I vicoli del centro: una ricchezza pura

Da lodare il fatto che qualcuno abbia saputo valorizzare questi minuscoli aspetti urbani capaci di raccontare storie e affascinare

Nell’era Covid: caffè-bar per soli... orsi

Non sarà una città d’arte o la romantica Venezia, ma a voler scoprire alcuni angoli di Pola che mettono in fila quadretti pittoreschi e insoliti si possono scoprire piccole perle inosservate. Via dalla troneggiante Arena, lontano dallo stress e dal solito movimento cittadino attraverso le vie più frequentate per eccellenza, è immancabile imbattersi nel… quartiere dei vicoli. E diventa chiaro che la bellezza di un luogo non è data soltanto da monumenti e opere artistico-architettoniche di valore, ma anche da una certa peculiare conformazione urbana e paesaggistica insita nel luogo stesso. Sono queste le specificità che inducono a trattenere l’attenzione dei passanti e che stimolano lo spirito d’evasione spazio-temporale voluto dal turista. Il lato più buono e fortunato per i vicoletti polesi è che qualcuno, nel 21.esimo secolo, ha saputo capire e apprezzare questi minuscoli aspetti urbani che vivono di vita propria, hanno anima e pregio.

Usci e gelsonìmini, natura e architettura in simbiosi

La politica del risparmio
Anni or sono il Municipio aveva inserito nella lista dei piani in vista di realizzazione per il futuro, pure interventi in loco, includenti tra l’altro il recupero di Vicolo della bissa. Tanto di attenzioni non risulta avere trovato collocazione concreta tra le voci di Bilancio. E si dà il caso di tirare un sospiro di sollievo. Oggi, nell’era del ritorno al vintage, quando la passione per il retrò cresce in risposta alla modernità frenetica e priva di poesia, sarebbe un’infamia, piastrellare i vicoli senza criterio e con pavimentazione impropria. Il sacrilegio è toccato alla sfortunata, storica via Massimiano, ed è come aver collocato la banalità moderna nelle calli del centro storico rovignese, che nessuno oserebbe profanare con interventi azzardati. A volte, la necessità di votarsi alla politica del risparmio, permette la sopravvivenza di percorsi belli, rimasti tali nel tempo, proprio per mancata iniziativa dettata dalla prepotenza e dalla foga di rifare a nuovo peculiarità di certi architetti dei decenni passati.

Vicolo del pozzetto, angolo da riscoprire

Passaggi suggestivi
Basta uscire da Via Sergia, per imboccare passaggi con scorci suggestivi e punti da ammirare. A parte la configurazione delle case e la pavimentazione d’altri tempi apprezzabile anche perché sconnessa, non si lasciano sfuggire certi dettagli decorativi, che sono merito di alcuni abitanti del luogo: usci e finestre d’epoca recuperate e verniciate a dovere, archi vegetali e floreali che fanno da tunnel con effetto ombra, pensili artigianali, palme decorative, balaustre in ferro battuto, un florido gelsomino che impreziosisce un ingresso e una facciata in grado di ispirare il pennello di qualche artista. E ci sono pure particolari simpatici: l’avvertimento, con targhetta vecchio stile come l’ambiente, che recita “Attenti al gatto”, in lingua italiana. É poca cosa, ma dovrebbe essere un esempio di come trattare con rispetto quel che la città del passato ha dato. Desta ilarità e anche buon umore, Vicolo del Pozzetto. Non è un minuto particolare ma un’installazione, una soluzione scenografica: una famiglia di orsi appollaiati nel terrazzo-bar. È lo spirito dell’intraprendenza dei ristoratori che non si arrende sul fronte della chiusura Covid e che in mancanza di avventori in carne e ossa, si diverte mettendo in campo una collezione di peluche e bizzarra fantasia. Sdrammatizzare ci vuole, tanto meglio se si risolleva il morale di coloro che nelle pause merenda ti prelevano la pizza to go, dal bancone aperto per tentare la sopravvivenza con il nuovo servizio offerto.

Un tratto di Vicolo della bissa

Ciascuno con la sua storia
Vicoli di oggi, vicoli di ieri, ognuno con la sua storia, con le proprie osterie dove si trastullavano gli arsenalotti dopo la fatiche del lavoro, per non dire delle case di tolleranza istituite ancora sotto la defunta Austria,. Luoghi di peccato, ma anche di preghiera, tant’è vero che a uno degli imbocchi di Vicolo della bissa, chiamata anche Calle della bissa (prima del 1869), era ubicato pure l’Ospizio della Chiesa della Madonna della Misericordia. E mentre il Vicolo del pozzetto associa a una fonte d’acqua di medievale memoria, quello tortuoso della bissa testimonia l’esistenza di un passaggio plurisecolare, la cui struttura è andata parzialmente distrutta sotto i bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Poi ci sono state le pulizie dalle rovine, compiute negli anni Cinquanta del secolo scorso. Oggi, quest’angolo di città vecchia, riveste sicuramente un valore ambientale, sociale ed emotivo per molti cittadini sensibili e rispettosi. Mantenerlo integro e riqualificarlo con intelligenza e delicatezza sarebbe un imperativo.

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