Radin ai ragazzi della Alighieri:
«Non c’è altra scelta che studiare»

Il deputato italiano e vicepresidente del Sabor si è raccontato ai maturandi della Scuola media superiore italiana di Pola

La preside Debora Radolović con Furio Radin. Foto Daria Deghenghi

Deputato al seggio specifico della minoranza e vicepresidente del Sabor, Furio Radin ha occupato per un giorno il posto di docente di scienze sociali alla’”Dante Alighieri” di Pola per sollecitare i suoi maturandi a riflettere su argomenti quali l’emancipazione sociale, la dignità della persona, i diritti umani, l’intelligenza, la libertà. Temi grandi, anzi, immensi, forse i più importanti che l’uomo abbia avuto l’accortezza di porsi e che soltanto la completa maturità si può permettere di diffondere tra i giovani con cognizione.
I diritti e i doveri

Maturandi più attenti del solito per sentire un relatore d’eccezione

Certamente è difficile identificarsi con i maturandi in età più che matura, ma ci sono ricordi che permettono pur tuttavia di accorciare le distanze e dare lo spunto necessario al dialogo tra le generazioni. Ebbene il parlamentare ha ricordato come un tempo, appena diciassettenne, scoprì di avere non soltanto dei diritti, ma anche dei doveri nei confronti della società, e ora afferma che quella era stata l’esperienza chiave che gli fruttò la prima e la decisiva emancipazione da uno stato d’inferiorità antecedente. Insomma, il futuro parlamentare, all’epoca liceale, scoprì a Torino l’esistenza di un’organizzazione umanitaria di giovani come lui che raccoglieva roba vecchia per rivenderla a chi ne aveva ancora bisogno e ricavarci i soldi necessari a costruire un ospedale da campo in Tanzania. Non ci pensò due volte e disse a sua madre: “Voglio andare a Torino a raccogliere roba vecchia per guadagnare i soldi per costruire un ospedale in Tanzania”. E la mamma, che comandava in casa, rispose: “To’, piglia queste 11.000 lire e vai a Torino a raccattare roba vecchia per fare l’ospedale in Tanzania”. Perché tutto questo preambolo? Perché, a detta di Radin, quella fu l’occasione scatenante e l’esperienza decisiva per scoprire alcune cose essenziali del rapporto tra individuo e società. Intanto, che l’inerzia non paga, che l’egoismo non soddisfa, che bisogna lavorare per gli altri non meno che per sé stessi, e che questo è il solo modo di rapportarsi con la società dell’individuo intelligente.

La scelta tra ricerca e politica

Sorvolando sui trent’anni di ricerche nel campo della psicologia, il dottorato, l’insegnamento, l’Università, arriviamo al sodo: perché la politica?
“Perché negli anni Novanta la società stava cambiando, il mondo stava cambiando, e a quel punto uno o si lascia coinvolgere o subisce supino”, ha confessato Radin e aggiunto che bisognava tuttavia lasciare scuola, ricerca e insegnamento, perché “la scienza o si fa full time, o non si fa affatto, tant’ è vero che chi si occupa di tutte e due, ricerca e politica, è malvisto sia dall’una che dall’altra parte, e così dev’essere”. E veniamo al problema dei diritti umani. La dichiarazione dei diritti umani è del 1948, e non a caso. “Arriva in quel preciso momento storico – ha spiegato il parlamentare ai ragazzi – perché l’umanità era uscita distrutta dalla Seconda guerra mondiale e dall’esperienza dei campi di sterminio, che avevano letteralmente azzerato la dignità umana, riducendola in polvere”.

La libertà di parola

Un momento dell’incontro tra il deputato CNI e i ragazzi

E qui arriviamo ai concetti chiave che Radin ha deciso di spiegare a fondo ai giovani: la dignità, la libertà della persona. “Quando non hai più nulla da perdere, quando ti hanno tolto tutto, senti ancora più forte, e a maggior ragione, il bisogno di mantenere la tua dignità di uomo, e lo stesso accade con la libertà di parola, perché nemmeno quella è un’opzione. Se ce l’hai puoi anche chiederti: che me ne faccio della libertà di parlare se poi non posso cambiare nulla? Ebbene prova a rimanerne senza. Se ti tolgono la libertà di parola è come se ti avessero tagliato l’acqua e il cibo. Improvvisamente senti di averne fame, e allora ti rendi conto a che cosa serve. Il fatto è che la parola cambia i nostri cervelli fisicamente: s’insinua nei neuroni, modifica i circuiti cerebrali, si deposita a formare gli strati della personalità più riposti, anche se poi è stata dimenticata e seppellita”.

La classe come una palestra

Servirà pertanto anche questa conferenza che è stata organizzata in un’aula scolastica a spese della comodità e della visibilità per un motivo preciso: quello di evidenziare l’importanza della classe come palestra dei rapporti sociali, come luogo in cui s’allenano le menti in preparazione dell’ingresso nella società vera e propria. Sentite che cos’ha avuto da dire in merito il deputato ai ragazzi: “La classe è uno degli ultimi baluardi del confronto reale tra le persone. È quel posto in cui la parola pronunciata, il giudizio di valore espresso, hanno ancora le loro conseguenze fisiche e morali. Se tu mi dici in classe: ‘sei un cretino’, domani devi tornare qua dentro per guardarmi negli occhi e trarne le conseguenze. Ci sarà un confronto, ce la vedremo tra noi, in qualche maniera finiremo per intenderci. Ma in rete no: dando del cretino a qualcuno in rete tu crei un’etichetta per sempre e non ne subisci le conseguenze”.

L’apertura mentale

L’intelligenza? Si badi bene: non è un dono divino e soprattutto non è eterna, bisogna coltivarla e guadagnarsela: “L’intelligenza biologica raggiunge il suo apice verso i vent’anni – ha spiegato Radin – e poi comincia a diminuire, prima lentamente e poi precipitosamente. Studiare è l’unico modo che abbiamo per conservare l’apertura mentale necessaria a mantenere produttive l’intelligenza e la creatività dopo i vent’anni. Una vita passata dietro allo schermo a fare i giochetti, a chattare, a guardare i programmi TV è la fine dell’intelligenza. Vogliamo dunque rinunciarvi per pigrizia? Lo studio è l’ultimo bastione di difesa della mente, non c’è altra scelta che studiare”. A buon intenditor poche parole.

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