Olivicoltura. Competitività da elevare

Nel corso di una tavola rotonda virtuale indicate le direttrici di sviluppo della categoria, dalla tassazione all’uso dei prodotti fitosanitari, dal sostegno finanziario alla manodopera esterna

Le tradizionali manifestazioni e iniziative che accompagnano ogni anno la raccolta delle olive sono state cancellate dall’epidemia di Covid-19. Gli incontri tra gli operatori del settore in Istria sono stati sostituiti da una tavola rotonda virtuale, guidata dal Centro di ricerche scientifiche di Capodistria e dall’Associazione nazionale degli olivicoltori. Al centro dell’attenzione le nuove sfide del comparto, come la scarsa competitività rispetto ai Paesi contermini, la frammentazione delle proprietà e la tassazione, a cui si sono aggiunti problemi specifici dovuti alle restrizioni legate alla pandemia. Le nuove sfide dell’olivicoltura richiedono, tra l’altro, il suo diverso trattamento e l’esclusione dal campo della frutticoltura. Pur riducendo il numero di produttori di olio d’oliva, è necessario puntare alla massima qualità e l’industria dovrà essere sistematicamente regolamentata in termini di trasferimento di conoscenza, formazione e cooperazione. Il direttore della Camera dell’agricoltura e delle foreste della Slovenia, Branko Ravnik, ha sottolineato le sfide chiave del settore come migliorare la competitività, aumentare il consumo e la quota di olio d’oliva locale sul mercato interno, nonché considerare l’introduzione di un programma settoriale per l’olivicoltura. Andreja Bizjak dell’Autorità per la sicurezza alimentare, ha affermato che il controllo dei residui di pesticidi non è mai stato un problema tra gli olivicoltori sloveni e che hanno la percentuale più bassa di discrepanze nella valutazione sensoriale tra i Paesi vicini. Il giovane olivicoltore, Gregor Lisjak, è stato più critico. Da un lato ha rilevato che l’olio sloveno è molto più tassato, ad esempio di quello italiano, nonché dall’altro che, senza prodotti fitosanitari efficaci nella lotta contro i parassiti, i produttori non saranno in grado di competere in termini di quantità e qualità. Lisjak ha anche sottolineato i problemi dovuti alle restrizioni legate alla nuova epidemia di coronavirus. Non ci sono abbastanza coltivatori in Slovenia e c’è un grande bisogno di manodopera aggiuntiva durante la raccolta delle olive. Senza andare lontano, molte persone nell’Istria croata sono già pronte a fornire aiuto, ma hanno avuto problemi ad attraversare il confine, ha aggiunto. Vladimir Uršič dell’Associazione degli olivicoltori della Slovenia ha rilevato che gli olivicoltori non sono ascoltati abbastanza. Nel contesto ha invitato il Ministero dell’Agricoltura a regolamentare i meccanismi finanziari di promozione in modo tale che i prodotti a denominazione di origine protetta, ricevano sostegno. Anche i criteri del programma di sviluppo rurale dovrebbero essere debitamente valutati alla luce delle specificità dell’industria olivicola. Nel suo intervento, il ministro dell’Agricoltura, Jože Podgoršek, ha valutato che, nonostante la situazione relativa al coronavirus, gli aiuti governativi hanno raggiunto gli agricoltori. Per il resto, l’olivicoltura di questi tempi è soggetta agli stessi problemi dell’agricoltura nel suo complesso a causa del cambiamento delle abitudini di acquisto, a seguito dell’epidemia. Podgoršek ha tuttavia annunciato che presterà particolare attenzione all’olivicoltura nel nuovo periodo di programmazione.

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