Dignano. Edilizia abusiva nella fascia costiera: quando il mattone cresce selvaggio

Lo zupano Boris Miletić e Silvia Buttignoni (Natura Histrica) in sopralluogo del Dignanese

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Dignano. Edilizia abusiva nella fascia costiera: quando il mattone cresce selvaggio
Tra Mandriol e Barbariga cresce il mattone. Foto: SRECKO NIKETIC/PIXSELL

La misura non solo è colma, trabocca pure. Il grande male dell’Istria è l’abusivismo edilizio. Ne ha sfregiato il volto, intaccato il tessuto, causato danni profondi in termini ambientali, economici, sociali. Se ne parla da tempo. Soprattutto per denunciare e chiedere una più solerte ed efficace presenza dello Stato. Ieri il presidente della regione, Boris Miletic e la direttrice dell’Ente pubblico Natura Histrica, Silvia Buttignoni hanno voluto sottolineare la vastità del fenomeno e le catastrofiche conseguenze del mattone selvaggio con una visita ad alcune località del Dignanese.

“È un villaggio abusivo, questo che sta sorgendo vicino a Mandriol – ha detto Miletić nel luogo dove l’abusivismo si sta prepotentemente appropriando dell’ambiente – e da questo luogo vogliamo dire ancora una volta del grande problema che interessa la costa non solo dell’Istria bensì di tutta la Croazia. Questo che stiamo vedendo è un classico esempio della nascita di un nuovo insediamento, in un’area al di fuori di quella edificabile, senza base legale alcuna e senza nessun piano. Purtroppo, di esempi simili ce ne sono molti”. Ha rammentato che la Regione già da tempo punta il dito contro il fenomeno, tutto fuorché di matrice recente.
“Riteniamo che dopo la sanatoria, che ha dato legittimità alle costruzioni abusive, la tendenza sia in aumento”, ha aggiunto lo zupano, sottolineando che nelle vicinanze dell’insediamento selvaggio una tabella pubblicizza la vendita di lotti da 400 a 800 metri quadrati: si tratta di terreni agricoli, sui quali i Piani regolatori non prevedono la possibilità di edificazione.

Prima impianti mobili, poi il cemento
La genesi dell’abusivismo è semplice: prima vengono installati impianti mobili e successivamente in muratura.
“È evidente che su questi coriandoli di terra compariranno prima delle strutture mobili e poi, via via, arriveranno anche quelli in muratura. Nessuna forma di abusivismo è giustificata, ritengo però che abusare di terreni boschivi e agricoli sia la cosa peggiore. E ancor peggio se si costruisce in aree protette”, sempre Miletić. Il risultato? Ne risente l’area edificabile, il cui valore viene sminuito e ne soffre l’infrastruttura. Non bisogna dimenticare che in questi insediamenti si produce una notevole quantità di rifiuti.
Gli abusivi sono molto spesso cittadini stranieri, in primo luogo sloveni. “Qui non deve sorgere insediamento alcuno. A che cosa servono le Città, i Comuni? A che pro disegnare e votare Piani regolatori e di tutela dell’ambiente se poi si finisce per tollerare l’intollerabile?”, si è chiesto lo zupano. Domanda retorica, alla quale si è dato un’immediata risposta: “I cittadini stranieri non farebbero e non fanno altrettanto a casa loro: lì lo Stato di diritto funziona. Ho segnalato il problema ai ministri e al premier. Le soluzioni ci sono. In Istria abbiamo due ispettori per l’edilizia, di cui uno soltanto sul campo. Di certo non riesce a coprire tutta l’area e io non rammento di un’unica costruzione rimossa. Se l’Ispettorato ha problemi di quadri, lo Stato ci trasmetta le competenze in materia. Sono certo che chi di dovere vorrà sentire l’appello, che il premier e il nuovo ministro all’Edilizia Branko Bačić vorranno e sapranno affrontare la situazione. Naturalmente, in accordo con la Regione, le Città e i Comuni, ha detto Boris Miletić.
Ha ribadito che le competenze andrebbero ridisegnate, però “noi sapremo venire a capo del problema – ha detto –. Bisognerebbe modificare le leggi per quanto riguarda le sanzioni. Se queste fossero maggiori e più ferree, se l’abusivismo venisse classificato non come trasgressione ma reato, se chi costruisce abusivamente finisse in carcere e le costruzioni demolite, il messaggio sarebbe quanto mai chiaro e forte”.

Tra Mandriol e Barbariga cresce il mattone.
Foto: SRECKO NIKETIC/PIXSELL

Aree protette: trenta denunce
Silvia Buttignoni ha ribadito che Natura Histrica ha denunciato tutti gli interventi abusivi nelle aree protette; una trentina finora.
“Sorgono strutture illegali, mobili, piccole e grandi abitazioni, fondamenta in cemento, piscine… tutto in aree protette. Abbiamo inoltrato fior di segnalazioni all’Ispettorato. Niente. Non ci resta che ricorrere alle denunce penali, cosa che abbiamo fatto. Speriamo di fermare il mattone selvaggio almeno nelle aree protette, che qualcuno paghi le conseguenze e che almeno 20-30 costruttori abusivi finiscano in carcere. Dal punto di vista biologico stiamo assistendo a un vero e proprio ecocidio. Distruggiamo l’ecosistema, l’habitat, molte specie animali sono scomparse. Per non dire che ogni struttura necessita d’acqua, d’energia elettrica, della canalizzazione… non si finisce più. Saremo circondati dal cemento; non possiamo permettercelo. Una bellissima terra devastata e fatta cemento. Sarebbe buona cosa che gli ispettori, finito di controllare i prezzi nei negozi e centri commerciali, prendano di petto l’abusivismo edilizio. Non soltanto in Istria, ma su tutta la costa”, ha detto Buttignoni.

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