Magiche atmosfere della Serenissima allo «Zajc»

Grande protagonista il barocco italiano con la VBO e Giuliano Carmignola

Foto: Dražen Šokčević

Attesissimo concerto da tutti i cultori della buona musica al Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” con la Venice Baroque Orchestra, compagine di fama internazionale con la partecipazione di Giuliano Carmignola, violinista tra i più autorevoli interpreti della musica del ‘700.
Concerto interessante non solo a motivo della chiara fama dell’ensamble, ma anche per la sua interpretazione “storica” pure della musica di quel periodo. Il che presuppone un approccio stilistico e tecnico molto differente (afflato romantico) rispetto al repertorio del ‘600 e‘700. Ossia, un modo diverso di tenere l’archetto, l’assenza del “vibrato” (mano sinistra), un’articolazione diversa, ottenendo di conseguenza un suono più contenuto e raccolto.
Migliorare e potenziare
Iniziatore di tale prassi fu Nikolaus de Harnoncourt, il violoncellista viennese che negli anni ’50 – dopo accurate ricerche filologiche e storiche – fondò il complesso da camera Concentus Musicus Wien, realizzando incisioni di valore storico (Bach) assieme a Gustav Leonhard. Tale nuova prassi divise – e divide ancor oggi – i musicisti, e non solo, di musica antica. Il compianto Maestro Claudio Scimone era dell’opinione che la tendenza dell’uomo fosse quella di migliorare e perfezionare gli strumenti – come prova adduceva “l’arco moderno” di Tartini – onde potenziare al massimo la resa tecnico-sonoro-musicale degli strumenti.
Due modi diversi di fare musica
Comunque, è sempre interessante poter comparare i due differenti modi di far musica antica. I virtuosi veneti si sono presentati, nella prima parte con i Concerti di Vivaldi per archi e basso continuo in Sol magg., RV 146 e per archi e basso continuo RV 127 rivelando immediatamente il meglio di sé; affiatamento assoluto, lettura musicale cristallina e dinamica, quasi incalzante, il coinvolgimento di ogni singolo musico, regalandoci visioni magiche, atmosfere e profumi della Serenissima. Si è continuato con Arcangelo Corelli – fondamentale fu il suo contributo allo sviluppo della musica strumentale, e in particolare alla sonata a tre e a quella solistica, come pure del concerto grosso – e il suo Concerto grosso in Remagg, op. VI, n.4, mantenendo sempre viva la tensione musicale. La prima parte si è conclusa felicemente con il celebre Concerto grosso in Re min. “La follia” di Geminiani – forse l’opera più nota dell’artista toscano e uno dei suoi lavori più eseguiti ai giorni nostri –,k ottimamente portata nella sua ricchezza sonora ed espressiva. Un alto elogio va a Gianpiero Zanocco, ottimo maestro concertatore, che ha sostenuto la parte del solista.
Il M.o Carmignola al Guarnieri
Nella seconda parte le “Quattro stagioni” di Vivaldi con il Maestro Giuliano Carmignola al suo “Pietro Guarneri”. Il solista ha affrontato le celebri e virtuosistiche pagine con la determinazione, il temperamento e lo slancio musicale dell’esperto concertista. Tuttavia siamo rimasti perplessi di fronte a certe licenze musicali e una consistenza sonora non sempre ottimale, specie nell’Adagio dell’”Inverno”.
Dietro gli insistenti applausi del pubblico i musicisti hanno eseguito un pezzo fuori programma.
La serata concertistica rientrava nel quadro introduttivo dei programmi di Fiume CEC 2020, ovvero del progetto “Franjo Kresnik, l’uomo che sapeva leggere i violini”. Il concerto lo si deve al Consolato generale d’Italia a Fiume, all’Unione Italiana, con il supporto del Museo di Storia e Marineria del Litorale croato, del Festival Kvarner di Abbazia, del Museo del Violino di Cremona, con l’appoggio di diversi partner.

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