Casa rifugio Istra. Dotazioni ridotte

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Casa rifugio Istra. Dotazioni ridotte
Una delle manifestazione organizzate dalla Casa rifugio Istra. Foto: SRECKO NIKETIC/PIXSELL

Non soltanto la Società distrofici dell’Istria. Anche la Casa rifugio Istra si è vista ridurre le dotazioni della Città di Pola per l’anno in corso. Dalle 240mila kune di sostegno degli anni scorsi si è passati alle 200mila di quest’anno. La Casa rifugio Istra si è fatta sentire con un comunicato stampa inviato ieri ai media firmato dalla sua coordinatrice Jadranka Černjul. Il comunicato è stato inviato anche al sindaco Filip Zoričić e all’assessore alle Attività sociali, Jadranka Sokolov.

“Con la presente esprimiamo la nostra indignazione e richiamiamo l’attenzione sul fatto che l’operato della Casa rifugio Istra, ovvero dei centri d’accoglienza e di consulenza per donne e bambini vittime di violenza domestica, è messo seriamente in pericolo dalla decisione della Città di Pola di ridurre i finanziamenti di 40mila kune”, scrive nel comunicato. “Finora il Municipio ha sostenuto la Casa rifugio con 240mila kune annue. La nostra istituzione è stata a lungo riconosciuta da tutti i governi locali come una risorsa preziosa e affidabile come dimostrano i nostri risultati: finora 1.266 donne si sono rivolte a noi in cerca di aiuto e abbiamo dato alloggio a 271 persone: 126 donne con 145 bambini. Questa è l’unica forma d’assistenza alle donne vittime di violenza domestica e ai loro bambini attraverso un finanziamento diretto come avveniva finora anche a Pola”

Jadranka Černjul nella sua missiva ha inoltre spiegato che “quest’anno a causa di una decisione inspiegabile della Città di Pola il finanziamento non è più diretto, ma dobbiamo prima aspettare la pubblicazione di un concorso e poi lo svolgimento dell’iter decisionale. Nel frattempo dobbiamo gestire le spese di gestione della Casa rifugio. E poi, verso la fine di aprile veniamo a sapere che la Città di Pola, l’unica in Istria, ha ridotto le dotazioni del 20 per cento nell’anno in cui i costi di vita sono aumentati sensibilmente. In tal modo non viene soltanto sminuito il nostro lavoro, ma viene pure messo in pericolo l’operato”.

“Sin dall’apertura della Casa rifugio abbiamo cercato di dividere proporzionalmente l’onere del finanziamento con quasi tutte le autonomie locali della nostra Regione. Ogni anno oltre alle Città e ai Comuni che ci finanziano direttamente, abbiamo bussato alle porte di una ventina di Comuni che ci sono venuti incontro con degli importi simbolici. Dobbiamo ricordare al Municipio di Pola che gestiamo due centri d’accoglienza e altrettanti centri di consulenza e che con questa decisione della Città i bisogni esistenziali delle donne vittime di violenza e dei loro figli saranno messi in discussione?”, si è chiesta infine Jadranka Černjul.

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