ROBE DE MATTEONI Chi si ferma è perduto

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ROBE DE MATTEONI Chi si ferma è perduto
Saša Bjelanović. Foto: Srecko Niketic/PIXSELL

Una delle cose belle del mio lavoro è incontrare moltissima gente del mondo del calcio. Giocatori, allenatori, dirigenti, tifosi e semplici appassionati. Ne ho viste e sentite di tutti i colori. Anche da un “signor nessuno” c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare. Con delle leggende poi, ogni chiacchierata diventa una lezione di calcio. E di vita. Come con Giovanni Trapattoni. Dapprima un grandissimo giocatore, poi ancora più grande come allenatore. In tutte e due le versioni un grandissimo personaggio. Lo seguo da quasi 50 anni e non ricordo una sola critica mossa nei suoi confronti. Naturalmente come allenatore sarai sempre oggetto di critiche e anche quando le cose vanno bene c’è sempre qualcuno che mugugna. Ne parlavo con il Trap varie volte. Una volta in occasione dei Mondiali 2002 in Corea e Giappone, quando Croazia e Italia si ritrovarono nelle stesso girone, e un paio di volte in Italia ai tempi in cui allenava l’Inter e poi la nazionale. Una volta mi sono permesso di mandargli un messaggio avendo avuto il suo numero di cellulare da un collega italiano. Mi rispose dopo dieci minuti dicendo che non c’erano problemi a sentirci per telefono. All’epoca era selezionatore dell’Irlanda, avversaria della Croazia agli Europei 2012. In varie occasioni mi disse quello che è un po’ il suo mantra: chi si ferma è perduto! Ripeteva che avrebbe giocato a pallone finché si sarebbe retto in piedi. Poi quando gli domandavo fino a quando avrebbe fatto l’allenatore, stesso discorso: “Finché ci sarà qualcuno che mi vorrà su una panchina. Perché chi si ferma è perduto…”.
La storia del Trap mi è tornata alla mente osservando il mercato dell’Istra 1961. Con l’arrivo del nuovo direttore sportivo Saša Bjelanović sono cresciute le aspettative dei tifosi. Com’è logico che sia per una tifoseria, che se ne infischia dei problemi del ridimensionamento del budget. Dopo quattro anni di gestione basca faccio fatica a coltivare ottimismo per le sorti della squadra. Le partenze dei giocatori più forti e l’arrivo di tanti giovani che per adesso sono soltanto delle promesse, mi hanno portato a pensare che non ci sarà nulla di interessante nella nuova stagione che scatta domenica con l’Hajduk al Drosina. Anzi, per com’è messa la rosa, i gialloverdi li vedo come i principali favoriti per la retrocessione…
Poi Bjelanović ha fatto una sterzata. Prima si è assicurato il prestito di Vinko Petković. Dopo la bella favola di Beljo, Nenad Bjelica e l’Osijek stanno pensando che con Petković la storia potrebbe ripetersi. Chissà. Magari non in termini di gol, ma come influenza sul gioco Petković lo vedo meglio rispetto a Beljo. Dopo 48 ore ecco che Bjelanović piazza il vero colpo di mercato. Non so come ci sia riuscito, ma ha portato a Pola un ottimo difensore come Dario Marešić prelevandolo dai francesi del Reims. Si tratta di un centrale di 22 anni con alle spalle 80 partite nella Bundesliga austriaca, ingaggiato tre anni fa dal Reims per 3 milioni di euro. Ha avuto qualche problema di ambientamento durante la pandemia e così è stato girato in prestito al LASK Linz per poi tornare in Francia. Bjelanović lo ha convinto con la storia dei vari Šutalo, Beljo, Jakić e altri che sono passati da Pola compiendo poi il fatidico salto di qualità. Marešić, da quello che mi è stato trasmesso, si sta inserendo molto velocemente nel gruppo. E ha pure delle spiccate doti di leader dal momento che non ha nemmeno guardato il contratto dell’Istra, bensì lo ha subito firmato ed esclamato “Andiamo a lavorare!”. Una storia quasi “trapattoniana”: testa bassa e pedalare, senza mai fermarsi.
Domenica contro l’Hajduk, come pure nelle seguenti 4-5 partite, l’Istra non sarà al completo perciò è illusorio aspettarsi chissà quali risultati. Ma a giudicare dai giocatori arrivati, e da altri che sarebbero vicini alla firma, ecco che per l’ennesima volta ho compreso la saggezza del Trap. Bisogna sempre credere che le cose andranno meglio, altrimenti la passione si spegne. Se poi la stagione dovesse andar male, pazienza. Tanto ce ne sarà un’altra. E poi un’altra ancora. Il calcio è così. E il bello della vita è che c’è sempre una speranza…

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