«La stella non sarà rossa…»

Prima seduta dell’anno del Consiglio cittadino. Puntualmente sono riaffiorati i fantasmi del passato e le intramontabili dispute ideologiche sui simboli dell’ex Jugoslavia in relazione a CEC 2020

La prima seduta dell’anno del Consiglio non è stata esente da veleni e provocazioni. Foto Goran Žiković

Il Consiglio cittadino perde il pelo ma non il vizio. Sebbene la prima seduta dell’anno non prevedesse progetti milionari all’ordine del giorno, per l’ennesima volta non sono mancati veleni, polemiche e provocazioni tra maggioranza e opposizione. Nel corso del question time sono puntualmente riaffiorati i fantasmi del passato e le intramontabili dispute ideologiche. Tuttavia, più che la Seconda guerra mondiale, con annessi ustascia, partigiani e fascisti, stavolta l’oggetto centrale della discussione è stata l’ex Jugoslavia. Una trama, a onor del vero, abbastanza scontata viste le controversie dell’ultimo periodo in merito alla parte storica del progetto Capitale europea della Cultura 2020, che include numerosi riferimenti proprio a quel periodo. Un po’a sorpresa, a subissare di domande e delucidazioni il sindaco Vojko Obersnel, sono stati gli esponenti del blocco di maggioranza.
Così Duško Milovanović (SDP) ha voluto saperne di più in relazione alla stella rossa che prossimamente verrà installata sul Grattacielo fiumano e alla performance “Jugo joga”.
“Da sempre la cultura si riserva il compito di provocare e francamente non ci vedo nulla di controverso – ha risposto il primo cittadino –. Innanzitutto la stella non sarà rossa. Sarà formata da 2.800 frammenti in vetro conficcati nel cemento armato che simboleggeranno il numero di partigiani caduti nel corso della battaglia per la liberazione della città. Questo è un dato storico e non capisco perché a qualcuno dia fastidio. Quanto invece a Jugo joga, l’idea è quella di imitare le pose delle statue risalenti all’epoca della Seconda guerra mondiale. Si tratta di una chiara trovata sarcastica e non c’è minimamente la volontà di diffondere idee socialiste. In merito invece alle bandiere esposte in Corso degli ex Stati ai quali Fiume era appartenuta, un’associazione dei difensori ha contestato la mancata esposizione del vessillo dello Stato Indipendente di Croazia. Ebbene, questa non è stata esclusa per motivi ideologici, ma per una questione puramente storica dal momento che Fiume non aveva mai fatto parte dell’NDH”.
Petra Karanikić e Tamara Martinčić, entrambe del partito socialdemocratico, hanno invece chiesto rispettivamente l’importo complessivo del bilancio di CEC 2020 e la spesa per la cerimonia d’inaugurazione.
Comunismo/corruzione
“Inizialmente, per la parte relativa ai vari programmi culturali, erano stati previsti 30 milioni di euro più altri 20 per le infrastrutture – ha spiegato Obersnel –. Nel frattempo, la prima parte è stata leggermente ridotta in quanto la Regione si era tirata fuori da alcuni impegni che aveva preso precedentemente, mentre la seconda è raddoppiata perché siamo riusciti a ottenere dai fondi europei più di quanto inizialmente pianificato. Quanto invece alla cerimonia d’apertura, sono stati spesi poco più di 8 milioni di kune, spalmati tra tutti gli eventi che si sono tenuti quel giorno”. Scontato un intervento di Ivona Milinović (HDZ), che ha parlato di Capitale europea del Comunismo/Corruzione, accusando il sindaco di nutrire “forti sentimenti nostalgici verso uno Stato fallito come la ex Jugoslavia”.
“Che io sappia, anche tutti gli altri Stati ai quali eravamo appartenuti sono falliti. Eppure, è curioso come il vostro cruccio sia sempre e soltanto legato alla ex Jugoslavia”, la piccata risposta del primo cittadino.
«Dovrei andare porta a porta a far figli?»
Uno dei punti all’ordine del giorno sul quale i consiglieri si sono maggiormente soffermati è stato quello sul resoconto dello stato dello spazio della Città di Fiume per il periodo 2007-2018. Qui però la discussione si è spostata sul crollo demografico, e in particolare il blocco di opposizione ha duramente attaccato il sindaco reo, a loro detta, di aver contribuito al calo delle nascite attraverso una politica demografica completamente sbagliata. A un certo punto il presidente Andrej Poropat, in seguito alle continue provocazioni, ha deciso di togliere la parola a Hrvoje Burić fino al termine della seduta.
Dal canto suo, Obersnel si è difeso sostenendo che il problema non riguarda esclusivamente Fiume, bensì tutto il Paese e più in generale tutta l’Europa. “Scusate, ma io che cosa dovrei fare? Andare porta a porta a far figli? Che poi non trovo nemmeno il tempo per farlo a casa mia, quindi figuriamoci…”, ha ironizzato il primo cittadino scatenando l’ilarità generale.

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