Damir Mišković. Un 2020 burrascoso, ma sportivamente fantastico

Lunga chiacchierata con il presidente del Rijeka, che ha toccato vari argomenti d’attualità: gli effetti del coronavirus, la gestione del club, il progetto del nuovo stadio di Cantrida, i risultati della squadra e tanto altro ancora

Damir Miškovič nel suo ufficio di Rujevica

Uno storico titolo di campione nazionale, quattro trofei di Coppa Croazia, una Supercoppa e quattro piazzamenti alla fase a gironi di Europa League. Questo il “palmarès” di Damir Mišković nei suoi otto anni di presidenza al Rijeka. Solitamente lo incontravamo alla “Notte bianca”, tradizionale festa di fine anno del club, per chiacchierare un po’ sugli ultimi dodici mesi, ma le misure epidemiologiche per contenere l’epidemia da coronavirus hanno cancellato l’avvenimento solitamente in programma a fine dicembre. Così ci siamo dovuti “accontentare” di una visita al suo ufficio di Rujevica, luogo dove trascorre parte delle giornate mentre si trova a Fiume, tra un impegno di lavoro e l’altro, che lo portano in Africa, Europa e Dubai.

 

Iniziamo dalla domanda più scontata, ma allo stesso tempo forse anche la più difficile. Che anno è stato il 2020?
“Specifico, come per tutta la gente e per l’umanità in generale, così anche per il club. Ci sono state tante turbolenze e a marzo ci siamo visti costretti a ricorrere a delle misure drastiche, ma assolutamente necessarie per poter continuare a funzionare in modo normale. A quel tempo, forse anche perché siamo stati tra i primi in Croazia a farlo, sembrava qualcosa di negativo. Quando vivi però all’estero e vedi che anche società molto più blasonate e finanziariamente potenti del Rijeka si ritrovano con le spalle al muro, capisci che non ci sono troppe soluzioni alternative. A conti fatti, ora che sono passati alcuni mesi, credo che abbiamo fatto la cosa giusta. A tal proposito non finirò mai di ringraziare i giocatori e i dipendenti per aver capito il problema e accettato il taglio degli stipendi senza storcere il naso. Direi che si sono resi conto che quella era la migliore soluzione possibile, l’unica per poter funzionare ancora per qualche mese e poi chiudere tutti insieme baracca. Allora avevo pronosticato che il momento difficile sarebbe durato fino a maggio 2021 e credo che si stia procedendo in questa direzione. Rivedere il piano finanziario per l’anno in corso era un must, una questione di vita o di morte per la società. Adesso posso dire con orgoglio che siamo riusciti a sopravvivere e a superare il momento più critico, anche se le conseguenze saranno visibili ancora per diverso tempo. Si vede la luce in fondo al tunnel, ma non ne siamo ancora usciti del tutto”.

Dall’aspetto sportivo sono stati invece dodici mesi decisamente positivi…
“Più che positivi, dire fantastici. Abbiamo vinto per il secondo anno consecutivo la Coppa Croazia e con ciò ci siamo qualificati sulla scena europea. Purtroppo il sorteggio ci ha riservato avversarie come Napoli o Real Sociedad, contro le quali era onestamente difficile aspettarsi qualcosa in più. Ma sfido chiunque a dire che abbiamo deluso o che siamo stati annichiliti in campo. Ammetto che avevo il timore di rimediare qualche figuraccia perché, in fin dei conti, parliamo di società il cui patrimonio è stimato sul miliardo di euro. D’altra parte, però, c’era fiducia e consapevolezza nei propri mezzi. Mi è capitato di parlare più volte con l’allenatore Simon Rožman, i diesse Srećko Juričić e Ivan Mance nonché con i ragazzi: tutti loro credevano fortemente nella possibilità di opporre una discreta resistenza. Sotto sotto speravamo magari di poter sorprendere e approdare alla fase a eliminazione diretta, ma sono più che soddisfatto anche così. Anzi, sono orgoglioso della squadra, anche perché non rappresentavamo soltanto noi stessi bensì tutto il calcio nazionale, la città di Fiume e la Croazia come Paese. E non è una responsabilità da poco”.

Secondo lei che cosa è mancato per poter strappare un pareggio al Napoli o la vittoria a San Sebastian?
“Qualche… gol in più nella porta avversaria. Scherzi a parte, è difficile reggere i loro ritmi, soprattutto quando attaccano in forza. Parliamo di giocatori di grande valore, con tanta esperienza alle spalle. Ne esce uno e ne entra un altro dello stesso livello. Ciò nonostante, per batterci hanno dovuto mandare in campo i migliori, il che è per noi un bel riconoscimento. Tenere in scacco il Napoli per quasi tutto il primo tempo non è cosa da ogni giorno. Tuttavia, per poter ottenere un risultato positivo devi essere concentrato al massimo per tutti i novanta minuti e oltre. Con la Real Sociedad lo siamo stati per 92’ e comunque non è bastato. Poi ci è mancata anche un po’ di fortuna visto che al Napoli abbiamo concesso due autoreti, senza dimenticare il fatto che al San Paolo siamo scesi in campo senza una decina di titolari. Siamo il Rijeka e non abbiamo certo una panchina lunga al punto da poter sopperire ad assenze così pesanti. Eppure non abbiamo sfigurato. Ripeto: ce la siamo cavata in modo del tutto egregio e non ho assolutamente da rimproverare nulla a nessuno. La squadra ha dimostrato carattere, volontà e determinazione. E, ciò che conta forse maggiormente, abbiamo lanciato tanti giovani interessanti su un palcoscenico importante come l’Europa League”.

