La lingua materna racconta l’identità

A Daruvar una tavola rotonda incentrata sulla tutela delle minoranze. Gli esperti rilevano gli aspetti fondamentali

Tanja Novotni Golubić, Vesna Crnić-Grotić, Antonija Petričušić, Vladimir Ham, Nina Čolović e Helena Stranjik

“Nelle realtà plurietniche e multiculturali la lingua è molto più di uno strumento di comunicazione, rappresenta l’espressione identitaria sulla quale si sviluppa il senso di appartenenza”. Lo ha rilevato Tanja Novotni Golubić, vicepresidente della Regione di Bjelovar e della Bilogora eletta in rappresentanza della Comunità ceca, in apertura dell’incontro organizzato a Daruvar dalla Regione e dalla Biblioteca ceca in occasione della Giornata internazionale della lingua materna intitolato quest’anno “Il significato della lingua per il mantenimento dell’identità delle minoranze”. La Novotni Golubić ha quindi sottolineato, come riporta l’agenzia Stina, l’importanza di politiche volte a tutelare e promuovere le lingue delle minoranze e, di conseguenza, le peculiarità delle etnie. “Una società aperta e inclusiva favorisce la stabilità e la comprensione reciproca. I vantaggi che ne derivano sono da un lato un benessere diffuso per tutta la popolazione e dall’altro il rallentamento dei processi di assimilazione”, ha detto ancora la vicepresidente della Regione di Bjelovar e della Bilogora.
La Carta europea
Inevitabili in un incontro dedicato al tema delle lingue minoritarie un riferimento alla Carta europea dedicata proprio a queste. A parlarne è stata la preside della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Fiume, Vesna Crnić-Grotić, professoressa di Diritto internazionale e presidente del Consiglio d’esperti del Consiglio d’Europa per la Carta europea delle lingue regionali o minoritarie che ha rilevato la scarsa conoscenza dei contenuti di quest’importante documento internazionale. “Questo avviene anche perché – ha spiegato – nell’opinione pubblica è diffuso il concetto di tutela delle minoranze, non tanto quello di tutela delle lingue”. A livello internazionale, ha poi spiegato, la situazione è ben diversa nei Paesi nei quali il concetto di minoranza nazionale viene inteso in modo diverso da quanto avvenga da noi, ad esempio in Gran Bretagna o in Spagna. Indicativo è anche il fatto che nell’elenco dei 25 Paesi europei che hanno ratificato la Carta non ci siano ad esempio la Francia (il cui sistema giuridico non comprende strumenti di tutela delle lingue minoritarie), l’Italia (dove sono in vigore le leggi di tutela delle minoranze linguistiche), l’Irlanda (dove la lingua predominante è l’inglese) o il Belgio…
Pari opportunità
“Comunque sia, a livello europeo la posizione condivisa è che le lingue delle minoranze vanno tutelate e promosse ai sensi della Carta, ovvero come patrimonio culturale della società, ovvero dello Stato. Questo significa – ha chiarito Vesna Crnić-Grotić – che deve essere applicato il principio delle pari opportunità. Tutelare le leggi delle minoranze non significa assolutamente dare a queste un vantaggio o mettere a rischio la lingua della maggioranza, come a torto intendono o sostengono alcuni politici”, ha concluso la professoressa Crnić-Grotić. Sull’importanza dei documenti giuridici internazionali si è soffermata anche la sociologa Antonija Petričušić della Facoltà di Giurisprudenza di Zagabria, membro del Comitato consultivo per l’attuazione della Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali del Consiglio d’Europa.
Il limite della Convenzione quadro
“La regolamentazione della materia è frutto di un compromesso politico raggiunto alla fine del secolo scorso in risposta ai conflitti seguiti alla disgregazione degli stati multinazionali. La comunità internazionale comprese che andava fatto qualcosa e nacque la Convenzione quadro. Per favorire l’accettazione di questo documento e la sua ratifica da un numero quanto più grande di Stati le disposizioni contenute nel documento sono tutt’altro che rigide, non danno indicazioni chiare riguardo ai diritti delle minoranze da inserire nella legislazione nazionale, bensì chiedono, ad esempio, che alle comunità minoritarie vengano assicurati strumenti a tutela della loro identità o l’uso della lingua materna. Il problema è però – ha rilevato la Petričušić – che la Convenzione quadro non indica come implementare questi diritti nelle leggi nazionali”.
Minority Safe Pack
Proprio nel tentativo di trovare le risposte a questi temi aperti è nata l’iniziativa Minority Safe Pack, nella quale si è inclusa anche l’Unione Italiana, della quale a Daruvar ha parlato il vicepresidente dell’Unione federale delle minoranze nazionali d’Europa (FUEN), Vladimir Ham. L’iniziativa è stata sostenuta a livello europeo da più di un milione di cittadini ed ha quindi avuto successo. È soltanto la quinta volta che accade nonostante nell’UE siano state promesse circa 70 iniziative. Minority Safe Pack pur chiedendo un rafforzamento della legislazione comunitaria riguardo alle minoranze pone l’accento proprio sulla dimensione linguistica attraverso la richiesta di strumenti adeguati per la tutela e la promozione della diversità culturale e linguistica, di programmi di finanziamento delle comunità linguistiche piccole, la fondazione di un Centro europeo per la diversità linguistica, una legge europea sui diritti d’autore con la quale favorire la trasmissione di contenuti mediatici nelle lingue delle minoranze (in particolare nelle aree frontaliere) e l’estensione delle libertà di utilizzo e ricezione dei contenuti audio/video nelle regioni popolate da comunità nazionali minoritarie. “Le richieste sono state illustrate a inizio febbraio alla nuova Commissione UE che nei prossimi sei mesi dovrebbe esprimersi a riguardo”, ha fatto sapere Ham.
Uso pubblico e privato
Nina Čolović, linguista e ricercatrice nell’Archivio del Consiglio nazionale serbo (SNV) ha posto in evidenza la necessità di estendere anche a settori quali l’amministrazione e la giustizia l’uso pubblico delle lingue delle minoranze. “È importantissimo se vogliamo occuparci anche dello sviluppo linguistico e non soltanto della tutela – ha detto –. Ci vuole però anche un approccio proattivo degli appartenenti alle minoranze, ovvero una presa di coscienza, e di coraggio, riguardo all’importanza dell’uso della lingua materna”. A riguardo Helena Stranjik, lettrice all’Università Carolina di Praga ha illustrato i risultati di una sua ricerca incentrata sull’uso della lingua ceca sul territorio di Daruvar, evidenziando l’importanza dell’uso della lingua materna nell’ambiente familiare “dove pure possono essere presenti fattori demotivanti”.

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