Abbazia. Dai dolci viennesi di Gerbaud a prestigiosa galleria d’arte

Vicende storico-cultural-mondane dell’elegante Padiglione artistico «Juraj Šporer», eretto nel 1889 con funzione di pasticceria. Oggi ha la funzione di spazio espositivo

Il padiglione Juraj Šporer

Nella ridente stagione estiva, la bella Abbazia, che giace ai piedi del Monte Maggiore, sembra spiccare ancora di più tra le verdure smeraldine e le acque iridescenti dell’Adriatico. La Perla del Quarnero, – tra le sue antiche ville e giardini, le piante esotiche, gli scogli contro i quali le mareggiate si spaccano gloriosamente in mille gocce diamantine – pare celare dei misteri, delle storie antiche non raccontate, una memoria non scritta che con le sue spire – quasi una sottile ragnatela – sembra avviluppare l’affascinante lido quarnerino.
In queste righe però ci dedicheremo ad alcuni aspetti storico-artistici meno noti, che tuttavia, coinvolgono ugualmemte dei personaggi interessanti legati alle vicende dell’incantevole località del Quarnero.
Il padiglione artistico «Juraj Šporer»
Posto quasi nel cuore di Abbazia si erge l’elegante Padiglione artistico “Juraj Šporer”, uno degli spazi espositivi più ambiti della regione. L’edificio si sviluppa sul terreno dell’ex Abbazia medievale di San Giacomo, – della quale rimane solo la chiesetta – con a destra il vivace giardino viennese e la baroccheggiante fontana (all’epoca Brunnenplatz), e a sinistra il Lungomare e la distesa marina che si spalanca sul Quarnero.
A proposito della chiesa di S. Giacomo, lo storico sloveno Radics, in uno scritto del 1889, ci lascia una sua breve impressione. “Dalle fronde sempreverdi e dal mezzo delle aiuole ornate di superbi e lussureggianti rosai fa capolino l’antica chiesuola di San Giacomo al Palo o San Iacomo di Preluca – come alternatamente viene chiamata nelle vecchie pergamene. Oggidì la modesta chiesuola giace mezza celata fra i colossali e superbi edifici…”.

L’edificio è situato nel parco di San Giacomo

Insigni architetti
Ma veniamo al nostro padiglione, che fu eretto in questo ameno angolo abbaziano nel 1889 con funzione di pasticceria, elegante, s’intende – “Pavillon für eine Conditorei”, per conto della S.p.a. “Quarnero” di Vienna.
Il progetto fu realizzato dal prestigioso studio viennese di architettura BAUQUÉ & PIO.
Gli illustri architetti Albert Pio (nato nel 1847 a Milano) e Armando Bauqué (nato nel 1851 a Parigi) progettarono ville, palazzi, castelli in tutto l’impero austroungarico e in Germania, tra cui una villa a Vienna e il castello in stile Luigi XIII a Reichenau-Hinterleiten per il banchiere Nathanael Rothschild.
Insomma, Abbazia austriaca non si faceva mancare proprio nulla. Niente di meno che il meglio del meglio.
Pasticceria Gerbaud
Nel 1907 il padiglione fu acquistato nientemeno che dallo svizzero Emil Gerbaud, il mago dei dolciumi – “inventore” della Dobosc torta – imprenditore e industriale, fondatore del celebre Caffè Gerbaud a Budapest, famoso tutt’oggi.
Codesto pasticcere virtuoso creò alcuni dei più squisiti dolci ungheresi, quali il “macskanyelv” (lingua di gatto), il Meggy konyakos (cognac amarena), il drazsé csokoládé (confetti al cioccolato), la Zserbó torta, la Esterhazy torta;e fu sempre Gerbaud a confezionare per primo i dolci ripieni di crema pasticcera, la cui ricetta vendette alla Francia.