Siamo al giro di boa per quanto concerne la stagione: in campionato le cose non stanno andando benissimo, ma c’è tutto il tempo per rimediare, mentre in Coppa Croazia è arrivata la qualificazione ai quarti di finale. Gli obiettivi sono gli stessi d’inizio stagione?
“Certo, ci mancherebbe altro. Confesso che ho da sempre un debole per la Coppa Croazia e preferisco vincerla piuttosto che finire secondo o terzo in campionato. Alzare al cielo il Sole di Rabuzin significa comunque chiudere la stagione con un trofeo, che ti permette di ottenere l’accesso in Europa. La battaglia è appena iniziata e per sollevare la coppa devi vincere ancora tre partite. Ci proveremo, come d’altronde sempre fatto finora, con la consapevolezza di avere i mezzi a disposizione. L’abbiamo fatto anche quando non ci davano troppe chance. In quanto al campionato, la classifica attuale non ci sorride, ma va detto che abbiamo parecchie gare in meno delle dirette concorrenti. Se in primavera sapremo ripeterci ai livelli delle ultime settimane, tutto sarà possibile. Fossi dell’Osijek o del Gorica non sarei troppo tranquillo. Saranno mesi infernali, si giocherà ogni tre o quattro giorni e pertanto ci sarà bisogno del contributo di ogni singolo giocatore. Non ci resta che aspettare e vedere che cosa succederà…”.

Un momento dell’intervista realizzata con il presidente del Rijeka

Lei ha sempre detto di voler vedere in prima squadra qualche giovane del vivaio. Si direbbe che finalmente è stato accontentato.
“Sì, e ne sono felicissimo. Il Rijeka era tra le squadre più giovani in Europa League e pertanto il successo è ancora maggiore. L’obiettivo che ci eravamo prefissati nel corso dei primi cinque anni di gestione era di lanciare in prima squadra 3-4 giovani a stagione, non necessariamente di Fiume o dintorni. Tanto meglio, poi, se del proprio vivaio. Questo è uno dei principali aspetti della nostra politica societaria e la scuola calcio deve essere il nostro fiore all’occhiello, un bacino dal quale attingere ciò che sono le esigenze della squadra seniores”.

Merito anche di Simon Rožman, che non ha paura di responsabilizzare i tanti giovanotti…
“Esatto. Ma non è che lui li faccia giocare per accontentare me, bensì per il fatto che se lo sono meritati. Se guardiamo la rosa, vediamo che ci sono diversi senatori. Purtroppo anche per loro gli anni passano e il nuovo avanza. Vuoi per meriti propri o vuoi per casualità, fatto sta che qualche giovane ha avuto l’occasione di mettersi in luce e ne ha approfittato in pieno per prendersi la maglia da titolare. Ricordiamoci soltanto la trasferta a Napoli e una panchina quasi tutta… verde”.

Cambiamo argomento e parliamo della struttura societaria. Ci sono delle novità in merito a potenziali nuovi sponsor, investitori o partner d’affari, il tutto ovviamente con l’obiettivo di far fare un salto di qualità a società e squadra?
“Gli sponsor sono quelli che sono e li ringrazio per il sostegno, a seconda delle loro possibilità, in questi momenti difficili. Credo che sotto questo punto di vista non ci sia troppo da fare anche perché oggi non è facile cacciare fuori i soldi. Cerchiamo chi potrebbe aiutare il club e continueremo a farlo. Sappiamo quali sono le nostre possibilità e non vogliamo compiere il passo più lungo della gamba. Da anni capita ormai di leggere sui giornali che il Rijeka ha problemi finanziari o che è addirittura sull’orlo della bancarotta. Ebbene, a questi signori dico: il Rijeka va avanti per la sua strada e giorno dopo giorno è sempre più forte come società. Nuovi investitori? Perché no? L’ho detto e lo ribadisco ancora una volta: se c’è qualcuno pronto a investire nel Rijeka con l’obiettivo di farlo crescere ulteriormente io lo ascolterò volentieri, gli stenderò il tappeto rosso e gli darò il benvenuto. Però dovrà trattarsi di un investitore serio e con un progetto ambizioso. Il club non è un giocattolo da usare e poi buttare via. Ci vuole passione e moltissima energia, oltre che rispetto per la sua storia. Credetemi se vi dico che è un lavoro molto difficile e di enorme responsabilità”.

