A due passi dall’Arena le ruspe cancellano la baraccopoli del degrado

Lungamente è stata abitata da famiglie Rom, alle quali ora è stata data una vera casa. Visita a un’area sudicia e degradata

Baracche in attesa di smantellamento

A due passi dall’Arena, tra fronde e sterpaglia, sotto una parete di roccia viva con casette dall’aria diroccata abbarbicate in cima, si nasconde un’area urbana dismessa, eletta a dimora per il più inimmaginabile degrado del vivere (in)civile. Non sono animali, ma esseri umani, questi che ancora abitano nella pluridecennale baraccopoli, che ancora potrebbe fornire abbondanza di materiale per ispirare menti geniali della cinematografia come quelle di Kusturica e Bregović. Un vero “underground” in vista, spesso e volentieri fotografato dai turisti d’estate, stupiti di questo ambiente bizzarro, sudicio e anarchico. Gli ultimi abitanti Rom ancora insediati senza titolo in questa fattispecie di villaggio della disperazione abusiva, osservano schivi e diffidenti, tutt’altro che propensi a venire inquadrati dall’obiettivo fotografico. “Scostati, che finirai sul giornale! Non vedi che ‘sti giornalisti tornano a guardarci…”: parole di una donna che mentre ramazza il davanzale di una casupola, mette in guardia la figlioletta in corsa tra i detriti di una baracca smantellata ieri.

Meglio abitare in caverna che qui dentro

Sistemati in alloggi sociali
La Città ha appena deciso di decretare la fine di questa vergognosa dimensione e commissionato l’abbattimento del campo Rom. Buona parte delle famiglie della comunità sono state fatte traslocare in ambienti assegnati in alloggi sociali di proprietà cittadina, che ridaranno loro un minimo di dignità. Con l’intervento coordinato tra amministrazione comunale, ditte edili e assistenza sociale la fine di un fatiscente insediamento è segnata: le ruspe hanno cominciato a radere al suolo le prime strutture con annessi e connessi, manufatti abusivi di fortuna, usati per tirare a campare. “È tutto merito di Jetiš Bajrami, il nostro presidente, se siamo riusciti a farci sentire e vedere…”, sbotta uno dei residenti in zona, felice di poter fare ben presto i bagagli assieme alla moglie e tutta una truppa di ragazzini. Ci sono voluti decenni per riuscire ad avviare senza intralci un’opera di riqualificazione urbanistico-ambientale di un angolo nell’area storica del monumento simbolo di Pola. Mentre sono in corso le operazioni di demolizione ad opera di tecnici ed esperti in interventi pubblici, coloro che se ne sono già andati hanno lasciato dietro a sé le tracce di un totale immondezzaio. Colline di vetri infranti, rifiuti metallici arrugginiti e tavole divelte si assommano a tanti altri generi di pericolo. Enorme è la quantità degli scarti di un’esistenza quotidiana vissuta ai limiti del verosimile: indumenti strappati, scarpe dismesse, materassi, poltrone, mobilio marcio, tavoli sgambati, suppellettili di ogni genere, carrozzelle scassate, pannolini usati, avanzi di cibo, lattine, vuoti e via elencando A testimonianza di un mondo privo di decoro, che ha tentato di sopravvivere a tutti costi e che ha inciso sull’infima qualità della vita dei residenti, vi sono gli ambienti interni appena abbandonati.“Attenta ai ratti signora!”, ti mette in guardia l’inquilina di una casetta, messa a posto alla meno peggio. “Sono vedova – dice –; spero proprio che non mi butteranno in strada.” Dall’alloggio vuoto più avanti, ecco davvero un gran rumore di ratti, che corrono e rosicchiano dietro alle porte divelte di cucine e tinelli dall’aspetto a dir poco putrido.

Qui si alloggiava fino a pochi giorni fa…

I freni della burocrazia
Perché le operazioni di trasloco di questa comunità e di successiva bonifica dell’area ha atteso tanto tempo? I primi sopralluoghi in zona per verificare l’entità della situazione erano stati effettuati anni or sono, ma un intervento subitaneo si era rivelato più che complesso. La zona, semi-dotata di infrastrutture e a periodi senza rifornimento elettrico e idrico, fu oggetto di contenzioso legale per la proprietà prima detenuta da un soggetto imprenditoriale-industriale. Appena nel 2017 la Città è riuscita a registrarsi da titolare a tutti gli effetti e a cercare un’alternativa nell’assegnazione di alloggi sociali per la sessantina di Rom ancora insediati in sistemazioni di fortuna, dentro baracche ammuffite, che lasciano penetrare l’acqua piovana da tetti e pareti semi-diroccate e finestre rotte, Un commento detto dal rappresentante Rom Jetiš Bajrami la dice lunga: “L’altro giorno, Il bimbo di una famiglia sistemata in un appartamento sociale destinato a essere messo a posto dagli stessi inquilini, ha fatto tardi a scuola. Si era addormentato, perché aveva preso sonno in una camera finalmente riscaldata…”

Dentro una cucina da pestilenza

Il villaggio Rom sta per passare alla storia con tutto il suo carico di degrado e disagio, pronto per tornare all’amministrazione cittadina, essere riperimetrato e messo in ordine. Rimarrà il ricordo degli sguardi cupi che venivano lanciati ai passanti che per sbaglio capitavano in questo ghetto, dei latrati di cani che non ti disdegnavano ringhi feroci. Fine di uno scenario che non vorremmo rivedere mai più.

La terra del ciarpame dietro alle fronde
Panni sporchi di un’esistenza sudicia
Montagna di scarti prodotta dai bagher

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