Le torte Dobosz, Esterhazy e Gerbaud

Ma non basta. Tutti noi sappiamo che a Fiume prosperava la fabbrica di cioccolato, la quale, guarda caso, fu messa in funzione proprio dall’anzidetto geniaccio dei dolciumi, rimanendo attiva come Fabbrica di cioccolato Gerbaud fino al 1944.
Dolci da Vienna e Budapest
Comunque, ritorniamo alla idilliaca pasticceria abbaziana.
Con un volo della fantasia ci piace immaginare le signore del tempo – siamo ancora nella Belle Epoque -, le quali, con gli enormi ed elegantissimi cappelli – tipo “portafiori”, o “torta nuziale”- si accomodavano ai tavolini all’aperto e gustavano le dolci leccornie godendosi l’incantevole paesaggio quarnerino.
Inoltre, la pasticceria aveva acquisito popolarità anche perché – così si diceva – ogni giorno veniva rifornita di torte che arrivavano direttamente da Vienna e da Pest. Fosse vero o meno, non lo sappiamo, ma certo è che la “notizia” rappresentava comunque un’ottima promozione per la caffetteria più esclusiva di Abbazia.

Una foto d’epoca

Rifacimenti in stile secessione
Un primo rifacimento del padiglione avvenne nel 1908 per mano del noto architetto ungherese, abbaziano di adozione, Sandor Neuhausler, il quale aggiunse pure l’ampia terrazza che guarda sul mare. Gli stilemi della secessione sono evidenti nelle fattezze, nella spaziosità dell’edificio, nella grande porta rettangolare completamente vetrata. Facciamo notare che il Neuhausler è stato pure l’architetto che nel 1910, assieme a Rudolf Pelda, firmò il progetto della spettacolare stazione balneare di Abbazia, che è stata ricostruita qualche anno fa, dopo l’incendio che l’aveva completamente distrutta.
La pasticceria Gerbaud nel 1928 venne rilevata dalla famiglia Tomašić la quale la ribattezzò Caffè Glacier. Durante l’amministrazione italiana nel 1930, lo spazio fu convertito in padiglione artistico divenendo il Padiglione delle esposizioni.

La statua della Madonna del mare

La Madonnina e i Kesselstadt
Nei pressi del padiglione, sul promontorio Puntica di Abbazia, c’era un tempo la statua della Madonna del mare, nota a tutti gli abbaziani. La celebre Madonnina venne innalzata a ricordo di una tragica gita in barca che vide protagonisti i conti Kesselstadt. Nel marzo del 1891, a bordo della barca “Fantasia”, il conte Arthur Kesselstadt, la contessa Fries col figlio Georg e due barcaioli ai remi, erano diretti a Punta Kolova. Allontanatisi di qualche centinaio di metri dalla costa, furono improvvisamente colpiti di lato da un violento refolo di vento. I gitanti, presi alla sprovvista, si gettarono sulla parte sbagliata del natante, provocando lo sbandamento e capovolgimento della barca. Si salvarono i marinai e, miracolosamente, il giovane Georg, mentre sua madre e il conte Kesselstadt annegarono; il corpo di quest’ultima non fu mai rinvenuto.
La statua della Madonnina venne abbattuta da una forte mareggiata, e dopo averla recuperata, la famiglia Kesselstadt la fece collocare alla sinistra della chiesetta di San Giacomo, a reggere una lapide che ricordava la sciagura. Al suo posto venne collocata l’odierna statua della Fanciulla con il gabbiano.
Il Padiglione dopo il 1945 fu intitolato al benemerito medico e scrittore di Karlovac, Juraj Matija Šporer, il quale fu il primo a sviluppare ed a promuovere l’idea di Abbazia come località di cura e di convalescenza.
Dopo aver esercitato a Lubiana, Šporer si trasferì nel Litorale dove continuò la sua professione di medico nella Fabbrica tabacchi e per il Lloyd austrico a Fiume, e privatamente, ad Apriano e Castua. Ben presto maturò il progetto di istituire ad Abbazia un sanatorio per i malati di scrofola per i ceti più disagiati, e nel 1872, insieme a un gruppo di eminenti e ricchi cittadini fiumani, istituì il Comitato per la fondazione di un Istituto di cura benefico. Il progetto purtroppo non andò a buon fine, però segno per la Perla del Quarnero l’inizio della lunga e felice stagione del turismo sanitario e balneare.

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