Istra 1961. Tutto è bene quel che finisce bene

Dusko Marusic/PIXSELL

POLA | Se invece di maltrattare sé stessi e i suoi tifosi tutta la stagione l’Istra 1961 giocasse subito lo spareggio-salvezza salvando le coronarie di chi ce l’ha a cuore? Tre anni fa, l’anno scorso e quest’anno. In tre delle ultime quattro stagioni i polesi hanno dovuto disputare gli extra-time stagionali e tutte le volte ne sono usciti vincitori. Nel 2018 contro il Varaždin, nel 2016 e quest’anno contro lo Šibenik.
Che cosa hanno detto questi spareggi? Che il divario tra la Prima e la Seconda lega croata è enorme e anche una squadra della massima divisione presa a pallonate a destra e a manca ha avuto la meglio sulla seconda piazzata della cadetteria. A parte il tasso qualitativo, la differenza è enorme nella preparazione fisica, dove nei 20 minuti finali sia allo Šubićevac che al Drosina i polesi l’hanno fatta da padroni in campo. “Abbiamo chiuso la stagione in modo vittorioso e sono fiero dei miei ragazzi. Gran parte di essi ha giocato poco o nulla durante la stagione e hanno dovuto rimpiazzare chi se n’è andato o era infortunato. Hanno fatto un buon lavoro. In entrambe le partite contro lo Šibenik siamo stati superiori agli avversari e il nostro premio è meritato”, ha detto Igor Cvitanović a fine partita.
Nella partita di ritorno di lunedì al Drosina tutti hanno meritato la sufficienza: da quella risicata come Lončar a quella strameritata come Bosančić in difesa, Galilea a centrocampo, Iglesias tra le linee e Fuentes. L’attaccante spagnolo ha avuto il difficile compito di non far rimpiangere il più quotato Mierez, riuscendoci in pieno. Un gol all’andata e uno al ritorno, per non farsi mancare niente. Cvitanović ha parlato di giocatori che sono stati fuori per molto tempo e che si sono fatti trovare pronti. Uno di essi è sicuramente Ivančić, il quale ha condito un’ottima prova con la rete che ha mandato KO i dalmati. Correva il 71’ e la partita si chiudeva lì.
Tutto è bene quel che finisce bene, è il titolo di una commedia di Shakespeare. È vero, ma speriamo che il Gruppo Baskonia-Alaves, proprietario del club, abbia tratto le dovute conclusioni dopo un’annata a dir poco caotica. Alla guida della squadra seniores si sono alternati quattro allenatori (Marquez, Torres, Rendulić e Cvitanović) e nessuno di loro ha vinto più di due partite nella regular season (6 in totale). Avranno anche le loro colpe, però questo è un segno evidente che il mercato è stato molto approssimativo. Con molti, troppi pacchi, ovvero giocatori che non possono fare la differenza in Prima lega. Almeno con l’approccio che hanno mostrato. Gli acquisti azzeccati sono stati pochi (Mierez, Bosančić, Galilea, Fuentes, Čondrić, Pavić), mentre i vari Rimane, Gomes, Ndi, Nkololo, Bruno Savio e Maicon che hanno militato in squadre molto più blasonate dell’Istra 1961 hanno fallito. In futuro i polesi devono puntare su calciatori giovani affamati di vittorie e non su giocatori ormai sul viale del tramonto privi di motivazioni.
L’unica certezza è che anche durante la prossima estate ci sarà un continuo viavai al Drosina, con partenze e arrivi in doppia cifra. Ma prima di tutto bisogna risolvere il nodo allenatore. Come confermato da Cvitanović, la sua permanenza non è sicura. “Secondo contratto, la mia permanenza sarebbe scattata automaticamente se avessimo conquistato la salvezza senza lo spareggio finale. Ora è tutto nelle mani dei vertici societari. Io vorrei continuare il lavoro iniziato in quanto con alcuni rinforzi si può fare molto bene in futuro. Sia la città che la società meritano qualcosa di più e non una squadra che ogni anno gioca lo spareggio salvezza”, ha detto Cvitanović.
Ora si attendono le mosse della dirigenza, che non deve temporeggiare. Tra 45 giorni, infatti, si riprende a giocare in Prima lega.

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