Vojko Obersnel: «Fiume è una città sui generis»

Il sindaco di Fiume Vojko Obersnel. Photo: Jurica Galoic/PIXSELL

Fiume, porto della diversità. Uno slogan semplice, incisivo, azzeccatissimo, che riflette perfettamente l’essenza di Fiume, e che le è valso, assieme a Galway in Irlanda, il titolo di Capitale europea della Cultura per il 2020. Ne abbiamo parlato a tutto raggio con il sindaco Vojko Obersnel, dettosi estremamente emozionato per quanto attende la città nei prossimi dodici mesi. La prima domanda è stata di rito: perché Fiume ha meritato di essere per un anno il centro di rappresentanza della cultura europea?
“Sarò di parte quando lo dico, ma non posso fare altrimenti. Fiume è una città meravigliosa, segnata nel profondo dal suo complesso e tormentato passato, il quale ha indotto i suoi cittadini a sviluppare nel tempo quello che io definisco un modus vivendi tipicamente fiumano. Fiume è anche il fulcro delle diversità e dei contrasti, che si amalgamano alla perfezione raccontando una storia unica, molto particolare, interessante soprattutto per chi non la conosce. È allo stesso tempo porto e cantiere navalmeccanico, è perno universitario dalla lunga tradizione, ma anche destinazione turistico-culturale in fortissima crescita. Una città sui generis che è riuscita a conquistare anche il titolare dell’iniziativa, appunto l’Unione europea, vista la sua decisione di affidarle il titolo di CEC. Fiume ha tanto da mostrare al mondo e ciò le dà piena autorevolezza di affrontare questa nuova sfida. Un onore meritato appieno”.
Appunto, meritato appieno. Ma con che cosa, secondo lei, è riuscita a convincere l’Europa?
“Credo di avere già risposto in buona parte a questa domanda con quanto affermato sopra. Forte del desiderio di diventare Capitale per un anno, Fiume ha affrontato la propria candidatura con grande serietà impegnandosi, nel rispetto delle principali linee guida dettate dall’Europa, a promuovere la diversità culturale sul territorio europeo con accento sulle caratteristiche comuni ai Paesi membri, a contribuire al rafforzamento dell’appartenenza dei cittadini a uno spazio culturale collettivo e a stimolare e rafforzare il settore cultura rendendolo uno dei principali motori del progresso della città, senza trascurare le priorità e le strategie locali. È riuscita a imporsi sulle altre città in lizza per il titolo (per la Croazia hanno concorso anche Pola, Osijek, Ragusa-Dubrovnik, Zagabria, Zara, Spalato, Varaždin e Đakovo, nda), grazie al suo carattere multiculturale e multietnico, alla sua apertura e alla tendenza ad accettare il diverso, alla sua impronta industriale, di cui è rimasto oggi un imporante patrimonio architettonico. Il programma di candidatura, il cosiddetto bid-book, è stato redatto da un team di operatori culturali locali, che si sono avvalsi del supporto di esperti di altri settori di varie competenze e in ultima battuta della collaborazione dei cittadini. Un approccio così sinergico è servito probabilmente a convincere la giuria“.
Il programma è davvero mastodontico…
“Concordo. Fiume si è presentata al bando con una lunga serie di eventi culturali di altissimo livello artistico, dalla forte dimensione europea, contrassegnati da collaborazioni locali, nazionali ed estere, con l’inclusione della cittadinanza, partner a tutti gli effetti. Oltre che d’intrattenimento, scopo del progetto CEC è sviluppare infrastrutture specifiche che consentano la realizzazione di prodotti culturali e artistici. Oggi, infatti, con le industrie culturali che tendono a essere fortemente concentrate nelle città e a formare una quota crescente della loro produzione economica, sono dimostrati i tentativi delle autorità cittadine di capire quali tipi di infrastrutture debbano essere pianificati, accuditi e forniti al fine di proteggere e stimolare queste economie creative. È quel che sta succedendo nell’ex complesso Benčić. Il titolo di Capitale consentirà inoltre a Fiume di acquisire e sviluppare il necessario know-how in ambito culturale, mettendo a punto nuove procedure e sfruttando le migliori esperienze, ma anche di stimolare e rafforzare il modello di partenariato tra i diversi settori, e alla fin fine promuovere sé stessa in Europa e nel mondo. I benefici e i vantaggi che trarremo dal titolo saranno davvero imponenti, a partire dalla visibilità globale. Questa prima fase di produzione e realizzazione, durata tre anni, ha lanciato una nuova piattaforma per operatori culturali, che rimarrà alla città a supporto del settore, ma soprattutto ha rafforzato i contatti tra gli artisti, a livello locale, ma anche internazionale. Maggiore concretezza si otterrà con il rinnovo, ancora in corso, degli stabili industriali nell’ex complesso Benčić, un intervento di riqualificazione di altissimo pregio, che contribuirà in maniera essenziale a rivitalizzare parte del ricco patrimonio architettonico di Fiume. Infatti, come già si sa, i quattro stabili della zona, rimasti dismessi per anni, saranno riconvertiti rispettivamente in Museo di arte moderna e contemporanea (già operativo nel cosiddetto edificio H), Museo Civico (che troverà posto nel Palazzo dell’ex Zuccherificio, il cui restauro è in fase di completamento), Casa dell’Infanzia (in costruzione nell’ex Casa di mattoni) e Biblioteca civica (che occuperà l’edificio T, i cui lavori sono iniziati da poco). E infine la storica nave Galeb, che una volta ristrutturata, si sposterà in Molo longo, come sezione dislocata del Museo Civico”.
