Strali contro Dino Škopac: «Giustificazioni grottesche»

Tanja Škopac
Tanja Pejić

ALBONA | “Non vogliamo screditare la “Vodovod Labin” e i suoi dipendenti, bensì vogliamo illustrare i casi in cui il direttore della municipalizzata, Dino Škopac, si è comportato in modo irresponsabile nel campo in cui opera la sua ditta, ossia nella gestione dell’infrastruttura idrica e del sistema di smaltimento delle acque reflue”. Lo hanno sottolineato in un comunicato stampa le consigliere cittadine Tanja Pejić e Neel Blaes Rocco, nonché Mladen Bastijanić, ex consigliere cittadino e dipendente della ditta “Vodovod Labin”. La loro è una reazione alle affermazioni con cui Škopac aveva voluto difendersi dalle loro accuse nel caso dell’incidente legato alle elevate quantità di cloro rilevate nella stazione di pompaggio di Fonte Gaia il 5 febbraio scorso.

Accuse e critiche

Škopac aveva annunciato di voler denunciare per calunnie e diffamazione le due consigliere, che a suo avviso non vogliono altro che screditare la municipalizzata e lui stesso. Accuse e critiche relative all’operato del direttore della “Vodovod” erano frequenti anche in passato, soprattutto negli anni in cui a far parte del Consiglio era Bastijanić. Quelle più recenti si devono a quanto accaduto in febbraio, una questione su cui i firmatari del comunicato stampa si sono soffermati nei mesi scorsi anche nei loro post su Facebook, sulla pagina “Proteggiamo l’acqua, il suolo e l’aria dell’Albonese”. Tanja Pejić, rappresentante di Indipendenti insieme, ne aveva parlato per la prima volta in Consiglio circa tre mesi fa, presentando le informazioni confermatele da Bastijanić e informando i presenti dei problemi di salute che il dipendente di turno aveva avuto in seguito all’inalazione di cloro. Secondo i tre, il dipendente Denis Vozila avrebbe avuto bisogno di assistenza medica e avrebbe voluto prendersi un congedo per malattia. Il direttore lo avrebbe convinto a non farlo per paura che la notizia non si diffondesse, mentre Vozila avrebbe rinunciato al congedo per non perdere il posto di lavoro.

Le risposte del direttore

In quell’occasione Škopac aveva detto che non si era verificato nessun incidente. Una risposta più approfondita del direttore è arrivata nei mesi successivi, dopo un altro intervento in Consiglio, questa volta di Neel Blaes Rocco (SDP), la quale aveva chiesto le dimissioni di Škopac. In quell’occasione, in una risposta data per posta elettronica e non in Consiglio, il direttore della “Vodovod Labin” aveva negato di aver esercitato pressioni su Vozila, confermando allo stesso tempo che le quantità di cloro erano percepibili, ma non anche percepite dall’impianto per il monitoraggio del cloro, “perché altrimenti si sarebbe attivato il sistema d’allarme”. Nuove spiegazioni, oltre alle affermazioni appena elencate, si sono avute venerdì, nell’ambito della conferenza stampa di Škopac.

Guasto al sensore

La settimana scorsa il direttore ha detto, infatti, che “l’incidente si è verificato a causa di un guasto al sensore di flusso dell’impianto che si utilizza per il trattamento dell’acqua potabile con il cloro e a causa della decisione del tecnico, che in quel momento aveva percepito elevate quantità di cloro nell’aria, di aprire il recipiente con la soluzione salina”. “Non volevo maltrattare i consiglieri cittadini con storie di sensori, pompe e valvole perché la ‘Vodovod Labin’ gestisce migliaia e migliaia di impianti simili”, ha aggiunto Škopac.

Un lungo silenzio

“Sono giustificazioni grottesche”, hanno commentato le due consigliere cittadine dell’opposizione e Bastijanić, i quali sottolineano il fatto che sono stati necessari due interventi in Consiglio prima di avere una conferma da parte di Škopac, al quale ora chiedono perché abbia negato tutto la prima volta. Inoltre, i tre vorrebbero che il direttore della “Vodovod Labin” spiegasse perché solo di recente, dopo l’intervento dell’ispettore per la sicurezza sul lavoro Hrabroslav Reljić, siano stati collocati negli stabilimenti per il trattamento e il pompaggio dell’acqua potabile gli adesivi con cui si invitano i dipendenti della municipalizzata a munirsi di maschere e abbigliamento protettivi prima di entrare negli spazi in cui si trova l’impianto in questione.

Atteggiamento teatrale e autoritario

“Lo avrebbero mai fatto se non ci fosse stato quell’incidente?”, chiedono. Secondo i tre, l’incidente del 5 febbraio sarebbe soltanto uno degli esempi che confermano il comportamento irresponsabile del direttore Škopac. Un altro risale al 31 agosto ed è scaturito dalla riunione dell’Assemblea della “Vodovod Labin” durante la quale si era parlato del progetto di ricostruzione del sistema di smaltimento delle acque reflue per l’agglomerato Albona-Arsia-Porto Albona. Dagli stralci del verbale citato da Pejić, Rocco e Bastijanić si evince che prima di dare luce verde all’elaborazione delle varianti del progetto, Škopac non aveva consultato i sindaci di Albona e Arsia. Il risultato di tale “comportamento autoritario”, dicono i tre firmatari del comunicato stampa, è anche il canale aperto a Carpano attraverso il quale scorrono le acque reflue da Albona in direzione di Arsia e delle fonti d’acqua potabile nella valle dell’Arsa. “È un problema che risale a più di dieci anni fa”, ricordano, chiedendo ai sindaci di Albona e Arsia, Valter Glavičić e Gloria Paliska, se Škopac, una delle persone chiave nella realizzazione del progetto di ricostruzione del sistema di smaltimento delle acque reflue, meriti la loro fiducia.

Responsabilità penale?

I tre hanno reagito anche alle parole con cui Škopac aveva commentato venerdì il fatto che a occuparsi del caso sarà anche il Commissariato di polizia di Albona. Il direttore della “Vodovod Labin” aveva detto “di non avere notizia di presunte denunce penali nei suoi confronti”, annunciando una querela per calunnia contro la Pejić, la quale ne aveva parlato alla recente seduta del Consiglio. Per questo motivo, i tre firmatari del comunicato stampa hanno mandato ai giornalisti anche una copia del documento indirizzato a Bastijanić in cui il summenzionato ispettore per la sicurezza sul lavoro informa l’ex consigliere cittadino della consegna della sua dichiarazione e di quella di Arno Komar (un altro dipendente della “Vodovod Labin”) alla polizia albonese per “stabilire l’eventuale responsabilità penale” del direttore della “Vodovod Labin”.
Erano stati i due dipendenti, Bastijanić e Komar, che secondo Škopac il 5 febbraio non sarebbero stati al lavoro, a denunciare l’incidente al presidente dell’Assemblea della municipalizzata, Valter Glavičić. Glavičić ha poi convocato lo scorso 31 agosto la riunione assembleare, alla quale il C.d.A. della ditta è stato invitato a ingaggiare “istituzioni competenti e imparziali” per stabilire i particolari di quanto avvenuto il 5 febbraio. Da qui l’ispezione eseguita da Reljić, il quale ha deciso di inoltrare la denuncia di Bastijanić e Komar alla Polizia lo scorso 24 settembre.

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