«Riso amaro» e Silvana Mangano, una connessione unica

Nata 90 anni fa, l’attrice italiana è sempre stata considerata la più raffinata e aristocratica del cinema italiano

Silvana Mangano in “Riso amaro”

È stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare, “Riso amaro” (1949) – ha ricevuto una candidatura ai Premi Oscar 1951 per il miglior soggetto –, diretto da Giuseppe De Santis, e inizia proprio nel mese di maggio. Era il lontano 1948, nel Settentrione d’Italia, alla stazione ferroviaria di Torino; le lavoratrici stagionali, giunte da tutta Italia, aspettano il treno per Vercelli: è la stagione per la semina del riso nelle risaie. Qui, due poliziotti in borghese devono arrestare un pregiudicato, che riesce a fuggire e si nasconde con la sua amante sul treno, tra le mondine; qui incontrano Silvana, veterana della stagione…
Quando si dice “Riso amaro” si pensa immediatamente a Silvana Mangano (1930-1989), alla prepotente bellezza della mondina Silvana, alla storica scena della danza con Gasmann, la cui procace sensualità, all’epoca, aveva suscitato un certo scalpore. L’hanno definita l’attrice triste del neorealismo italiano, la Rita Hayworth italiana, l’attrice alla quale cucivano i film addosso, quella che non voleva fare i film. Inquieta, ritrosa, imperscrutabile, è stata una delle attrici più belle e importanti del cinema italiano del dopoguerra, una donna e un’attrice che ha segnato il mondo della celluloide con il suo carisma, talento, fascino ed eleganza.
Silvana Mangano – che non voleva assolutamente rientrare nella categoria delle “maggiorate”, l’etichetta che avevano appiccicato a lei e alle colleghe come Silvana Pampanini, Sofia Loren, Gina Lollobrigida – spesso si metteva a dieta. Privandosi del cibo, voleva smussare le curve del suo bellissimo corpo per non distogliere l’attenzione dalle altre qualità, tra cui la sua bravura a recitare.
Ballerina mancata
Figlia di Amedeo, un ferroviere siciliano, e di Ivy Webb, una casalinga londinese che si era innamorata di lui al Palais de Dance di Wimbledon, Silvana voleva fare la ballerina, un’idea che le era stata trasmessa dalla mamma, la quale invece non era riuscita a realizzare lo stesso sogno. Mantenendosi facendo la modella, Silvana frequentava la scuola di danza della famosa coreografa Jia Ruskja, facendosi notare. All’età di 16 anni, la Mangano vince il concorso di bellezza Miss Roma, e quindi nel 1947, concorre a Miss Italia. Fu un’edizione storica, che sfornò molte star. Fra le altre concorrenti c’erano infatti Gina Lollobrigida, Gianna Maria Canale ed Eleonora Rossi Drago, ma la fascia l’avrebbe vinta un’altra futura attrice, Lucia Bosè.
Intanto Silvana studia recitazione e fra i compagni di classe incontra il suo primo amore importante, il giovane Marcello Mastroianni. Lei ha 17 anni, lui, gelosissimo, 22. La relazione finisce senza un motivo. Lei non si presenta all’appuntamento, sparisce, senza spiegazione. Questo dileguarsi misterioso sarà un po’ il suo stile per tutta la vita.
A diciott’anni il successo
A soli diciott’anni, con “Riso amaro”, arriva improvvisamente il successo internazionale e l’incontro con Dino de Laurentis, l’uomo della sua vita. Per “Riso amaro”, Silvana era stata scartata al provino e non ci aveva pensato più. Senonché una sera si imbattè a Via Veneto nel direttore del casting, Giuseppe De Santis. Struccata, bagnata, triste, in abiti dimessi, per De Santis fu una rivelazione. Silvana incarnava esattamente il personaggio che lui aveva in mente. Sul set, de Laurentiis si innamorò di lei ma Silvana, misteriosa e sfuggente lo respinse ben sei volte prima di sposarlo.
Intanto la sua carriera continua con “Cagliostro” (1949), con Orson Welles. Nel 1950 con Amedeo Nazzari “Il brigante Musolino”, di Mario Camerini, una pellicola con cui la Mangano viene paragonata a Rita Hayworth e che le procura molte offerte per trasferirsi a Hollywood. Il produttore Alexander Korda vuole ingaggiarla, ma lei rifiuta.
Dal matrimonio con Dino de Laurentiis avrà quattro figli, ai quali vuole dedicarsi a tempo pieno. Per convincerla a recitare ancora e a non sprecare il suo talento, il marito e la famiglia dovranno faticare parecchio. La Mangano diventa una delle star preferite tra il 1950 e il 1970 da registi e intellettuali. Recita in film del calibro di “Anna” di Alberto Lattuada (1951), “L’oro di Napoli” (Vittorio De Sica, 1954), “Mambo” (Robert Rossen, 1954), “Teorema” (Pier Paolo Pasolini, 1968) e “Morte a Venezia” (Luchino Visconti, 1971). Con Pasolini e Visconti ha lavorato più volte: con il primo, in “Edipo Re” e “Il Decameron”, e con il secondo, in “Ludwig” e “Gruppo di famiglia in un interno”.
La fama internazionale
Ricordiamo le importanti produzioni internazionali quali “Ulisse” (1954), con Kirk Douglas e Anthony Quinn, “Barabba” (1962) di Richard Fleischer, “La diga sul Pacifico” di René Clement, con Anthony Perkin, il capolavoro “Jovanka e le altre” di Martin Ritt, dove in un atto estremo di professionalità artistica accetta di farsi rasare la testa a zero per esigenze di copione, e “Oci ciornie” (1987) di Nikita Mijalkov, con il ritrovato Marcello Mastroianni.
Come ricorda sua figlia Raffaella, Silvana Mangano, non era stata una madre affettuosa, in quanto non riusciva ad esprimere i propri sentimenti. Era una persona tormentata, non felice, e secondo lei soffriva di squilibri psichici. Sarà stata la terribile esperienza della guerra, della povertà, forse una violenza subita in giovane età, ipotizza la figlia. Con il passare degli anni si isolerà e si chiuderà in sé stessa sempre di più. Si parla di male oscuro, la depressione, che troppo spesso tormenta gli artisti. La mazzata finale arriva nel 1981, con la morte del figlio Federico perito a soli 25 anni in un incidente aereo. La figlia Raffaella dirà che sua madre era morta di crepacuore. Il dolore darà il colpo di grazia ai rapporti col marito Dino de Laurentiis dal quale divorzierà. Silvana, ormai soffocata dal vizio del fumo preso da giovanissima, diventa sempre più ombrosa e solitaria. Farà pace col marito solo quando intuirà che le rimane poco tempo da vivere. Morirà di cancro a soli 59 anni, a Madrid, dove viveva una delle sue figlie.
Di Silvana Mangano ci rimangono le sue intense interpretazioni, il ricordo di un’attrice stupenda, di una donna intrigante, dallo sguardo impenetrabile, vagamente triste, la sua naturale eleganza, esempio e ispirazione per ogni donna.

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