Fiume sarà all’altezza del titolo assegnatole?
“Su questo non ho dubbi. Il programma di Fiume 2020 è a dir poco variopinto e propone oltre 600 avvenimenti artistico-culturali di alta qualità ideati congiuntamente da oltre 250 istituzioni e organizzazione culturali di circa 40 Paesi d’Europa e del mondo. Un assaggio di quel che succederà nell’arco di quest’anno, l’abbiamo già avuto in questi ultimi mesi in cui il team organizzativo ha anticipato, con ottimo riscontro del pubblico, i vari eventi. Il programma vero e proprio, che partità a febbraio, dopo l’inaugurazione ufficiale, comprende tantissime mostre d’arte, allestimenti tematici, interventi artistici su spazi pubblici, festival e manifestazioni varie, spettacoli teatrali, di danza, di musica classica e canto lirico, contenuti per bambini, laboratori, incontri, conferenze e tant’altro. Sarò sincero, sono emozionatissimo e non vedo l’ora che la cosa abbia inizio. Per cui sì, Fiume sarà decisamente all’altezza del proprio compito”.
Qualche mese fa ha visitato Matera, Capitale 2019 assieme a Plovdiv. Che impressione le ha fatto?
“Sono rimasto affascinato dal suo aspetto, che ritengo spettacolare. In virtù del titolo, Matera ha saputo sfruttare al meglio le proprie potenzialità, soprattutto nell’industria cinematografica, dove sta già andando forte. Senz’altro un esempio da seguire. Uno dei settori sui quali Fiume punterà in futuro sarà proprio la cinematografia. E infatti, sono già in corso delle trattative per l’apertura di una casa di produzione, ma per il momento il progetto è top secret”.
Dall’alto della sua carica, che significato ha per lei Fiume?
“L’amo profondamente, come sindaco e come cittadino. Fiume è la mia casa, è la città in cui ci sono tutti i miei affetti, la mia famiglia e i miei amici, dov’è nato mio figlio, il posto che mi ha formato come persona, facendomi diventare l’uomo che sono. È da due decenni che la guido e ormai la conosco a fondo. Amo il lavoro che faccio, amo i miei concittadini e amo questo nostro modo di vivere così diverso dagli altri. Non posso farci niente: Fiume è la mia debolezza e la mia unica vera vocazione. Da primo cittadino, ho tentato di renderla uno dei posti più piacevoli in cui vivere. Spero di esserci riuscito”.
Come la vede oggi?
“Uno dei vantaggi del mio lavoro sono i viaggi di rappresentanza che ogni tanto faccio, che mi danno l’opportunità di conoscere città diverse mettendole a confronto con la nostra. E a me, a conti fatti, questa nostra Fiume piace davvero tanto. Oggi la vedo come una città moderna, al passo con i tempi, resa più viva dalla presenza degli studenti, rivolta alle nuove tecnologie, alla ricerca scientifica, alla cultura, al turismo. Sono tutto cose su cui puntare”.
