Buie. «Fregola», finalmente insieme sotto lo stesso tetto

A colloquio con Francesca Deklić, direttrice della Scuola d’infanzia, che ci parla dei lavori di rinnovo e riqualificazione energetica eseguiti di recente

Nuovi ambienti attrezzati di tutti i confort

Si sono conclusi da poco i lavori di ricostruzione e riqualificazione energetica dell’edificio della Scuola d’infanzia “Fregola”. Oltre al rinnovo degli spazi già esistenti, il progetto ha compreso pure un ampliamento della struttura, che ora ha tre nuove sale dotate di tutto l’occorrente. La sede dell’asilo buiese necessitava di urgente ristrutturazione da diversi anni. L’edificio, che ospita sia la sezione italiana “Fregola” che quella croata, è stato costruito nel 1982, quando era un edificio moderno, adeguato alle necessità di quei tempi. A causa del suo degrado e della necessità di avere nuovi standard educativi, è emerso il bisogno di riqualificarlo.
La riqualificazione energetica, la sostituzione della pavimentazione e un rifacimento totale dei bagni sono solo alcuni dei lavori eseguiti per assicurare ai bambini e inservienti uno standard di alloggio non superiore, ma solo più normale. Con la costruzione dei nuovi 250 metri quadrati, sono state create le condizioni per il reinsediamento della sezione periferica della scuola d’infanzia italiana che, dalla sua fondazione, avvenuta nell’ottobre 2011, si trovava in alcuni locali poco distanti, in via Rudine. Ora che tutti i bambini sono negli spazi ristrutturati dell’asilo centrale, si avrà una riduzione delle spese generali e una migliore organizzazione di trasporto dei pasti e della loro distribuzione. Inoltre, si creerà maggior socializzazione interna, il che faciliterà pure il lavoro delle educatrici. Ricorderemo che per il progetto preliminare è stato stanziato un importo di 7,5 milioni di kune, cofinanziato per 6 milioni dai fondi approvati dal Ministero della Demografia, della Famiglia, della Gioventù e della Politica sociale. I rimanenti 1,5 milioni provengono dal bilancio della Città di Buie. Completato il recupero energetico dell’intero edificio, il Ministero dell’Edilizia ha approvato 1,6 milioni di kune per il rinnovo della facciata esterna, delle costruzioni lignee e del tetto, come pure per l’installazione delle celle fotovoltaiche per il riscaldamento. Ora negli spazi si sta vivendo una nuova realtà. Dei sacrifici, dei lavori e della vita in generale della “Fregola” ci ha parlato la direttrice Francesca Deklić.

