Festività pasquali, timido risveglio del turismo

Pola ha registrato circa 4mila pernottamenti attestandosi al 30 per cento dell’anno precedente al Covid

Seppure in tono minore, Pasqua ha fatto registrare i primi vacanzieri dell’anno

Città con traffico quasi a zero, pochissimi a passeggio ad ammirare i monumenti, scampagnate di Pasquetta sotto tono, ma non si può asserire di aver trascorso un’altra festa blindata. Mentre altri Stati e Regioni sono in rosso, con perdite secche che bruciano i conti delle agenzie e delle aziende turistiche, Pola ha tenuto duro. Se l’Istria ha registrato circa 16mila presenze turistiche ogni giorno festivo, il che si traduce in un 50 per cento di fatturato rispetto al 2018 e in un 30 per cento di quanto realizzato nel fortunatissimo 2019, Pola è riuscita a sortire 4mila giornate presenza. Le stime sono ovviamente tutte al ribasso, tuttavia è un successone se si considera la contingente realtà epidemica. Gli stratagemmi adottati dagli ospiti per evitare il contagio? A rivelarli è il dato di fatto che a Pola il 40 per cento dei vacanzieri pasquali ha optato per la sistemazione da affittacamere privati, contro il 24 per cento che ha soggiornato in albergo, mentre un buon 18 per cento non ha rinnegato il campeggio al fresco primaverile.

 

Dopo che la Germania ha inserito la Croazia nella lista dei Paesi critici, qualche migliaio di tedeschi ha rinunciato ai viaggi pianificati in direzione della penisola, che è stata comunque raggiunta da 6.500 vacanzieri germanici. In tutto il territorio hanno tenuto aperti i battenti una cinquantina di hotel facenti parte dei consorzi turistici, ma anche a conduzione familiare, mentre i campeggi disponibili in Istria erano addirittura 25. Gli ospiti più presenti dopo i tedeschi, sono stati quelli nazionali, arrivati in circa 5.500. La parte dei grandi assenti invece è stata sostenuta dagli sloveni, dagli austriaci e dagli italiani. È mancato un intero esercito solitamente trainante per l’economia turistica istriana, che ha fatto saltare le prenotazioni stroncando anche le speranze di quelle strutture – come gli agriturismi – che avrebbero avuto tutte le carte in regola per garantire il rispetto delle misure di sicurezza fuori dalle mura domestiche. Parlando a livello di Regione, gli affittacamete privati hanno fornito ospitalità nella misura del 35 per cento, altrettanto quanto le strutture alberghiere, mentre un 25 per cento di turisti hanno dirottato in direzione della sistemazione camping. Il sistema dell’ospitalità istriana si è fatto maggiormente valere nel caso di Rovigno e Parenzo, che hanno registrato più presenze di altre località. Tornando a Pola, manco qui si può dichiarare un business mancato: la struttura degli ospiti presenti ha fatto sì registrare un 40 per cento di tedeschi e un 34 p.c. di nostrani, ma anche un 12 per cento condiviso tra austriaci, italiani e sloveni.

Le cifre della Pasqua segregata in casa, superano in ogni caso le rassegnate aspettative dei tour operator confermando che non è venuto a mancare il desiderio di viaggiare in direzione dell’Istria, come nemmeno la voglia di libertà e di movimento, il che fa sperare in una futura ripresa, in una riassunzione di numerosi lavoratori stagionali, in nuove prenotazioni e in un turismo non castigato da una selva di regolamenti e norme anti-contagio.

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