per diffondersi poco a poco in tutta l’Europa. In sostanza è la versione due punto zero del vecchio mercatino delle pulci che ha completamente abolito il denaro. Si regala e si riceve, si scambia, ma non si vende.

Bigiotteria, portafogli, libri illustrati, ninnoli e chincaglia d’ogni genere e specie

Le donne si divertono un mondo

Inutile dirlo, sono le donne a usufruirne maggiormente. Uomini e ragazzi non si fanno trovare, se non quelli del “seguito” che preferirebbero essere altrove. In compenso, donne e bambini, ragazze e studentesse si divertono un mondo. Aderire a uno swap è fare parte di una sottocultura nel senso di cultura minoritaria, che per assurdo è anche globale: è minoritaria nella propria città ma è globale perché ormai si fa ovunque e alle stesse condizioni. Funziona così: al raduno segue la raccolta e la categorizzazione degli oggetti, che vanno a finire ciascuno sulla bancarella a tema. I panni di qua, i giocattoli di là, e così via.

L’appendiabiti dell’usato riutilizzabile

Le regole del mercatino

Ogni partecipante cede un massimo di 10 oggetti e in cambio riceve altrettanti buoni che vale un altro oggetto da ritirare. All’esaurimento dei buoni, per tutta la roba rimasta inutilizzata, si può ritirare a piacimento fino all’esaurimento delle scorte. Una frequentatrice assidua ci spiega che poi la regola del buono vale solo fino a un certo punto: “C’è sempre chi ha più roba da regalare di altri, e naturalmente c’è sempre chi ha più necessità di ricevere che di dare. Ho visto gente intrufolarsi in silenzio per portare a casa un po’ di tutto, senza dare alcunché in cambio. Ma è inevitabile. E comunque, come dicevo, c’è gente che può permettersi di donare in abbondanza”.

Un buono vale un oggetto

Il catalogo dei vantaggi

Perché si fa del bene a partecipare ad uno swap? Gli organizzatori dell’associazione ambientalista hanno realizzato un catalogo dei vantaggi che è anche una specie di decalogo dei consumi sostenibili applicabile sia su larga scala che nelle piccole azioni quotidiane di ciascuno di noi. I fatti dicono che l’industria tessile produce emissioni di CO2 pari alla somma di tutte quelle rilasciate dal traffico areo e marittimo insieme. La produzione di una sola maglietta di cotone richiede il consumo di 2.700 litri d’acqua (esattamente quanti ne beve una persona in due anni e mezzo). Ormai in un anno compriamo il 400 per cento di abbigliamento in più rispetto a quanto acquistavamno venti anni fa. Di più: la coltivazione del cotone consuma il 18 per cento dei pesticidi e il 25 p.c. di tutti gli insetticidi prodotti al mondo e il 20 per cento di tutto l’inquinamento industriale delle acque è dovuto alla sola colorazione dei tessuti nella produzione dell’abbigliamento.

E non basta ancora. Il 77 per cento di tutto il nostro guardaroba è prodotto in Asia da operaie sottopagate che lavorano fino a 15 ore al giorno in condizioni di serio rischio per la salute.

Insomma, quello che “Istria Verde” sta cercando di dirci nel rilanciare la moda del baratto è che la moda veloce non è per nulla conveniente. Da qualche parte al mondo c’è sempre qualcuno che paga il prezzo intero.

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