Trieste. Celebrata la fine dell’occupazione titina

L’alzabandiera in Piazza Unità. Foto Salvatore Napolano/Comune di Trieste

“Gli episodi della nostra storia da ricordare, sarebbero tanti…”, afferma il vicesindaco di Trieste, Paolo Polidori (Lega), al quale si deve la proposta (poi fatta propria dal sindaco Roberto Dipiazza) di istituire una solenne ricorrenza il 12 giugno, giornata in cui Trieste visse la liberazione dalle truppe di Tito, dopo quaranta giorni di occupazione accompagnata dal terrore degli infoibamenti a Basovizza. “Ha partecipato un giusto numero di pubblico”, afferma ancora “nel rispetto del distanziamento necessario in epoca di pandemia da coronavirus”. Alle sue spalle, in P.zza Unità sventolano la bandiera italiana e l’alabarda triestina, issate all’inizio di giornata per dare il via alle manifestazioni.
In mattinata sono state messe alcune corone di fiori nei luoghi che ricordano i fatti del 1945, nel pomeriggio un passaggio all’Unione degli Istriani e chiusura con l’ammainabandiera al tramonto.
Una ricorrenza che parte da lontano. Polidori stringe in mano un libro sulla storia di Trieste. L’editoria ha speso fiumi di inchiostro sulle vicende della città, mai banali, spesso eclatanti, come possono esserlo gli accadimenti di una città portuale, incontro di culture, testimone dei nazionalismi di ogni epoca, colta e potente in alcuni momenti, ripiegata sulle proprie miserie in altri. Una realtà vivace, come lo è stata quella di Fiume, se vogliamo fare dei paragoni. Più legata all’Austria la prima e all’Ungheria la seconda, due esempi di sviluppo portuale ed industriale stimolato dall’Impero. Percorse da ogni vento politico, spesso accompagnato alla massima esaltazione del sentimento nazionale.
Nello stesso giorno in cui si ricorda la “liberazione” del 12 giugno, giunge la notizia che i due Presidenti d’Italia e Slovenia, si recheranno insieme alla Foiba di Basovizza per rendere omaggio alle vittime del terrore jugoslavo.

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