«Schönberg, Brahms»: coerenza e drammaticità

TNC «Ivan de Zajc» di Fiume. Il concerto dell'Orchestra sinfonica di Fiume, diretta dal Maestro Valentin Egel, ha visto in veste di solista esibirsi il mezzosoprano Dubravka Šeparović Mušović

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«Schönberg, Brahms»: coerenza e drammaticità
Dubravka Šeparović Mušović e Valentin Egel con l’Orchestra. Foto: IVOR HRELJANOVIĆ

Ha avuto luogo al Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” di Fiume un concerto sinfonico piacevole e istruttivo con “Schönberg, Brahms”, proposto dall’Orchestra sinfonica di Fiume sotto la direzione del Maestro Valentin Egel e con in veste di solista il rinomato mezzosoprano Dubravka Šeparović Mušović.

Solista straordinaria
La serata è stata inaugurata con la mono-opera “Erwartung” (Attesa), la prima rappresentazione a Fiume di questa composizione, che viene eseguita raramente in Croazia e nei Paesi limitrofi. Composta da Arnold Schönberg (1874-1951) nel 1909 a Vienna e sottotitolata come “monodramma in un atto e quattro scene”, basata sul libretto di Marie Pappenheim, l’opera “rappresenta lentamente ciò che accade durante un secondo di massima eccitazione spirituale, estendendo il tutto alla durata di mezz’ora”, per citare il compositore stesso. La mono-opera, per la regia di Marin Blažević, ha visto in veste di unico interprete lo straordinario mezzosoprano Dubravka Šeparović Mušović, che ha offerto un’esecuzione intensa ed espressiva del complesso brano. “Erwartung” è, infatti, uno degli apici del teatro musicale espressionista e il primo lavoro teatrale di Schönberg, senza dubbio ispirato agli studi psicoanalitici di Freud.

Sogno e realtà
L’atto unico è suddiviso in quattro scene, le prime tre brevissime. Nella prima scena, una donna cerca il proprio amante su una strada al limitare di un bosco. Nella seconda scena, la donna si inoltra nel bosco seguendo un sentiero oscuro. È impaurita dai suoni che sente nella buia foresta. Ad un certo punto le sembra di urtare un corpo, ma si tratta di un tronco d’albero. Nella terza scena, il sentiero la porta a una radura illuminata dalla luna, ma la donna è ancora terrorizzata dalle ombre che le sembra di intravedere e dai rumori che le appaiono sempre più opprimenti. Nella quarta scena, su una strada all’uscita dal bosco la donna si imbatte nel corpo inanimato dell’amante, nei pressi di una casa che suppone sia quella della rivale. La donna non riesce più a distinguere tra realtà e sogno, che si confondono nella sua mente. Sorge l’alba e la donna continua a vagare.
Le sue mani sono insanguinate, mentre il delirio di cui la donna è preda, assieme al suggestivo libretto, suggeriscono che forse l’amante è stato ucciso dalla donna stessa, in un atto violento causato dalla gelosia. È intrigante questo elemento di giallo, che fa riflettere e seguire con ancor più attenzione il testo della mono-opera nell’intento di scoprire la risposta.

Partitura molto esigente
Dubravka Šeparović Mušović ha espresso in modo suggestivo la lotta interiore della donna mentre cerca di capire se ciò che vede intorno sia sogno o realtà. Dal punto di vista musicale, “Erwartung” è una partitura molto esigente, in cui tutte le regole dell’armonia e della struttura ritmica sono state deliberatamente infrante, creando un senso di disorientamento nell’ascoltatore. L’interprete ha poco a cui aggrapparsi, per cui è davvero ammirevole il modo in cui la cantante e l’Orchestra sinfonica (in formato ridotto per l’occasione) hanno dato vita a un insieme coerente e di notevole impatto. Anche se interamente ancorata nell’atonalità, l’orchestrazione si rivela fantasiosa e suggestiva e racconta un periodo straordinariamente innovativo nella storia della musica (come pure in altri campi artistici): l’inizio del XX secolo.

Degno erede di Beethoven
Nella seconda parte del concerto, l’Orchestra si è cimentata nell’esecuzione della Sinfonia n. 1 in do minore op. 68 di Johannes Brahms. La prima esecuzione di questo primo lavoro sinfonico di Brahms, diretta da Felix Otto Dessoff, ebbe luogo il 4 novembre 1876 nel Badisches Hoftheater di Karlsruhe, in Germania. Il compositore tedesco lavorò alla sinfonia per ben 21 anni, ovvero dal 1855 al 1876. La grande prima della Sinfonia si tenne a Vienna il 17 dicembre 1876 e fu in questa occasione che suscitò maggiore interesse.
La critica più famosa fu quella di Hans von Bülow, che definì la sinfonia come la “decima di Beethoven”, considerando Brahms il degno erede di quest’ultimo. La stessa opinione ebbe anche Robert Schumann, che assieme a sua moglie e pianista Clara incoraggiava il giovane Brahms a cimentarsi nella stesura di un’opera sinfonica. A differenza della maggior parte della musica dell’epoca romantica, questa sinfonia, e in genere l’intero opus di Brahms, è caratteristica per la sua “musica assoluta”, il che vuol dire che non narra una storia extramusicale, bensì crea la sua magia utilizzando esclusivamente il materiale musicale.

Introduzione drammatica e maestosa
L’Orchestra sinfonica, sotto la direzione energica e precisa del Maestro Valentin Egel, ha proposto un’esecuzione cesellata della Sinfonia, con interventi delle varie sezioni orchestrali curati fino al minimo dettaglio. Dalla drammatica e maestosa introduzione del primo movimento, al malinconico secondo movimento, al grazioso e “leggero” terzo e al grandioso finale con l’ampio ed elevato secondo tema che evoca l’elevatezza dello spirito beethoveniano. In quest’ultimo movimento si è distinta in particolar modo la sezione degli archi, che ha reso con slancio e pienezza del timbro il secondo tema del movimento.
Copiosi e meritati gli applausi.

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