Francesca Deklić

Quest’anno ricorre il decimo anniversario dalla tua nomina a direttrice del “Fregola”. Raccontaci qualcosa di te.
Io ho concluso gli studi per educatrice prescolare presso la Facoltà di Pola. Ho iniziato la mia carriera come educatrice presso la sezione periferica di Bassania, per poi passare a Verteneglio, poi a Buie, da dove sono tornata a Verteneglio. Nel 2010 ho iniziato il mio nuovo ruolo come direttrice dell’asilo “Fregola”, che ricopro tutt’ora. Non esiste una scuola che ti insegna come fare la direttrice, questo è un ruolo con cui impari ogni giorno come comportarti, dalle cose che ti vengono offerte. L’importante è essere ambiziosi e amare il lavoro che si fa. Bisogna saper sfruttare tutte le proprie doti e apprendere da chi fa le cose meglio di te. Bisogna saper lottare e voler essere sempre migliori. Importante è anche avere una buona squadra alle spalle, perché il talento fa vincere le partite, mentre il lavoro di squadra fa vincere il campionato.
Finalmente riuniti tutti assieme, com’è stato il ricongiungimento delle sezioni?
La nostra istituzione è composta da cinque gruppi educativo-istruttivi, che fino all’inizio dei lavori erano attivi in tre luoghi diversi. Uno è la sezione periferica di Momiano, la quale opera nello stesso edificio della scuola elementare. La difficoltà era presente a Buie, dove due gruppi educativo-istruttivi operavano presso l’asilo centrale e due erano dislocati in una palazzina a Rudine. Ciò creava delle difficoltà ai bambini, i quali non avevano abbastanza spazio a loro disposizione negli ambienti interni e non avevano un giardino dove poter trascorrere il tempo all’aria aperta. Qui entravano in gioco la bravura e le abilità delle educatrici, che dovevano creare gli spazi interni nel miglior modo possibile e organizzare ogni giorno passeggiate istruttive per le vie di Buie. Dobbiamo ricordare che parliamo di bambini molto piccoli, nido piccolo e nido grande. Delle difficoltà le avevano anche i genitori: alcuni erano costretti a portare un bambino in una parte e l’altro nell’altra, creando così disagi e ritardi. Il tutto sembra facile e scorrevole, però il disagio se lo notava pure nell’organizzazione interna o, meglio, a Rudine, dove bisognava portare sia la colazione che il pranzo, per non parlare della poca presenza del team pedagogico, operatori non tutti della nostra istituzione. Ovvio che c’erano anche dei costi per le spese di gestione. Sinceramente, io avevo un bell’impegno nell’organizzare il tutto e per non spiegarvi com’era la situazione appena uno dei dipendenti andava in malattia. Sono tutte cose che al di fuori non si notano, ma noi le vivevamo spesso. Comunque ci siamo sempre rimboccate le maniche e abbiamo superato tutto. Devo ringraziare le mie educatrici e il mio personale, che hanno sempre saputo venire incontro per risolvere il problema. Cosa che secondo me è stata poco vista ed apprezzata al di fuori.
Quando è avvenuto il trasferimento e come erano suddivise le sezioni nei mesi scorsi? Sono valsi i sacrifici fatti?
Un anno fa abbiamo traslocato con un gruppo dal centrale a Rudine, dove si sono ritrovati ad alloggiare tre gruppi educativo-istruttivi. Quest’anno pedagogico, invece, lo abbiamo iniziato con i due gruppi nido a Rudine, mentre il gruppo dei medi e quello dei grandi presso la CI di Buie, alla quale devo un grande grande grazie per la loro ospitalità, e io da sola nella sede centrale. Qui abbiamo arredato due stanze a misura di bambino. Devo anche ammettere che tutti erano contenti e felici durante la permanenza in CI, soprattutto i bambini, sia per la bellezza dell’ambiente che per il fatto di essere in centro e in un luogo silenzioso e tranquillo. A fine gennaio finalmente siamo riusciti a entrare nelle nuove stanze presso la sede centrale. I sacrifici sono stati tanti. Bisognava controllare gli ultimi lavori, concludere gli ultimi dettagli, organizzare il trasporto di tutta la mobilia, ma anche sistemare le stanze, che abbiamo dovuto fare durante il fine settimana. Gli impegni sono stati tantissimi, non c’era tempo per pensare o per lamentarsi, bisognava solo agire. Devo ringraziare anche i ragazzi del “Civitas”, che ci hanno aiutato tantissimo nel trasportare tutto alla sede centrale.
Alcune differenze fondamentali tra una giornata di prima e dopo la ristrutturazione dell’edificio?
Di sacrifici ce ne sono stati tanti, ma proprio tanti. Così è in tutti questi anni. Avere un collettivo non molto numeroso e sparso in tre sedi dislocate non è cosa facile. Bisogna sempre avere tutto sott’occhio, gestire e coordinare, riuscire a comunicare con tutti, educatrici, genitori e bambini. Alle educatrici mancava la comunicazione per l’organizzazione di varie attività, progetti, uscite… Per le varie manifestazioni e ricorrenze bisognava sempre organizzare e trasportare i bambini da una sede all’altra, per non togliere niente a nessuno. E poi ci sono molteplici sfumature e dettagli che per anni ci hanno fatto vivere così. Dunque, i sacrifici non ci sono mancati, però li abbiamo superati sempre a testa alta e senza mai farlo notare. Penso che tutto ciò dovrebbe esser visto, notato e apprezzato di più. Però, le cose finalmente cambieranno. Sono contenta al mattino di vedere tutti i bambini e le educatrici sotto lo stesso tetto.

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