Resterò bambino fino a settant’anni

Per quello che sta succedendo nel mondo, un po’ dovunque, ci si chiede spesso se la specie umana meriti di dominare il pianeta. Nei momenti di disagio un modo per opporsi è quello di cercare il lato positivo delle cose, per sorridere o, meglio ancora, per ridere. Di tanto in tanto lo facciamo grazie ai personaggi che hanno la capacità, il potere di coinvolgerci, di contagiarci con il loro buonumore, anche se magari ingiustificato. Ci sono voci e volti che attirano la nostra attenzione, che ci fanno alzare il volume della radio o indirizzare lo sguardo al televisore acceso di cui non avvertiamo nemmeno la presenza. Una di queste voci, di questi volti, è lui, signore e signori, che abbiamo incontrato per farci ricaricare di energia positiva. Mario Lipovšek Battifiaca è il personaggio giusto per evadere dalla realtà con cui alla fine dobbiamo tornare a confrontarci.

L’intervista è stata fatta in italiano, in dialetto e, una volta tanto, non c’è la necessità di tradurre certe espressioni colorite, bonariamente volgari, che sentiremo dal nostro interlocutore.

Silvana diceva che canto bene…

Attore teatrale, comico, conduttore radiofonico, (ex) caporedattore a KanalRi. Chi è veramente Battifiaca? L’albinismo è una malattia congenita rara che sicuramente non dà dei vantaggi a chi ce l’ha, a meno che non si chiami Mario Lipovšek e non decida di riderci in faccia. Come cavolo si fa?

“Ci vedo poco, sono orbo come una talpa e lo sport non fa per me. Ho anche cercato di giocare a pallone, ma quando la palla la vedo io, è già passata. Mi mettevano tra i pali e quando stavo fermo c’era sempre la possibilità che qualcuno mi colpisse. Potevo parare soltanto in questo modo. Sicuramente non sono nato per fare sport. D’estate tutti andavano al mare, mentre io, come un pezzo di m…a me ne stavo all’ombra perché non dovevo espormi al sole. Mi sentivo messo da parte. Pertanto, le uniche attività in cui potevo esprimermi erano la sezione filodrammatica, il coro e cose di questo genere. Passo dopo passo, poi, mi è capitata Silvana, la moglie di Duško Jeličić, insegnante di musica. Diceva che cantavo bene e che sarei dovuto andare in questa direzione”; racconta l’artista lauranese.

Dall’Elektroprimorje al MIQ

In ogni caso, a un certo punto uno deve anche cominciare a pensare di che cosa vivere. Come e quando lo ha capito Battifiaca che lo spettacolo sarebbe stato il suo futuro?

“Ho terminato la Scuola media superiore italiana di Fiume, poi ho studiato alla Facoltà di alberghiera di Ika, ma non ero interessato a lavorare in questo settore. Ho lavorato come portiere alla reception, d’estate, quando gli altri facevano il bagno in mare, cosa che io non potevo fare. Quindi, mio papà che lavorava all’Elektroprimorje, mi trovò un lavoro lì, come portiere, per seguire chi entrava e chi usciva. Avevo tanto tempo a disposizione per cui mi sono messo a scrivere canzoni, per non annoiarmi. Nel ‘93, quando tornò il festival MIQ, venne pubblicato un concorso a cui decisi di partecipare. Andò bene, ma la canzone che avevo proposto non l’ho potuta cantare io, perché ero ancora un illustre sconosciuto. Quando qualcuno mi dice che una cosa non posso farla, lo mando… in m… Ci furono delle altre canzoni prima di arrivare all’anno successivo con la canzone ‘Tanac’ per la quale insistetti di cantarla io. Grazie a Dio, ci sono riuscito ed è lì che ho capito che avrei potuto vivere anche di musica. Infatti, mi licenziai dal posto fisso che avevo all’Elektroprimorje”.

In Istria un’energia diversa

Soddisfatto della scelta?

“Certo – risponde Battifiaca –, e credo tuttora di avere un grande privilegio, quello di poter giocare ancora. È bello quando il tuo lavoro te lo godi. Per il 90 p.c. è così, poi ci sono degli inevitabili momenti. Questo mi permetterà di restare bambino fino a settant’anni, con la fantasia, tra musica, teatro, radio. È bellissimo”.

Sfondare e poi sopravvivere nel mondo dello spettacolo non è semplice. Cosa sta combinando Mario Lipovšek per non farsi dimenticare. In televisione non lo vediamo da un po’. Semmai, le sue canzoni più conosciute le sentiamo sulle radio locali, mentre la sua voce ci arriva dai microfoni di Radio Fiume la domenica e su Radio Istra due volte alla settimana.

