Riscoperta l’eredità musicale del conte Stefano Rota

L'esibizione delle due soliste e dei cori

MOMIANO | Nel castello di Momiano ha avuto luogo recentemente una serata significativa che ha rievocato la storia e la cultura musicale lasciata in eredità dal conte Stefano Rota e nell’ambito della quale sono stati proposti al pubblico degli ascolti inediti, espressione di una sensibilità artistico-musicale popolare tipica della comunità locale in un’epoca nella quale la musica veniva vissuta nella quotidianità familiare. Da un archivio privato è emerso recentemente un opus di composizioni originali del conte Stefano Rota risalenti al tardo Ottocento e all’inizio Novecento. L’analisi accurata dei manoscritti, più precisamente di tre volumi che comprendono sinfonie e “suonate” – come le definisce lo stesso conte – e di cinque fascicoli contenenti altre sinfonie e sonate, nonché alcuni spartiti non rilegati, è stata svolta dalla professoressa di pianoforte Aleksandra Golojka, protagonista della serata, che di lui ha scritto: “Similmente al poeta che scrive poesie, il conte Stefano si racconta attraverso la musica: a volte seguendo una forma prestabilita, a volte muovendosi libero da schematismi. L’uso delle forme libere, la continuità e la conseguenza del tessuto sia melodico che armonico denotano un approccio musicale decisamente romantico. Il linguaggio musicale è descrittivo e trae ispirazione da spunti narrativi o poetici, da argomenti autobiografici, dalla natura. Il conte Rota è rimasto fedele al verismo, a Verdi, al belcanto, al genere operistico, alle armonie tradizionali e alle forme musicali del periodo romantico.”
Ad inaugurare la serata è stata proprio la pianista con la composizione “L’Elegia”. In seguito, la Golojka ha eseguito altre due Sonate e “La piva del pastore”, tutte composizioni di Stefano Rota.

Passione per la composizione

Di fronte alla passione per la composizione amatoriale, Stefano Rota appare combattuto fra la ricerca di un consenso da parte di professionisti contemporanei e la volontà di imporsi con un proprio stile. Ha lasciato ai posteri la possibilità di giudicare. Infatti, con il concerto, proposto a Pirano lo scorso 28 giugno, è stata presentata una piccola parte dell’attività compositiva del conte. Le sue opere, ovvero i brani Ave Maria I, III e Romanza, sono state eseguite in modo superlativo da Golojka, affiancata dalla mezzosoprano Lora Pavletić e dai cori delle Comunità degli Italiani di Momiano e Pirano. Autore dell’arrangiamento per coro è stato il compositore, musicista, nonchè dirigente del coro piranese, Sašo Fajon. Romanza è un brano di tematica amorosa, approfondito con uno stile altamente espressivo e reso intrigante grazie alla traduzione della poesia di Lord Byron. Aleksandra Golojka e Lora Pavletić hanno interpretato l’Ave Maria II e Salve Regina.

La vita del conte Rota

La vita del conte è stata raccontata in modo dettagliato. Nato a Pirano il 25 dicembre 1824, apparteneva a una famiglia nobile originaria di Bergamo che ha legato il suo nome al castello di Momiano. A Capodistria frequentò il Ginnasio imperial regio, mentre nel 1842, nella stessa località, seguì le lezioni private di “umanità” del professore Giuseppe Pohluska. La solida preparazione umanistica manifestata già in giovane età fece sì che nel 1855 il podestà Pier Felice Gabrielli lo invitasse a riordinare la Biblioteca civica e l’annesso archivio comunale. Per un quarantennio prestò le sue cure all’istituzione cittadina e i risultati conseguiti divennero un modello da seguire anche nel resto dell’Istria. Si deve alla sua sensibilità ed attenzione la salvaguardia della documentazione medievale e dei secoli successivi, l’acquisizione di altre patrie memorie, ad esempio i manoscritti tartiniani, donati dai fratelli Pietro e Domenico Vatta, alcuni cimeli appartenuti al celebre violinista o ancora la documentazione dell’antica Vicedomineria con un notevole numero di testamenti. Fu un erudito dagli ampi orizzonti culturali che spaziavano dalla storia alla poesia, dalla letteratura alla musica.

I ricordi d’infanzia

Condivisi con i presenti pure alcuni ricordi d’infanzia della pronipote del conte, Anna Benedetti: “Stefano Rota era nobile di nascita e nobile di sentimenti. Grandezza d’animo, coscienza, responsabilità furono tra i capisaldi del suo vivere. Mio nonno raccontava che spesso lo sentì eseguire la sonata ‘Al chiaro di luna’ di Beethoven. Questo fatto mi ha sempre incuriosito. Perché era ricorrente questo brano? Resterà un mistero, ed è in questa cornice crepuscolare che mi piace inquadrare nonno Rota ormai novantenne, nella solitudine della sua casa all’ora del tramonto, con gli ultimi raggi di sole durante la bella stagione ma con la tenue luce del lume a petrolio d’inverno, scorrere sulla tastiera del pianoforte, senza spartiti; suonare a memoria, in ogni stagione, in questa atmosfera romantica di tono sommesso e di pacata malinconia.”
All’evento hanno preso parte numerose autorità: la vicepresidente della Regione Istriana, Giuseppina Rajko, l’assessore alla Cultura della Regione istriana, Vladimir Torbica, la soprintendente dei Beni culturali della Regione istriana, Lorella Limoncin Toth, il sindaco della Città di Buie, Fabrizio Vižintin, il vicesindaco della Città di Buie e presidente della Comunità degli Italiani di Momiano, Arianna Brajko, la presidente della Comunità nonché vicesindaco della Città di Pirano, Manuela Rojec, la direttrice dell’Università popolare aperta di Buie, Rosanna Bubola, la responsabile del Museo etnografico di Buie e dei cicli di conferenze sul castello Rota, nell’ambito dell’UPA, Tanja Šuflaj, i discendenti della famiglia Rota e il vicesindaco della Città di Buie per la minoranza italiana, Jessica Acquavita che, affiancata da Tarita Štokovac, ha condotto la serata. L’evento è stato promosso dall’Università popolare aperta di Buie e dalla Comunità degli Italiani di Momiano, in collaborazione con la Comunità degli Italiani ”Giuseppe Tartini” di Pirano, con il sostegno della Regione istriana – Assessorato alla comunità nazionale italiana e agli altri gruppi etnici e della Città di Buie. Un ringraziamento particolare è stato rivolto a Fulvia Zudič della CI di Pirano, iniziatrice del progetto, per l’energia e la passione investita nell’organizzazione, allo storico piranese Kristjan Knez per aver contribuito alle ricerche e a tutti gli studiosi e relatori che continuano a portare avanti ricerche volte a riscoprire e arricchire la storia di questo territorio.

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