Fisioterapia. Corso in italiano, ma esame di Stato in sloveno

Slovenia. Studenti stranieri discriminati

Sono oltre 150 gli studenti italiani che reclamano il diritto di poter completare nella loro lingua gli studi di fisioterapia. All’atto d’iscrizione avevano avuto piena garanzia che potranno sostenere, dopo la laurea, l’esame di stato con l’aiuto di un traduttore, come già permesso in precedenza a una ventina di studenti. Una modifica della legge sull’attività medica, datata 2017, impone invece la conoscenza attiva della lingua slovena a livello B2 prima di essere ammessi alla prova finale per l’abilitazione alla professione, anche se non hanno intenzione di esercitare in Slovenia. In seguito alla direttiva all’Alma Mater Europaea tale indirizzo di studio in lingua straniera è stato oltretutto cassato. I ministri della Salute susseguitisi negli ultimi anni sono stati informati della vertenza, avevano promesso di verificare la situazione, ma poi non erano intervenuti. Sulla questione è stato inviato un appello pure al Presidente della Repubblica, Borut Pahor e al tutore civico, Peter Svetina. Gli studenti si sono riuniti in un’Iniziativa civica, denominata “300 Italia” e hanno incaricato una legale di tutelare i loro diritti. Quanto accaduto significa per molti un danno materiale, un brusco cambiamento dei propri programmi di vita ed è causa di forte stress. L’avvocato Mihaela Pudgar si è detta certa che i ricorsi in tribunale avranno esito positivo e che i suoi assistiti potranno completare i corsi avviati. Nelle procedure seguite, infatti, sarebbero stati violati alcuni articoli della Costituzione, a partire dal divieto di valore retroattivo per le leggi in questione. Ha rilevato inoltre che a livello legislativo in Slovenia è stata interpretata in maniera restrittiva la norma europea del 2013 sui titoli di studio. In base al provvedimento, infatti, la conoscenza dello sloveno andrebbe verificata dopo l’ottenimento della licenza. Secondo la legge sull’attività medica, invece, viene richiesta prima. Alcuni hanno già assicurato che andranno sino in fondo a questa vicenda, arrivando se necessario alla Corte europea per i diritti dell’uomo.

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