“In questo momento non sto facendo niente di niente. Non mi chiama nessuno, non mi caga nessuno… Dopo un lungo e difficile periodo della mia vita, troppo intenso, che ho trascorso soprattutto a Zagabria. Troppa TV. Cinque stagioni con le ‘Bele udovice’ (serie comica, nda.), ho capito che era ora di smetterla. Sono stato io a dire basta. Ho semplicemente deciso di alzare la ‘ručna’ (il freno a mano) per tornare qui e lavorare alla radio, un lavoro che mi piace di più. C’è spontaneità, non devi vestirti in modo speciale. Quando ti alzi, vai a lavorare. Oltre la domenica a Radio Fiume, dove mi chiedono di lavorare di più, sono a Radio Istra il martedì e il giovedì. È un’esperienza bellissima che dura dal 2008. Mi sembra tutte le volte di andare dalla zia in campagna. Anche se l’Istria è vicina, devo dire che lì c’è un’energia diversa. Tutto è più rilassato. Mi ci trovo benissimo. Non ho le responsabilità che avevo quando ero caporedattore a KanalRi con settanta persone, casini, chiamate a ogni ora del giorno, niente tempo libero. Quando sei giovane, magari, hai la forza per funzionare in questo modo, ma uno che si avvicina alla soglia dei cinquant’anni non ha più voglia di sopportare un peso simile. Il rammarico che ho oggi è quello di poter lavorare poco nel teatro. È quello che mi piace fare di più. Se me ne viene data l’opportunità, la colgo al volo. Faccio cose diverse e mio papà dice che, evidentemente, non so fare bene nessuna di queste cose, perché voglio farle tutte. Sono un bambino che non ha ancora deciso cosa fare. Se dovessi scegliere, farei l’attore e poi, a seguire il cantante e il conduttore. Comunque, facendo qualsiasi di queste cose, faccio sempre l’attore. Fai l’attore quando canti, per trasmettere il senso della canzone. Vorrei fare l’attore – confessa Battifiaca –, anche se è ciò che faccio peggio tra le cose di cui mi occupo. Facendolo, però, godo come un maiale”.

«Non capisco l’intolleranza»

Vediamo Battifiaca, a partire dal suo nomignolo o, come si dice oggi, ‘nickname’, come lo stereotipo del buontempone. L’intento era, incontrandolo, di farlo conoscere da un punto di vista ludico, in modo scanzonato. Il confronto con la realtà è stato però inevitabile. Piani per il futuro?

“Nessuno. Se fossi un po’ più giovane me ne andrei da qui. Non è per una questione economica, anche se pure quella è importante. È per il contesto in cui vivo. Mi riferisco al nazionalismo e alla destra sempre più aggressiva. Dice un detto che quando i matti urlano i saggi stanno zitti. Oggi ti guardano male se sei serbo, se sei gay…. L’uomo dovrebbe essere al centro di tutto, a prescindere da quello che è. Sono cose che non posso accettare. Grazie a Dio che vivo in Istria, perché Laurana la considero come Istria, oppure a Fiume perché almeno qui, a differenza di buona parte del Paese, c’è più tolleranza. Ci sono posti in Croazia in cui non puoi permetterti di dire che la Croazia così com’è non ti piace. Non puoi nemmeno puntare il dito contro chi, sventolando la bandiera croata, ruba e frega il fisco, mentre gli altri onesti, che non palesano la propria appartenenza, vengono intesi come nemici della Croazia. Basta poco per essere considerati degli jugofili. Bleah, che schifo. Tutti i valori sono stravolti. Il folclore è più importante della sostanza. Viviamo in un Paese che da tanti anni continua a bersi la stessa storia. Ognuno di noi, comunque, si circonda di persone con cui condividere i valori, come una tribù che funziona come funzioni tu. Non lo fai nemmeno apposta. Semplicemente ti avvicini a chi ti fa sentire bene. Questi fenomeni non sono soltanto croati e, a dirla giusta, avvengono praticamente dappertutto. Da noi queste differenze sono più accentuate, con la gente che continua a vivere nel ‘41, nemmeno nel ‘91. Sono cose che faccio fatica a comprendere, come ad esempio le reazioni alla possibile introduzione delle tabelle bilingui a Fiume. Storicamente, ci sarebbero dei motivi per reintrodurle, ma per quanto mi riguarda, potrebbero mettere le scritte anche in inglese, tedesco o ungherese. Si aggiunge qualcosa, non si toglie nulla. Non posso accettare il fatto che qualcuno possa respingere tutto ciò che non è suo, croato. Ho dei nipoti, e non ce la faccio a capirli, che sono nazionalisti e intolleranti, che hanno finito le scuole negli anni Novanta. Non so che cosa ci sia all’origine di ciò, forse l’insegnamento della religione, del catechismo. Per tutto ciò non faccio dei piani per il futuro”.

Sogni e progetti

E lasciare un po’ di spazio all’ottimismo? Mario Lipovšek apre uno spiraglio.

“Ho sempre questo privilegio di scegliere cosa fare. Ho anche dei sogni nel cassetto. Riprendo con le stand-up comedy, cerco di portare a termine un progetto iniziato da parecchio assieme a Robert Ferlin e c’è pure un altro spettacolo con Olivera Baljak che si prepara da diversi anni. Sono cose ferme da parecchio anche perché ognuno di noi ha da fare tante altre cose. Ora li chiamerei più sogni che progetti.

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