Mirjana Petercol: «La musica medievale è nei nostri geni»

Partendo dalle sue passioni musicali, Mirjana Petercol, una «parensana patoca» residente dal 1986 in Germania, ci racconta il suo amore per il canto gregoriano e per gli studi sul ruolo della donna nella storia delle civiltà, rivelando alcuni dei numerosi hobby come l’osteopatia canina

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Mirjana Petercol: «La musica medievale è nei nostri geni»
Mirjana Petercol in "Omaggio a Hildegard"

Mirjana Petercol è una “parensana patoca, nata dentro le porte”. All’epoca – siamo alla metà degli anni Sessanta del secolo scorso – Parenzo aveva il suo ospedale con reparto di maternità. Mirjana, dopo aver frequentato la Scuola elementare a Parenzo, dove ha seguito pure l’istruzione alla Scuola di musica, ha intrapreso, nella città natia, gli studi alla Scuola media superiore, studiando economia. Contemporaneamente, ha frequentato la Scuola media di Musica di Pola, dedicandosi alla fisarmonica e al pianoforte. Innamorata della musica, ha proseguito lo studio di fisarmonica in Germania. Qui si è diplomata, ha partecipato agli studi post laurea, conseguendo pure il concerto d’esame, una specie di dottorato artistico. I suoi studi sono proseguiti, poiché ha conseguito sette specializzazioni musicali, tra cui quella in pedagogia elementare per l’infanzia, la dirigenza corale, la musica liturgica organistica e quella di medicina per musicisti. Lavorando in Germania, dove risiede dal 1986, coglie ogni momento libero per ritornare nella città natia. Abbiamo colto l’occasione per incontrarla e scoprire quali sono i suoi interessi. Ed è stato un incontro molto piacevole, che, partendo dalle sue passioni musicali, si è ampliato alla cultura medievale e al ruolo della donna nella musica e nella storia delle civiltà.

Conoscenza minuziosa della liturgia

“Ho studiato tanto organo, fisarmonica, musica medievale, musica di camera, realizzando molti progetti musicali belli e interessanti”, esordisce la nostra interlocutrice.

Osservando il suo percorso di studi, i suoi interessi musicali sono indirizzati soprattutto verso la musica liturgica…

“Studiando la musica liturgica, non diventi soltanto organista o concertista, ma molto di più, dovendo conoscere ottimamente lo svolgimento della liturgia, sapere quali musiche si suonano e si cantano in date occasioni e giornate, durante lo stesso svolgimento del rito sacro. La musica liturgica è una cosa molto complessa. Ho seguito fra l’altro un corso di canto gregoriano, che purtroppo non si studia alle Accademie di musica classica dato che è talmente specialistico, cosa per me inaccettabile. Ritengo che ogni musicista dovrebbe conoscere il canto gregoriano, che sta alla base della cultura europea e ne è la radice. Provando un grande amore per questo genere di canto, ho intrapreso il master di musica medievale all’Università di Essen, con quattro frequentanti soltanto. Lo studio del canto gregoriano è molto impegnativo. Si deve studiare molto la teologia, avere una certa cognizione di latino per comprendere i canti, la parola, l’accento, il significato, la hierachia, i simboli”.

Il contributo di papa Gregorio

Stiamo parlando di un canto a cappella che ci riporta agli albori del rituale liturgico cantato?

“Il canto gregoriano nasce nel VI secolo con papa Gregorio, che ha realizzato un sistema in cui tutti i credenti cristiani dovevano cantare in modo uguale, a differenza del rituale paleoslavo o del mozarabico in Spagna, che venivano cantati in altri modi. Partendo da Roma e fino al settentrione europeo si cantava allo stesso modo, con qualche differenza diciamo del 5 p.c. Ciascun monastero scriveva le sue musiche in modo diverso. Nel canto gregoriano si deve studiare di continuo. La cosa mi ha colpito molto profondamente. Il canto gregoriano ha lasciato una traccia indelebile nella spiritualità dell’epoca. La chiesa medievale era un’altra cosa rispetto a quella odierna; era più libera, più dolce, come pure la società dell’epoca. Ancora nel 1136 le donne potevano fare delle cose al di fuori della chiesa; insegnare. Appena dopo, con la Scolastica, la filosofia cristiana medievale, le cose intrapresero un percorso diverso, ma fino ad allora c’era un altro mondo. In Germania vivevano tanti ebrei e c’era molta comunicazione tra le religioni”.