C’è una domanda che ripetiamo ormai di anno in anno, ma che è la nota dolente di ogni tifoso del Rijeka, soprattutto delle vecchie generazioni. A che punto siamo con il progetto del nuovo stadio di Cantrida?
“Più che la nota dolente dei tifosi, è la mia. Ci penso spesso, anche perché è una specie di promessa che avevo fatto al mio arrivo. C’è stato a suo tempo un investitore molto serio e la trattativa era decisamente ben avviata. Poi purtroppo è scoppiata la pandemia di Covid-19, qualcosa che nessuno poteva prevedere, e tutto si è fermato di colpo. Ci sono altri due o tre potenziali investitori interessati. Stiamo lavorando a proposito, ma l’attuale situazione globale non gioca certo a nostro favore. L’importante è che il progetto non sia stato accantonato e che l’interesse per la costruzione sia ancora sempre vivo, sia da parte nostra che dai potenziali investitori. Credo che un giorno il nuovo stadio si farà, ma quando non me la sento onestamente di pronosticarlo. Spero possa essere prima che io lasci il club, così sarei almeno in pace con me stesso”.

Orlando Rivetti, Cvjetan Ivanković, Ivica Kovačević. Ultimamente il Rijeka ha perso tre giornalisti sportivi che hanno raccontato i maggiori successi nel corso della storia, ma soprattutto persone e professionisti seri per decenni vicini al club. Come li ricorda?
“Mi sono venuti i brividi nel sentire pronunciare i loro nomi. Negli ultimi anni sono stato più di tutto a contatto con Orlando, anche perché era l’unico ancora in attività dei tre. Non mi pare vero che non ci sia più, forse non ce ne stiamo ancora sempre rendendo conto. Per tutti noi, ma anche per i suoi colleghi, è una grande perdita. Orlando, Cvjetan e Ivica erano dei poeti, gente che non aveva peli sulla lingua e che criticava quando c’era il motivo per farlo, però nel massimo rispetto di tutti. Talvolta abbiamo avuto degli scambi d’opinione, ma sempre per il bene del Rijeka. Giornalisti sì, però prima di tutto tifosi e simpatizzanti del club, per quanto ovviamente l’etica professionale lo consenta. In fin dei conti, anche per questo motivo abbiamo intitolato il centro stampa a Orlando Rivetti. E non lo abbiamo fatto certo per sdebitarci, bensì perché nessuno più di lui se lo sarebbe meritato. Avrei comunque preferito che non si fosse arrivati a questo. Confesso che il ‘baffo’ mi manca tantissimo, soprattutto le sue telefonate per farmi i complimenti ogni qualvolta battiamo l’Hajduk…”

Per rimanere in tema, il calcio mondiale è rimasto da poco senza un certo Diego Armando Maradona.
“Non saprei cosa dire, forse tutti noi stiamo invecchiando senza rendercene conto. Però resta il fatto che Diego, come i tanti altri sportivi noti venuti a mancare nel 2020, se n’è andato un po’ troppo presto. Questo bruttissimo 2020 passerà, ma i loro ricordi rimarranno per sempre nel corso della storia. Noi del Rijeka abbiamo avuto, nostro malgrado, la fortuna di affrontare il Napoli il giorno dopo la morte di Maradona e sincerarci di persona quanto forte possa esserci il legame tra un calciatore e una squadra, tifoseria o città. Mi dispiace di non essere stato presente, ma siccome ero rientrato qualche giorno prima dagli Emirati Arabi dovevo osservare il periodo di isolamento. Mi hanno detto che era qualcosa d’irripetibile e indescrivibile”.

Concludendo, un suo messaggio ai tifosi del Rijeka, ma anche a tutti gli altri, in questo momento molto particolare e difficile.
“Prima di tutto di guardare alla salute e di provare a rimanere sani, per quanto possibile. Poi, in seconda battuta, dobbiamo pensare positivo ed essere ottimisti. Guai abbatterci, di energia negativa ce n’è sin troppa e prima o poi finisce per distruggerti fisicamente e mentalmente. Personalmente, ogni qualvolta mi ritrovo a passare un brutto momento cerco di pensare positivo, consapevole che dopo la pioggia arriva sempre il sole. Questo mi dà energia e speranza per il futuro. Poi cerco ovviamente di trasmetterla alla mia famiglia e alle persone che mi circondano. Ci vuole poco per abbattersi e sprofondare. Ecco, il mio messaggio a tutti sarebbe questo: cerchiamo di sorridere di più e di pensare positivo anche quando le cose non vanno come vorremmo. Godiamoci ogni momento della vita, perché è soltanto una e non dura mai abbastanza a lungo. In quanto ai tifosi, posso promettere loro che farò sempre il possibile affinché il Rijeka sia stabile finanziariamente e rimanga ai vertici del calcio nazionale”.

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