Politici. L’asticella posta ora più in alto

Il Sabor approva le modifiche alla Legge sulle elezioni amministrative. Le persone condannate a pene detentive di regola non potranno essere candidate

Il Sabor ha dato via libera all’inasprimento delle regole per le candidature alle elezioni amministrative

A poco più di un mese dalle amministrative, il Sabor ha modificato nuovamente la Legge sulle elezioni locali. Il Parlamento ha dato il via libera all’inasprimento delle regole alle quali gli elettori e i partiti politici devono attenersi nell’avanzare le candidature delle persone che desiderano vedere elette. Le modifiche approvare ieri hanno anche l’obiettivo di disciplinare in modo più preciso le situazioni e i casi all’avverarsi dei quali vanno a decadere per automatismo i mandati dei membri delle Assemblee regionali, dei Consigli municipali e comunali, dei presidenti di Regione, dei sindaci e dei loro sostituti e vice. Ciò vale, in modo particolare, per le persone elette e condannate con sentenza passata in giudicato per reati per i quali sono previste pene detentive (anche con la condizionale), anche qualora nel loro caso la reclusione sia stata commutata in un periodo d’attività socialmente utile di volontariato.
Reati colposi
Nel nuovo testo di Legge sono stati integrati pure alcuni emendamenti presentati dai vari gruppi parlamentari. Su proposta dell’HDZ è stata parzialmente sospesa, nel caso delle elezioni del 16 maggio prossimo, la disposizione che vieta la candidatura delle persone condannate a pene detentive di almeno sei mesi (anche con la condizionale o quando la pena è stata commutata in un periodo di volontariato). Più correttamente l’HDZ ha chiesto e ottenuto che questa disposizione non sia attuata nel caso delle persone condannate per reati colposi nel caso in cui la condanna al carcere sia stata commutata in un periodo di lavoro socialmente utile. Sulla medesima falsariga sono stati approvati anche gli emendamenti in base ai quali i mandati delle persone elette alle amministrative non andranno a decadere per automatismo nel caso di condanne detentive inflitte per reati colposi, se le medesime sono commutate in un periodo di lavoro socialmente utile.
Il governo ha accolto parzialmente anche gli emendamenti presentati dall’SDP, dal Glas e dal Centro e tesi a far decadere immediatamente e per automatismo i mandati delle persone elette che per qualche ragione si vedono costrette a cambiare domicilio, sia di spontanea volontà sia perché obbligate a farlo. In parole povere ciò significa che una persona non può essere, ad esempio, il sindaco o il consigliere cittadino di una località e risiedere in un’altra.

Il vicepresidente del Sabor e deputato della CNI, Furio Radin

Alzare l’asticella
È stata respinta, invece, la proposta del vicecapogruppo dell’SDP, Arsen Bauk, di sancire la decadenza dei mandati ottenuti dalle persone elette nelle liste di un partito politico se quest’ultimo viene condannato per aver commesso un reato. Nello scartare tale proposta il rappresentante del governo, Sanjin Rukavina, segretario di Stato in seno al Ministero della Giustizia e dell’Amministrazione, si è richiamato al principio in base al quale nessun individuo può rispondere dei reati commessi da un’altra persona sia fisica che giuridica. Dopo la votazione, il capogruppo dell’HDZ, Branko Bačić ha respinto la tesi stando alle quali questa Legge sia servita all’HDZ principalmente per sbarazzarsi in modo elegante e senza troppo chiasso dei personaggi scomodi che militano nelle sue file. “Questa Legge non l’abbiamo approvata ad personam, ma con l’obiettivo di lanciare un messaggio, ossia che per chi desidera fare politica l’asticella deve essere posta più in alto”, ha affermato Bačić.