L’influsso di suor Hildegard von Bingen

Seguendo questo filone di studi, ha scoperto un altro mondo, quello delle donne medievali che hanno caratterizzato la società, la sua musica e la cultura dell’epoca…

“Pian piano mi sono indirizzata verso il canto di suor Hildegard von Bingen (Ildegarda di Bingen), santificata nel 2013, proclamata Dottore della Chiesa. Nella patristica ecclesiastica, elaborata dai Padri della Chiesa e dagli scrittori ecclesiastici, sono elencati 34 Dottori della Chiesa, di cui solo 4 donne e lei è attualmente l’ultima. L’ho trovata estremamente interessante; scriveva libri stranissimi di teologia, filosofia e medicina. Lei è la prima compositrice tedesca e in quanto tale molto intrigante. Ha scritto 77 composizioni solo per chiesa ovvero canti liturgici. Ho realizzato fra l’altro un progetto speciale fra queste sue musiche e le compositrici donne contemporanee, ‘Hommage à Hildegard’. Questi studi mi hanno arricchito molto”, spiega Mirhana Petercol.

Mirjana Petercol in “Omaggio a Hildegard”

Suor Hildegard von Bingen non era l’unica donna che si è dedicata alla musica. Ce ne sono state anche di altre. Il ruolo della donna nella storia delle civiltà è stato quindi ridefinito?

“Tra i miei progetti ce n’è uno che vorrei tanto presentare anche a Parenzo. Ho studiato le antifone ovvero i canti di cui sopra, delle donne sante: Santa Teresa d’Avila, Santa Gertrude, Santa Felicita, Santa Maria Maddalena, ecc. Tutti questi canti li ho tirati fuori, li suono, aggiungendo dei salmi speciali per loro, parlando del ruolo della donna e di queste sante nella società. Chi erano, che cosa hanno fatto, perché agivano in quel dato modo. Notando queste cose ti fai delle tue opinioni, che talvolta sono delle illusioni, relativamente alla vita di questa gente, non molto lunga ma profonda e intensa. Hildegard è morta a 82 anni, ha creato due monasteri, abbandonando quello maschile, benedettino, perché voleva accudire le sue suore. Era una che andava contro corrente. In quanto magistra, la sua era una posizione simile a quella del vescovo, faceva quello che credeva e voleva, viveva intensamente l’arte, promuoveva l’alimentazione sana, la cura degli animali, riteneva i cani salutari per l’anima umana. Nel Medioevo la civiltà umana era molto più libera di quel che si crede e probabilmente per questo Hildegard poteva agire così. Lei era entrata in un monastero maschile, dove potevano cantare tutti assieme, c’erano le biblioteche in cui s’imparava. I monasteri erano frequentati dai trovatori, con cui si cantava e si socializzava. Ho studiato le donne trovatori (trovarizze), tra cui nel XII secolo c’era Beatriz de Dia… Tutto questo l’ho scoperto partendo dallo studio su Hildegard e vorrei farlo conoscere al pubblico istriano”.

Portativo gotico e campane

Negli affreschi della chiesa di San Barnaba a Visinada è rappresentato un organo, forse si tratta della più antica rappresentazione figurativa di questo strumento in Istria. È organista e fisarmonicista, ma ha studiato anche il portativo gotico. Ci presenti questo strumento.

“L’ organo risale a circa 250 anni prima di Gesù. Dopo è nato questo strumento portatile, di dimensioni piccole, che funzionava pompandolo da parte ed era munito di canne. Era uno strumento processionale portatile, usato anche per dare le intonazioni. È interessante come gli strumenti musicali sono entrati d’uso in chiesa dov’erano proibiti nei primi secoli, e si cantava solo a voce, come lo fanno tuttora gli ortodossi. Mi chiedo allora come mai gli affreschi raffigurano gli angeli suonanti degli strumenti musicali? Credo che ogni tanto ci si dimenticava di questi divieti o magari le ordinanze tardavano a venire. Queste poi erano scritte in latino, lingua non diffusa fra la popolazione. Tornando al portativo gotico, me ne sono fatta costruire uno e lo suono. Suono anche la gironda medievale, le campane. Ho seguito due anni di corso di campanologia a Regensburg, realizzando un concerto, lo scampanio”.

Lo scampanio, o scampanare insistente delle campane è tipico pure della nostra penisola, ma mi pare stia lentamente regredendo…

“Sono pochissimi coloro che sanno suonarlo ed è concesso solo nelle ricorrenze festive maggiori. Sta venendo meno perché non si sa suonarlo più. Per me è interessante farlo, come pure tutte le altre cose che sto facendo, ma soprattutto vedere cosa provo io mentre suono questo tipo di musica. Sono cose queste che non ha scopo farle se non toccano il cuore di qualcuno. Ricordo un concerto al Castello di Offenbach: ci avevano messi in vari vani. A me toccava suonare la fisarmonica in una catacomba, laddove c’era il sarcofago della figlia dei proprietari, morta 200 anni fa. Alla fine dell’esibizione di musica contemporanea avevo di fronte un gruppo di gente che voleva parlare, comunicare, dire qualcosa, mentre durante l’esecuzione qualcuno s’era pure addormentato. Per questo si fa musica, per arricchire l’anima, la morale, l’intelligenza; per godersela. Con la musica si cresce”.

