Una «Lucia di Lammermoor» dall’impronta minimalista

Al Teatro Nazionale Croato di Zagabria si è tenuta la prima dell’opera di Gaetano Donizetti, con in veste di protagonista il soprano Ivana Lazar

La scena della morte di Edgardo

Si è dimostrata un successo la première dell’opera “Lucia di Lammermoor” di Gaetano Donizetti al Teatro Nazionale Croato di Zagabria, che vanta la regia, la scenografia e i costumi del rinomato Pier Luigi Pizzi e la direzione del Mº Marcello Mottadelli. Questa opera in tre atti su libretto di Salvatore Cammarano, tratto da “The Bride of Lammermoor” (La sposa di Lammermoor) di Walter Scott è stata allestita l’ultima volta al Teatro zagabrese nel lontano 1975, per cui il ritorno di una delle opere più celebri del repertorio lirico sul palcoscenico del TNC è stato un’occasione ideale per gli appassionati di godere degli slanci lirici di questo classico del belcanto.
“Lucia di Lammermoor” è la più famosa tra le opere serie di Donizetti, in cui il duetto nel finale della prima parte, il sestetto “Chi mi frena in tal momento?”, la celebre scena della pazzia di Lucia e la cabaletta finale “Tu che a Dio spiegasti l’ali” rientrano tra le arie più note e amate dell’opera lirica. La cabaletta, inoltre, è considerata uno dei più bei pezzi d’opera scritti per il tenore.
Lucia al centro dell’attenzione
L’opera ebbe la prima assoluta con grande successo al Real Teatro di San Carlo di Napoli il 26 settembre 1835 e da allora continuò a vivere nei repertori operistici dei maggiori Teatri mondiali. Nonostante a Zagabria siano trascorsi 45 anni dall’ultimo allestimento, al Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” di Fiume questa tragedia ambientata in Scozia è stata messa in scena dieci anni fa nella regia di Damir Zlatar Frey.
A differenza della regia drammatica di Frey, quella di Pier Luigi Pizzi è incentrata sul minimalismo, che è il fil rouge di questa produzione. Il Maestro italiano ha, infatti, lavorato per sottrazione in tutti e tre i segmenti della produzione. Come dichiarato nell’intervista concessa al nostro quotidiano, ha voluto mettere in risalto il personaggio principale del melodramma e concentrare tutta l’attenzione sulla tragicità della storia. Così, ad esempio, la scena della firma del contratto di matrimonio tra Lucia e Lord Arturo Bucklaw, nel secondo atto, ha luogo dietro le quinte, mentre lo spettatore può soltanto osservare gli effetti di questo accordo sulla fragile indole di Lucia al momento del suo ritorno in scena.
La drammatica natura scozzese
La scenografia segue la medesima idea. L’azione si svolge su un piano inclinato, mentre sullo sfondo del palcoscenico si scorgono alcuni fusti di alberi le cui fronde, di un bruno-violetto, offrono un assaggio della drammatica natura scozzese avvolta dalla nebbia. Una nebbia persistente avvolge anche la scena di “Lucia di Lammermoor”, incorniciata ora da drappeggi rosso vino, ora da quelli di una ricca tonalità verde. Il resto della scena è pressappoco vuoto e gioca soltanto sulle luci di Dragan Micić, con più o meno successo (infatti, in alcuni segmenti della trama avremmo preferito un’illuminazione più suggestiva, come ad esempio nella scena della pazzia di Lucia).
I costumi, coerentemente minimalisti, risultano però piuttosto insignificanti. Il semplice vestito bianco di Lucia, privo di ornamenti e di qualsiasi dettaglio che lo distingua, ricorda con la sua fattura una camicia da notte. La protagonista lo indossa in tutte le scene, rigorosamente scalza. I soldati e tutti i personaggi maschili – salvo l’educatore e confidente di Lucia, Raimondo Bidebent, che indossa un abito sacerdotale nero – vestono abiti in pelle grigia, guanti neri e cappelli da caccia. Il grigio prevale anche nel coro femminile e, a detta di Pizzi, simboleggia la sua neutralità.
Interpretazione precisa

Ivana Lazar in primo piano

Nel ruolo della protagonista ha fatto bella figura il soprano Ivana Lazar, che ha offerto un’interpretazione precisa sia negli slanci drammatici che nella vocalità melismatica e virtuosistica. Non sarebbe, però, guastata una dizione più chiara. La cantante ha eseguito con particolare concentrazione la celebre scena della pazzia, che esige dal soprano sia potenza e agilità vocale che una spiccata attitudine alla recitazione. Ad accompagnare la sua esibizione è stata la glassarmonica, strumento introdotto originariamente da Donizetti nell’opera, ma in seguito sostituito dal flauto. Il pubblico ha premiato la scena della pazzia con ovazioni e prolungati applausi.
Nei panni di Edgardo si è esibito Tomislav Mužek, il quale ha sciorinato anche in quest’occasione la sua voce calda e duttile, nonché un fraseggio naturale e di ampio respiro. Il baritono Paolo Ingrasciotta è stato un perfido Lord Enrico Ashton, facendo mostra di una voce potente e di un’esecuzione limata. Ha incantato con il suo timbro vellutato e pastoso il basso Božo Župić nei panni di Raimondo. Hanno offerto delle esibizioni corrette anche Shohei Ushiroda nel ruolo di Lord Arturo, Josipa Gvozdanić nei panni di Alice e Damir Klačar (Normanno).
L’Orchestra dell’Opera, sotto la direzione del Mº Marcello Mottadelli, è stata un valido sostegno ai solisti.
Copiosi applausi e ovazioni al termine dello spettacolo.
Ricordiamo che l’opera è stata allestita in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia in Croazia e l’Istituto italiano di cultura di Zagabria.

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