Slovenia. Iscrizioni di residenza: evitate discriminazioni

In Parlamento non passa l’emendamento del Partito nazionale di indicare all’anagrafe la nazionalità, madrelingua e religione

I deputati Felice Žiža e Ferenc Horvat

Il Parlamento sloveno ha concluso la prima parte della sessione ordinaria di febbraio. Tra le delibere più importanti per la Comunità Nazionale Italiana, quella sull’iscrizione della residenza, che tante polemiche ha acceso nei giorni scorsi. Come noto un emendamento presentato dal Partito nazionale e fatto proprio dal Comitato interni, con i voti del Partito democratico, imponeva ai richiedenti di specificare all’atto dell’iscrizione della residenza al registro generale dell’anagrafe, la nazionalità, la religione e la madrelingua. La norma proposta ha suscitato subito profondo malcontento tra le altre forze di governo e soprattutto tra quelle dell’opposizione, che hanno rilevato l’incostituzionalità di simili procedure, volte a discriminare chi non appartiene al popolo di maggioranza. “Sin dalle prime battute dell’iter, come avevo annunciato, era stato preparato e poi presentato un emendamento del Partito del centro moderno e di Nuova Slovenia, nonché un altro di contenuto quasi analogo firmato dagli esponenti della Levica (Sinistra), che cancellava dal testo di legge il paragrafo discriminatorio. In seduta plenaria sono stati accorpati e approvati dalla Camera, ribadendo così che non può essere richiesto al cittadino di esprimersi quanto ad appartenenza nazionale, credo religioso o madrelingua, nel rispetto dei dettami costituzionali. L’emendamento ha avuto l’appoggio dei deputati delle Comunità nazionali, italiana e ungherese”, spiega il deputato al seggio specifico CNI, Felice Žiža. ”Il rapporto di forze in Parlamento e la presa di posizione dei partiti con i quali avevo avuto contatti, facevano presagire l’esito positivo della vertenza. La petizione contraria a qualsiasi forma di discriminazione, firmata da numerosi connazionali, ma anche da intellettuali di spicco del popolo di maggioranza, non ha influito direttamente sull’esito del voto, ma rappresenta un elemento senz’altro positivo. Fa comprendere, infatti, quanto la tutela dei diritti fondamentali della Comunità Nazionale Italiana stia a cuore anche ai non appartenenti al gruppo etnico”. Il deputato italiano a Lubiana ha voluto sottolineare un’altra importante decisione presa dal Parlamento nelle ultime ore. “Nella disamina, in seconda lettura, delle modifiche alla legge sulla previdenza sociale, è passato di strettissima misura un emendamento della Levica, che ha ottenuto l’aumento delle pensioni minime. Quelle corrisposte a chi è stato posto a riposo anticipatamente, senza soddisfare ambedue i criteri di legge, quindi 40 anni di contributi versati e 60 d’età, non potranno scendere al di sotto dei 424 euro mensili, mentre chi è stato collocato a riposo soddisfacendo le due condizioni, percepirà almeno 613 euro al mese. Un contributo importante senza dubbio per sostenere la fascia della popolazione socialmente più debole. In questo caso al momento della votazione, assieme al mio collega ungherese, Ferenc Horvath, abbiamo fatto da ago della bilancia. Auspico soltanto che in terza lettura la legge rimanga invariata”, ha rimarcato Felice Žiža.

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