Migranti. La carica dei centomila

Le autorità di Sarajevo lanciano l’allarme. Dalla Grecia è pronta a partire verso la Bosnia ed Erzegovina una massa enorme di clandestini. Obiettivo: raggiungere la Croazia per proseguire poi sulla strada verso Occidente. Si profilano problemi sul fronte della sicurezza

Un gruppo di migranti sulla cosiddetta rotta balcanica

I centri d’accoglienza per i migranti in Bosnia ed Erzegovina scoppiano. La situazione è critica soprattutto a Bihać nella parte nordoccidentale del Paese, dove soggiornano perlomeno cinquemila clandestini, che vivono in condizioni drammatiche. Ma il peggio deve ancora venire. Una massa enorme di migranti sarebbe pronti a partire dalla Grecia in direzione della Bosnia ed Erzegovina, con l’obiettivo di raggiungere la Croazia e l’Occidente. Si tratta di un’emergenza che Sarajevo da sola non è in grado d’affrontare. La crisi migratoria, hanno avvertito le autorità bosniache, porta con sé enormi rischi anche sotto il profilo della sicurezza.
Come minimo 100mila migranti starebbero aspettando il momento propizio per partire dalla Grecia e arrivare in Bosnia ed Erzegovina, vista come una sorta di trampolino di lancio per cercare poi di entrare in Croazia. A lanciare l’allarme è stato il ministro della Sicurezza della Bosnia ed Erzegovina, Fahrudin Radončić, il quale ha spiegato che il suo Paese non ha la forza per affrontare questa crisi.
“Per noi questa è una sfida molto grande. Ho avvisato tutti i nostri amici europei affinché ci aiutino, perché noi non disponiamo di un numero sufficiente di poliziotti di frontiera e neppure di risorse tecniche adeguate, quali telecamere, rilevatori termici o droni. Il nostro confine è assai poroso. Credo che dopo tre anni nei quali come società abbiamo dormito dinanzi al problema, ora dovremo capire che questa non è una calamità naturale della durata di sei mesi, bensì un fenomeno destinato a durare vari decenni”, ha affermato il ministro.
Radončić ha anche detto che secondo le sue stime per garantire un minimo di sicurezza ai confini servirebbero almeno 1.200 agenti in più, perché allo stato attuale ogni poliziotto di frontiera dovrebbe fare da guardia a una linea di 25 chilometri di confine. Si tratta di dati che da soli indicano la grave carenza di risorse umane che impedisce alla Bosnia ed Erzegovina di affrontare a dovere il problema delle migrazioni clandestine.
Un altro allarme è stato lanciato ieri anche dal Cantone dell’Una e della Sana, dove il ministro degli Interni cantonale ha parlato di 5mila migranti che al momento vivono su quel territorio in maniera illegale. “Non c’è nessuna coordinazione fra lo Stato e i livelli governativi inferiori. Anche se il Consiglio dei ministri bosniaco è stato costituito due mesi fa, non c’è stata ancora nessuna presa di posizione a favore della difesa degli interessi del nostro cantone“, ha affermato il ministro Nemir Kljajić, il quale ha anche spiegato come tutte le capacità ricettive dei campi profughi siano piene da tempo, con la situazione destinata a peggiorare rapidamente.
“In base ai dati della Polizia ogni giorno arrivano circa 80 migranti. Il peggio deve dunque ancora venire. Il Cantone ha chiesto la ristrutturazione e l’ampliamento dei centri d’accoglienza Bira di Bihać e Miral di Velika Kladuša, proponendo inoltre di creare un grande luogo di transito fuori dai centro abitati. Abbiamo anche proposto dei siti, ma le autorità statali non hanno nemmeno preso in considerazione la proposta”, ha affermato il presidente del governo cantonale, Mustafa Ružnić.

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