Il Covid si porta via a Milano l’attore Geronimo Meynier

Figlio di genitori esuli, era nato a Fiume il 5 luglio del 1941. Perito tecnico di professione, nella sua parentesi cinematografica comparve in 18 film, tra cui «La grande guerra»

Meynier in “Primo amore” con Carla Gravina

Il Covid si è portato via a Milano, all’età di 79 anni, anche l’attore Geronimo Meynier. Figlio di genitori esuli, era nato a Fiume il 5 luglio del 1941 ed era forse imparentato con i Meynier proprietari della Cartiera fiumana.
Esordì nel cinema appena quattordicenne in “Amici per la pelle”, un film molto coinvolgente e dai risvolti dolci e amari sui rapporti fra adolescenti appartenenti a ceti sociali diversi, diretto da Franco Rossi. A balzare agli occhi fin dalle primissime sequenze è l’anomalia rappresentata dai due protagonisti: Mario (Geronimo Meynier) e Franco (Andrea Sciré, figlio di Junio Valerio Borghese) sono due quattordicenni, frequentano la terza media, hanno pulsioni che già li spingono verso l’età adulta, ma le loro reazioni istintive sono ancora quelle di due bambini. In quel film Meynier, ancora adolescente, dimostrò di avere davvero la stoffa per fare l’attore. Così iniziarono le sue partecipazioni ai film di cassetta del periodo, che lo videro di volta in volta figlio di Vittorio De Sica (“Amore e chiacchiere” di Blasetti), rampollo di buona famiglia (“Il magistrato” di Lugi Zampa), scanzonato sciatore con Alberto Sordi (“Vacanze d’inverno” di Mastrocinque). Prese parte anche a film corali di grande successo, come “La cento chilometri” di Pieroni, con un cast di numeri uno del cinema popolare italiano come Massimo Girotti, Gianni Agus, Aldo Giuffrè, Mario Carotenuto, Tiberio Murgia e Capannelle ed ebbe ruoli anche in diverse pellicole entrate nella storia del cinema, come “La grande guerra” di Mario Monicelli, dove fra i tanti soldati che fanno da cornice alle vicende tragicomiche di Giovanni Busacca (Vittorio Gassman) e Oreste Jacovacci (Alberto Sordi), c’è anche il suo portaordini. Ma fu con “Totò, Fabrizi e i giovani d’oggi” e “Totò truffa 62”, entrambe note commedie di questi due mostri sacri, che Meynier divenne popolarissimo, ritagliandosi definitivamente i ruoli di “figlio” più serio del genitore e “giovane” in cerca di ragazze e di guai. Lavorò con attori del calibro di Totò, Aldo Fabrizi, Vittorio De Sica, Ernesto Calindri e sostenne con disinvoltura la parte dell’innamorato di belle e graziose attrici quali Christine Kaufmann, Yvonne Monlaur, Estella Blain, Rosemary Dexter nonché dell’ottima e versatile Carla Gravina.
Dal 1957 al 1964 fu scritturato da molte produzioni come uno dei più promettenti giovani attori del cinema italiano. Su di lui puntarono alcuni dei migliori registi dell’epoca, da Monicelli a Mattoli, da Camerinbi a Blasetti. Ebbe grande successo nel 1964 nel film “Giulietta e Romeo”, diretto da Riccardo Freda, dopodiché, ancora giovanissimo, si ritirò dal cinema.
Perito tecnico di professione, dopo la sua parentesi cinematografica, durante la quale comparve in 18 film, Geronimo Meynier visse per diversi anni anche negli Stati Uniti, a San Francisco. Rientrato in Italia, a Milano viveva nel quartiere di Stadera.
A segnalarci via e-mail la notizia della sua scomparsa è stato Andrea Andanti, di Arezzo.

Geronimo Meynier in una scena del film “Amici per la pelle”
Un manifesto pubblicitario del film “Giulietta e Romeo”

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