Melodia lineare

Che cosa può notare nei suoi studi della musica del mondo medievale e nella realtà odierna?

“Noto sempre una coincidenza tra l’uno e l’altro periodo. La musica medievale è nei nostri geni. La melodia gregoriana, un pubblico abituato ad ascoltare la radio e i concerti musicali, non riesce a capirla”.

Come mai?

“Perché ogni canzone odierna, anche classica, consta del ritornello e delle strofe, che si riesce in qualche modo ad agguantare. La musica di oggi è molto basata sull’armonia e la forma classica. Il canto gregoriano comincia qua e finisce diciamo a Trieste, in senso metaforico ovviamente, non ha ripetitività e allora si ha questa melodia senza fine, che continua ed è difficile impararla a memoria. Non se la riconosce perché non ha alcuna somiglianza, è priva di ripetizioni degli stessi giri, prosegue sempre linearmente. Perciò per il pubblico odierno è difficile seguirla, poiché deve essere molto concentrato. Questa musica va ascoltata in modo rilassato e attento, senza andare alla ricerca del testo precedente. Però questa musica fa parte di noi, è dentro i nostri geni, è collegata alla nostra lingua, al latino, alla lunghezza delle vocali, alla sonorità. È una musica, che non fa scatti, è lineare, è un qualcosa di profondo e armonioso, è parte di noi e secondo me tutti dovrebbero impararla, a partire dalle scuole elementari. Le prime parole dei bambini sono le vocali, a, e, i o, u, e per questo la musica gregoriana è quella più importante, la principale”.

Dialogo tra musicista, esecutore e pubblico

La cultura medievale è fondamentale per comprendere il mondo odierno?

“Certo. Qui ha inizio il mosaico, mai perfetto. La non percezione è il punto di partenza principale della creatività e di contatto con la divinità. La perfezione è una fregatura. Nemmeno un Santo lo era, ognuno aveva una falla dopo la quale s’aggrappava a Dio. Io, ripeto, ho fatto sempre musica contemporanea, andando alla ricerca di un qualcosa di stabile, di un bilancio, intravisto nella musica medievale. Questa musica medievale del VI secolo è per me il salmo che ha un ritmo molto ben costruito, fatto col respiro. È una cosa meravigliosa che va affrontata essendo rilassati. Se il pubblico è teso, diviso per esempio tra una cena e l’appuntamento al bar, la cosa non funziona. Il concerto di questo genere deve essere un appuntamento distensivo in cui si perde il senso del tempo e del luogo, un episodio al di fuori d’ogni tipo d’orario. Gli appuntamenti musicali di questo genere non vanno visti come eventi di consumo, ma come contenuti di disciplina, di ritrovo di sé stessi. Se io al concerto non sento questi sentimenti, mi alzo e vado via. È un dialogo tra musicista, opera, esecutore e pubblico”.

Su che cosa sta lavorando attualmente?

“Sto preparando un nuovo progetto, stipendiato dal Ministero della cultura tedesco, dedicato alle donne che si sono dedicate alla fisarmonica. Ho scoperto che i primi pezzi musicali per la fisarmonica sono stati scritti da una donna, e quest’aspetto oggi non viene studiato tanto. Sto realizzando un CD con musiche di donne storiche, ma anche contemporanee. Tali progetti con protagoniste le donne per me sono molto interessanti, soprattutto con quelle Sante”.

Tra le sue specializzazioni c’è anche l’osteopatia canina…

“I cani rappresentano il mio hobby più grande, come pure le passeggiate. Ho percorso tutti i 1.200 km del Cammino di Santiago de Compostela, da sola e a tappe. Da piccola volevo studiare veterinaria. Per hobby ho studiato fisioterapia per cani, dietologia, osteopatia canile. È stato un corso difficilissimo, dovendo seguire giornalmente per otto ore lezioni di anatomia in latino, e la musica mi ha aiutato tanto a superarlo. Quando insegno, tra gli studenti dell’accademia e dell’università; ma pure ai corsi per anziani, noto dei pensionati che vogliono studiare musica, vedo il recupero del loro intelletto studiando la fisarmonica. Fare musica, soprattutto in gruppo, aiuta, è una cosa bella, significa avere una vita. Mi dispiace che, anche qui da noi forse, si pensa che la musica sia solo per i bambini. Spesso si viene derisi o dichiarati matti se ci si occupa di musica. Fare musica è un atto di cultura, è lo stesso cervello a chiedere di lavorare e quando la si pratica si ha più gioia e qualità, il tempo della vita si prolunga. Fare musica è una meditazione. Fare musica ti rende giovane per sempre”.

E con quest’auspicio, lasciamo Mirjana Petercol alla sua musica.

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