Bruno Paladin svela l’anima del siluro

Nel Museo civico è stata inaugurata la mostra dell’artista connazionale che quest’anno celebra trent’anni di attività

Bruno Paladin davanti alla sua opera. Goran Žiković

L’essenza” è il titolo della mostra che l’artista connazionale Bruno Paladin ha inaugurato ieri sera al Museo civico di Fiume. L’esibizione è incentrata sulla cartella grafica ispirata al siluro, che come tutte le pietre preziose nascondono tante storie e infinite sfaccettature. “Il titolo della mostra – L’essenza – è stato scelto perché ho deciso di sezionare il siluro, non volevo vederlo solamente come un oggetto di distruzione, volevo scoprire la bellezza rinchiusa nella sua anima, la sua essenza appunto – ha dichiarato Paladin –. Le opere sono nate dallo studio dei disegni originali del siluro che ho elaborato in un oggetto grafico-artistico”. Trovare il bello nell’anima delle cose più pericolose, sembra proprio questa l’intenzione di Paladin che con questa mostra celebra trent’anni di attività.
Collaborazione con la CI e l’UI
L’esposizione, allestita in collaborazione con la Comunità degli Italiani di Fiume, l’Unione Italiana e il Museo civico di Fiume, annovera anche una retrospettiva personale dell’artista poliedrico fiumano. Tre decenni di ricerca artistica dai quali la curatrice, Ema Makarun, ha fatto una selezione di opere create con tecniche e materiali diversi: installazioni, tecniche miste, vetro, bronzo, ceramica e compensato.
All’apertura della mostra la presidente della Comunità degli Italiani di Fiume, Melita Sciucca, ha dichiarato di essere molto felice che la Comunità non sia rinchiusa nei suoi spazi ma di essere una vera e propria istituzione della città, presente anche fuori dai soliti circoli. Ha rilevato che questa esposizione conclude un ciclo di eventi co-organizzati con il Museo civico, che ha presentato al pubblico fiumano gli allievi del grande Romolo Venucci: Erna Toncinich, Daria Vlahov, Mauro Stipanov e infine anche Bruno Paladin.
Il critico dell’arte Enzo Santese si è soffermato sul fatto che Paladin si è sganciato ben presto dall’ombra del maestro Venucci ed è facilmente riconoscibile anche senza firmare le sue opere. Santese ha spiegato la simbologia della scelta del tema della Torre di Babele nelle opere di Bruno Paladin: “Significa preferire il ponte al muro. Il ponte congiunge. Il muro divide. Se proprio deve essere un elemento divisorio, che sia uno che si può attraversare a piacimento”.
La decomposizione
Il capodipartimento per la Cultura della Città di Fiume, Ivan Šarar, si è detto felice di poter concludere questo capitolo del Museo civico, in quanto l’istituzione dovrebbe trasferirsi, in un prossimo futuro, nel complesso museale “Rikard Benčić”. Per quanto riguarda le opere esposte, Šarar ha trovato la decomposizione del siluro nella bellezza di un opera artistica un modo intelligente di essere fieri di questa invenzione della quale ci vantiamo spesso a priori, dimenticando tutto il dolore che ha portato.
I testi della mostra sono stati curati da Ema Makarun, Ervin Dubrović e il critico italiano Enzo Santese, mentre delle traduzioni si è occupato Giacomo Scotti.
La mostra rimane aperta al pubblico fino al 3 novembre.

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