La Croazia vuole riaprire le frontiere ai vacanzieri

Il ministro del Turismo Gari Cappelli, ha presieduto la videoconferenza degli stati generali del turismo europeo

La spiaggia di Cantrida a Fiume. Foto Željko Jerneić

“Dobbiamo puntare alla riapertura dei confini, per quanto sarà possibile, ovviamente. Si deve altresì individuare un protocollo relativo ai viaggi che dovrà essere attuato e rispettato da tutti”. Lo ha dichiarato il ministro del Turismo croato, Gari Cappelli, al termine della videoconferenza dei ministri competenti per l’industria dell’ospitalità dei Paesi membri dell’Unione europea, svoltasi nella Biblioteca nazionale e universitaria di Zagabria (NSK). All’assise hanno partecipato pure il Commissario europeo al Mercato interno, il francese Thierry Breton, e il Segretario generale dell’Organizzazione mondiale del turismo (OMT), il georgiano Zurab Pololikashvili.
Un piano comune
Tema centrale dell’appuntamento, promosso su iniziativa del dicastero del turismo nel quadro della Presidenza croata del Consiglio dell’UE: le conseguenze della pandemia di Covid-19 sull’industria dell’ospitalità. I partecipanti hanno concordato la necessità di avere un piano comune per uscire dalla crisi innescata dal coronavirus. L’accordo o protocollo sui viaggi dovrà riguardare gli aspetti relativi alla sicurezza e alla salute dei vacanzieri andando a creare così un “passaporto Covid-19” per i turisti in entrata e uscita dai Paesi UE e che sarebbe valido in tutti Paesi comunitari. I viaggi potrebbero avvenire via terra (in macchina o in treno), via mare e via aerea. Cappelli auspica che entro la fine di maggio si possa concordare con alcuni Paesi l’apertura dei cosiddetti corridoi turistici. In tale contesto non pochi Stati si sono detti interessati all’idea. Un approccio che non sorprende considerato che con un giro d’affari valutato a 400 miliardi di euro all’anno, il settore costituisce il 10 p.c. del PIL UE e dà lavoro al 12 p.c. del numero complessivo di occupati. Il tutto, comunque, dovrà e potrà avvenire soltanto rispettando le raccomandazioni degli epidemiologi.
Corridoi turistici
Cappelli ha fatto sapere come taluni Paesi si stiano già preparando in tal senso aggiungendo come il premier Andrej Plenković abbia avuto colloqui con i suoi omologhi di altri Stati, compreso quello ceco Andrej Babiš, dettosi pronto ad aprire le frontiere per la creazione di corridoi stradali ed aerei. La Croazia è fortemente dipendente dal settore turistico che genera circa un quinto del PIL. “Per tale motivo – ha aggiunto Cappelli – è molto importante trovare soluzioni comuni per risolvere la crisi innescata dal Covid-19 che sta attanagliando il settore dell’industria dell’ospitalità e creare nel contempo programmi e piani per combattere altre future possibili minacce”. “Tra 15-20 giorni quando gli impianti turistici potranno riaprire i battenti, tutto dovrà essere pronto per poter accogliere i turisti stranieri, ma soprattutto quelli nostrani”, ha concluso Cappelli.
Lubiana non si sbilancia
Il governo sloveno non si sbilancia in merito alla riapertura delle frontiere per i viaggi di piacere. Lubiana pare rimanere in attesa delle raccomandazioni che potrebbero giungere in merito dall’Unione europea. L’argomento potrebbe essere affrontato nei prossimi giorni, nel corso dell’incontro tra il ministro sloveno dello Sviluppo economico e la Tecnologia, Zdravko Počivalšek, e il ministro croato del Turismo, Gari Cappelli. In circostanze normali, in questo periodo di ponti festivi primaverili le località di villeggiatura croate avrebbero, probabilmente, registrato la prima grande ondata di turisti sloveni (in particolare i proprietari immobili). Ieri in Slovenia è stata celebrata la Giornata della resistenza (festa nazionale) e saranno giornate non lavorative pure l’1 e il 2 maggio.

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