ORLANDERIE Lo sputo di Kolinda ai fiumani

Davor Javorovic/PIXSELL
Kolinda Grabar-Kitarović. Davor Javorovic/PIXSELL

Il Capo dello Stato, Kolinda Grabar Kitarović, ha voltato le spalle al Rijeka. Cinque anni fa, in campagna elettorale, aveva indossato la maglia di Anas Sharbini, il numero dieci, presentandosi a Cantrida per accattivarsi le simpatie dei tifosi fiumani. Recentemente è stata a Castua per la festa del vino e si è fatta fotografare con il “pescecane”, la mascotte del Rijeka, diventando socio del sodalizio fiumano. Probabilmente il vino novello, ancora in fase di fermentazione, le avrà fatto male a stomaco e testa. Perché soltanto una persona in preda ai fumi dell’alcool può dichiarare ciò che il Capo dello Stato, dunque di tutti i cittadini croati, ha detto a Spalato durante la presentazione del libro di Ivan Gudelj. Ha sputato in faccia a tutti i fiumani, ma soprattutto a coloro che il Rijeka calcio sta a cuore.
Negli anni Ottanta, Kolinda Grabar Kitarović, allora ragazzina, tifava Hajduk e Dinamo per il loro ruolo patriottico e perché il Rijeka era una “squadra di riserva di Partizan e Crvena zvezda”. Kolinda ha buttato il pallone nelle sabbie mobili della prostituzione politica! Proprio lei, nativa di Grobnico e dove tutti tifano per il Rijeka, che del calcio durante i Mondiali in Russia aveva fatto il proprio cavallo di battaglia della popolarità. Negli anni Ottanta del buio comunista il Rijeka era una succursale serba dove avevano spazio i ragazzi fiumani… Ha tirato in ballo anche il povero Zoran Šestan, pure lui di Grobnico, fuori in quanto politicamente non idoneo. Nel 1978, quando il Rijeka sconfisse per 1-0 (Kustudić) l’Hajduk a Spalato in semifinale di Coppa, Šestan fu uno dei migliori in campo, colui che si era procurato il rigore decisivo. Kolinda all’epoca aveva 10 anni e di calcio ne capiva poco, come del resto anche ora. Ricordate Luka Bonačić, l’allenatore del Rijeka che nel 1996 fu cacciato dopo due mesi senza disputare nessun incontro ufficiale? Non voleva essere cavalcato dalla politica. Se ne andò salutando Hrvoje Šarinić, alla guida del club con Ježić e Frančišković, con le parole: “Lei è convinto che il pallone salti perché dentro ci sia una rana…”.
KGK durante i Mondiali in Russia aveva esagerato con baci e abbracci negli spogliatoi. A forza di brindare con tutti, aveva perso il senso della misura…
Josip Skoblar è stato il tecnico dei maggiori successi negli anni del buio di Kolinda. Il 24 ottobre 1984 il Rijeka batteva il Real Madrid per 3-1 con due reti di Fegic e una rovesciata di Matrljan. Erano in campo Ravnić, Malbaša, Milenković, Hrstić, Juričić, Tičić, Sredojević, Gračan, Radmanović, Matrljan, Fegic e Desnica. Era l’anno in cui il Rijeka aveva raggiunto la seconda piazza, a due punti dalla Crvena zvezda. Era il Rijeka di Skoblar, tecnico autoritario al quale nessuno avrebbe osato suggerire la formazione. Skoblar, incontrato ieri al “Caffé numero 1” di Mauro Ravnić, allora suo portiere, è ancora in attesa di essere ricevuto dal Capo dello Stato dopo che tre anni fa era stato premiato dai francesi per quanto aveva dato al calcio francese e mondiale.
Skoblar era un duro e un testardo. Una volta gli ordinarono di far vincere la Dinamo di Ćiro Blažević. Sapete come andò a finire? 3-0 per il Rijeka e dopo l’incontro Ćiro andò su tutte le furie.
E sapete chi pagò, 40 anni fa, la riparazione del tetto sulla chiesa di Grobnico, dove pregava la piccola Kolinda? Il Rijeka calcio di Ljubo Španjol! Ma erano gli anni del buio…

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