Marchionne, testimone del riscatto sociale

57 anni fa nasceva l'ad dell Fiat, figlio di un carabiniere abruzzese e di una profuga istriana

Sergio Marchionne

57 anni fa nasceva a Chieti l’ex ad della Fiat, Sergio Marchionne (morto a 66 anni il 25 luglio dell’anno scorso), figlio di un carabiniere abruzzese e di una profuga istriana. Fiero delle sue origini abruzzesi, Sergio Marchionne si è sempre considerato un istriano d’adozione. 
Suo nonno materno Giacomo Zuccon era originario di Carnizza (Pola), il papà di Marchionne vi prestava servizio ed è dove conobbe la sua futura moglie, Maria Zuccon. Dopo l’8 settembre 1943, i partigiani di Tito andarono a caccia degli italiani fascisti e anche Zuccon venne ucciso, massacrato nelle foiba di Terli (Trlji). Commerciante a Carnizza, nato a Medolino nel 1897, venne ucciso, con altri 25 sventurati, fra cui quattro antifascisti e altrettante donne. Un altro dramma colpì la famiglia: lo zio materno, figlio di Zuccon, quando tornò a casa a piedi dopo l’armistizio venne invece rastrellato dai nazisti tedeschi e fucilato. Fatti che hanno segnato la vita del futuro manager, tanto che nel 2012 a Torino partecipò al raduno degli esuli istriani  portando “i saluti della mamma”, una delle tante profughe d’Istria che poi emigrò in Canada e dove nacque la fulgida e brillante carriera di Sergio Marchionne: “Bravissimo, ubbidiente”, lo ricordò una zia che era rimasta in Istria.
Sergio Marchionne ha conseguito tre lauree: in legge alla Osgoode Hall Law School of York University, un Master in Business Administration (MBA) presso la University of Windsor e una laurea in filosofia conseguita presso l’Università di Toronto. A partire dal 2003, su designazione di Umberto Agnelli, Marchionne entra a far parte del Consiglio di Amministrazione del Lingotto Fiat. In seguito alla morte di Umberto Agnelli e alle dimissioni dell’amministratore delegato Giuseppe Morchio, che aveva lasciato l’azienda dopo il rifiuto della famiglia Agnelli di affidargli anche la carica di presidente, Sergio Marchionne viene nominato (1.mo giugno 2004) amministratore delegato del Gruppo Fiat.
Durante la sua amministrazione, la Fiat deve affrontare progetti che erano stati scartati in precedenza tra cui la  Fiat 500. In pieno periodo di crisi internazionale globale, nel mese di aprile del 2009 Marchionne effettua lunghe e travagliate trattative legate all’acquisizione della statunitense Chrysler con i sindacati e il governo americani. Viene raggiunto un accordo che prevede l’acquisizione da parte del Lingotto del 20 p.c. delle azioni Chrysler, in cambio del know how e delle tecnologie torinesi, facendo nascere così il sesto gruppo automobilistico del mondo. Tale è l’importanza dell’accordo che è lo stesso presidente Usa dell’epoca, Barack Obama, a darne annuncio. 
Si può dire che Sergio Marchionne  appartenga a pieno titolo a quella generazione dei figli dell’esodo che si rimboccarono le maniche e contribuirono al riscatto sociale di famiglie che avevano perso tutto: dai Missoni, ai Luxardo, dagli Andretti ai Benvenuti e molti altri. Marchionne è stato capace di risalire la china e conservare con riserbo modesto, il ricordo delle sofferenze patite dalla famiglia. 

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