L’esempio di Beppe Grillo
Delle modifiche della Legge sulle elezioni locali si è discusso nel corso della puntata del talk show Otvoreno andata in onda giovedì sera. A trattare l’argomento negli studi della Televisione pubblica croata (HTV) sono stati il vicepresidente del Sabor e deputato della CNI al Parlamento croato, Furio Radin, Damir Habijan (HDZ), Marko Filipović (SDP) e Ružica Vukovac (Movimento patriottico). Il dibattito moderato da Damir Smrtić si è incentrato innanzitutto sull’opportunità di replicare i criteri sanciti dalla Legge sulle elezioni locali anche alla Legge sulle elezioni per il Parlamento croato, come pure alle Europee e alle Presidenziali. Difatti, non è passato inosservato che per come stanno le cose in questo momento una persona condannata a scontare almeno sei mesi di carcere non può candidarsi al ruolo di sindaco in un piccolo Comune, ma nulla le vieta di essere eletta al Sabor. Radin ha espresso l’opinione che a questo punto sia impensabile non mettere mano pure alla Legge sulle elezioni parlamentari (la sua opinione è stata condivisa da tutti gli altri ospiti, nda). A tale proposito ha fatto riferimento al caso di Beppe Grillo, che ha definito “il guru del Movimento 5 Stelle”, la prima forza al Parlamento Italiano. “Grillo ha basato l’intera campagna elettorale sulla tesi che le persone condannate non possono mai candidarsi. A sua volta, è stato condannato a due anni con la condizionale a causa delle sue responsabilità in un incidente stradale nel quale delle persone persero la vita. E lui non si è mai candidato”, ha notato il decano dei deputati del Sabor. “Di conseguenza – ha proseguito – mi permetto di sollecitare i partiti politici a essere più severi al loro stesso interno. Di tenere conto di questo genere di cose nel comporre le loro liste elettorali e di candidare soltanto persone ‘pulite’ dalla testa ai piedi”.

Giornata di votazioni ieri al Parlamento di Zagabria

Le leggi e la perfezione
Più in generale Radin ha osservato che non esistono leggi perfette e che nel caso delle leggi che regolano le elezioni la situazione è ancora più complessa. Ha espresso l’opinione che rispetto al passato sia stato comunque compiuto un passo avanti. Non si è voluto però sbilanciare se ciò sia stato fatto a causa di situazioni concrete, perché abitualmente nei periodi elettorali è un bene proporre una legge di questo tipo o per ragioni morali. “Io sarei stato ancora più rigoroso nel fissare i criteri che disciplinano le candidature”, ha rilevato il deputato della CNI.

Etnie. Non è incostituzionale la discriminazione positiva
Furio Radin ha respinto categoricamente la tesi della deputata Ružica Vukovac (Movimento patriottico) stando alla quale la Legge sulle elezioni locali sarebbe incostituzionale in quanto prevede la possibilità della doppia uscita alle urne elettorali esclusivamente per gli elettori appartenenti alle minoranze nazionali. “L’articolo 15 della Costituzione sancisce che gli appartenenti alle minoranze nazionali hanno il diritto ad esercitare oltre al diritto al voto generale pure quello particolare. Di conseguenza non possiamo sostenere che la Legge sulle elezioni locali sia incostituzionale”, ha sottolineato il vicepresidente del Sabor e deputato della CNI.
Nell’esprimere le sue argomentazioni Radin si è richiamato alla bocciatura da parte della Corte costituzionale della decisione del Sabor tesa sostanzialmente a riconoscere il diritto al doppio voto agli appartenenti alle minoranze nazionali. Ha detto che nell’esprimere le sue motivazioni la stessa Corte costituzionale chiarì che il diritto alla doppia uscita alle urne non può essere considerato di per sé in collisione con la Costituzione in quanto si rifà al principio della discriminazione positiva. Inoltre, Radin ha osservato che il diritto alla doppia uscita alle urne elettorali sancito dalla Legge sulle elezioni locali si applicherà anche agli elettori croati nelle unità d’autogoverno nelle quali i medesimi costituiscono una minoranza. Furio Radin ha constatato, inoltre, che lo stesso principio vale anche nel caso dei vicesindaci e vicepresidenti di Regione (un altro tema sollevato da Ružica Vukovac) eletti nelle file delle minoranze nazionali, visto che anche in questo caso pure ai croati tale diritto sarà garantito nelle unità di autogoverno nelle quali costituiscono una minoranza.

Successione dei mandati. Si rifletta
Nel corso della trasmissione Furio Radin ha invitato a riflettere su un aspetto delle leggi elettorali in generale che nessuno schieramento politico, né della maggioranza né dell’opposizione, né tra i partiti storici né tra quelli di nuova data pare aver preso seriamente in considerazione, ovvero la regolamentazione della successione dei mandati elettorali. Radin ha affermato che soltanto in Croazia quando una persona eletta rinuncia al suo incarico in seno al Consiglio cittadino, all’Assemblea regionale o al Sabor, il suo successore non è per automatismo la persona che lo succedeva nella lista elettorale o in alternativa la persona non eletta che nella medesima aveva ottenuto il maggior numero di voti preferenziali, bensì il candidato indicato dal partito, ovvero dal presidente dello stesso.

Facebook Commenti