Innovazioni, tecnologie e uguaglianza

Foto: Dusko Marusic/PIXSELL

Recentemente ho potuto leggere delle interessanti riflessioni sull’uguaglianza sociale e l’accesso alle nuove tecnologie. Nenad Bakić in un testo trovato in https://izsvijetaboljihmogucnosti.t.ht.hr/nenad-bakic-tehnologija-tesla-prilike-u-africi/ offre un’affermazione che probabilmente si avvicina a sostenere una realtà. Dice che, oggi, ciascun cittadino croato, e quasi ogni persona che vive sul pianeta, dispone di possibilità quasi uguali ai più ricchi del nostro pianeta, di acquistare uno smartphone tra i migliori. Questo presenta dei vantaggi importanti, perché rende accessibili a tutti importanti fonti d’informazione e contenuti culturali.
Ciò dovrebbe presentare anche dei vantaggi collettivi. Questa condizione dovrebbe permettere il fiorire delle potenzialità creative di enormi popolazioni precedentemente escluse. Nel passato, l’intera umanità era deprivata del possibile contributo creativo di un’enorme parte della popolazione del pianeta. L’invito è a pensare a quanti altri Bach, Newton e Keynes (la lista di nomi è mia) avremmo avuto, se tutte le parti del pianeta avessero avuto le condizioni favorevoli allo sviluppo della creatività presenti in Europa. Sembra che sia sufficiente fornire a tutti i bambini uno smartphone e un valido mentore.
C’è del vero in quanto afferma Bakić. Ma rendere accessibili le tecnologie e disponibile un valido mentore è, veramente, tutto ciò che basta per assicurare un’uguale possibilità di sviluppo personale per tutti gli individui? Purtroppo, non è così.
In primo luogo, già queste condizioni sono molto esigenti. Non so quanto siano veramente accessibili gli smartphone in Croazia e nel resto del mondo. Dovremmo iniziare a parlare tutti in pubblico indicando dati precisi che provengono da fonti attendibili.
Ma anche ammettendo che le nuove tecnologie siano accessibili a tutti i bambini in Croazia e a quasi tutti nel mondo, e anche concedendo che sia possibile fornire a tutti i bambini che le usano un mentore che sia in grado di sostenerli bene, rimangono altri problemi.
L’appartenenza a famiglie benestanti, piuttosto che povere, fornisce ai bambini, già in momenti precoci, una capacità avanzata dell’uso della lingua. Lo dimostra, ad esempio, una ricerca condotta da una ricercatrice della Stanford University. Si può trovare qui una prima informazione https://news.stanford.edu/news/2014/february/fernald-AAAS-children-021414.html che riguarda questa ricerca. È evidente, quindi, che i bambini che provengono da famiglie benestanti hanno dei vantaggi che si sono presentati già prima dell’ingresso nelle istituzioni scolastiche. Ma i vantaggi non si esauriscono qui. I bambini che provengono da famiglie benestanti, quando accedono all’istruzione scolastica, portano con sé anche i vantaggi di un’educazione ricevuta dalla famiglia che ha sostenuto lo sviluppo di ambizioni e altre caratteristiche positive. Lo sostiene, tra gli altri, l’importante sociologo di Harvard, Robert Putnam. Se ne può leggere in modo sommario in https://www.theatlantic.com/politics/archive/2015/06/30-million-word-gap-divides-rich-and-poor-kids/432135/
Certamente, i sostenitori della competizione sociale potranno trovare esempi lodevoli di persone che hanno ottenuto risultati importanti, pur provenendo da famiglie svantaggiate. Io stesso conosco colleghi che lavorano presso prestigiose università americane, nonostante simili origini. Ma la società non può essere organizzata sulla base dei risultati di persone particolari. I giudizi sulle condizioni sociali e sulle politiche necessarie devono seguire dati generali.
In base a questi, si può dire che sostenere l’accesso alle nuove tecnologie e la possibilità di disporre di un valido mentore è lodevole. Ma per garantire uguali opportunità a tutti ci vuole molto di più. Precisamente, una società che, quanto meno, escluda condizioni di povertà e differenze sociali sostenute. Diversamente, gli svantaggi di alcuni sono tali che uno smartphone e un valido mentore avranno un significato ridotto.

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