Il suo rilancio è già in atto da un bel po’ di tempo…
“Fiume sta crescendo a vista d’occhio e lo confermano i numeri. Giusto per fare un esempio, nei prossimi anni l’amministrazione cittadina con le sue aziende municipalizzate investirà nei grandi progetti infrastrutturali, incluso l’Anello fiumano, attorno ai 775 milioni di euro, più i fondi europei. Gran parte di questi investimenti interesserà lo sviluppo dei traffici stradale, portuale e ferroviario, riflettendosi sull’economia locale, e di conseguenza nazionale. Grazie alla sua configurazione, Fiume è da sempre un crocevia, un luogo strategico. La sua posizione geografica è un vantaggio da sfruttare al meglio, ma non bisogna dimenticare che ogni rilancio ha i propri tempi, soprattutto se le cose non vanno come dovrebbero andare. Uno degli esempi più tangibili è indubbiamente il fatto che oggi Fiume, in seguito a un decreto legge che l’ha separata amministrativamente dal suo hinterland, è diventata la città croata con la più alta densità di popolazione, senza più possibilità d’espansione territoriale. È un suo grande limite”.
Dopo vent’anni di onorato servizio, è soddisfatto del proprio operato?
“Cerco sempre di concentrarmi su ciò che mi resta da fare e meno su quanto fatto. Certo, si può sempre fare di più, ma a conti fatti sono abbastanza soddisfatto. Fiume CEC sarà per me la classica ciliegina sulla torta, l’apoteosi di una bella carriera, che mi rende molto fiero. È un progetto d’importanza strategica, che avrà un impatto a lungo termine sulla città, non solo culturalmente, ma anche in termini economici e sociali. Negli ultimi vent’anni, Fiume è ha fatto passi da gigante grazie a una serie di progetti di grande portata, tra cui appunto CEC, che contribuirà a riconvertirla definitivamente in città turistica, culturale e di nuove tecnologie.”
Ha detto culturale. Com’è messa Fiume in quanto a cultura?
“Non si può certo paragonarla a una Vienna, per dire, ma in quanto a contenuti non ha nulla da invidiare al resto della Croazia. Fiume ha un settore culturale assolutamente vivo, interessante e stimolante, caratterizzato da quel pizzico di spregiudicatezza per cui questa città si è sempre distinta dalle altre. Per fare un esempio, il TNC Ivan de Zajc è stato spesso guidato da sovrintendenti di piglio artistico, i classici geni incompresi, la cui politica manageriale ha sempre funzionato in questi ambiti. Oggi è un ente che lavora a meraviglia. Prevedo un grande futuro anche per il resto delle istituzioni culturali cittadine, tra cui i musei, che una volta trasferiti nei rispettivi nuovi spazi, potranno ampliare la propria attività. Egregio è il lavoro portato avanti dalla Biblioteca civica, che in quest’era digitale sta ottenendo crescenti apprezzamenti e un nuovo pubblico. Il riconoscimento come Miglior biblioteca in Croazia nel 2019 non è stato certo un caso. Quella culturale è un’attività che, fine a sé stessa, non ha come obiettivo creare profitto. Anzi, spesso ha bisogno di un adeguato supporto finanziario, motivo per il quale la Città ha assicurato, in questo 2020, per le necessità del settore, complessivi 298 milioni di kune. Al giorno d’oggi è soltanto investendo nella cultura, che un Paese può aspirare a diventare, a lungo termine, punto di riferimento per altri settori d’importanza strategica, stimolandone il progresso”.
Perché Fiume è così speciale?
“Ha detto bene. Speciale e davvero unica, che ne ha vissute veramente tante. Una città la cui specificità è dovuta anche al susseguirsi di popoli e culture nel corso dei secoli. Ci sono state varie situazioni, anche nel passato più recente, che hanno segnato Fiume dal punto di vista culturale, come ad esempio l’era punk-rock e la nascita del movimento Ri val (letteralmente Onda fiumana) negli anni Ottanta, in cui le nuove correnti anticonformiste sono riuscite a imporsi sull’incalzante mainstream dell’epoca. Questo spirito ribelle è vivo tuttora, non soltanto nella musica, ma anche in tutti gli altri settori della vita, come ad esempio quello occupazionale nel quale si tende spesso e volentieri a superare i limiti convenzionali, prediligendo l’innovazione. A Fiume vive in armonia un delizioso miscuglio di genti, di etnie tra le quali vige grande rispetto, e che assieme danno vita a un piccolo colorato mondo di cui andiamo tutti molto fieri. Un vero e proprio porto della diversità, come recita lo slogan di CEC, che appunto le ha assicurato quest’ambito titolo”.
Angolo preferito…
“Ogni tanto amo staccare e prendermi un caffè in Corso. Forse sembrerà strano, ma dopo una giornata di lavoro non mi vedrete andare alla ricerca di un posto tranquillo. Preferisco la vivacità del centro, che mi rilassa anziché stancarmi. Incontro le persone, ci faccio due chiacchiere e questo basta per ridarmi la giusta carica”.

 

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