Il musical «Evita» si conferma vincente

Foto: Ivor Hreljanović

Squadra che vince non si cambia. Il famoso detto descrive perfettamente la prima première dell’attesissimo musical “Evita”, di Andrew Lloyd Webber sui testi di Tim Rice, con il quale il TNC “Ivan de Zajc” ha voluto ripetere lo strepitoso successo conseguito nella scorsa stagione con “Sunset Boulevard”, altro capolavoro del celebre compositore inglese. Si è voluto dare così a Leonora Surian Popov un’altra opportunità di mettere in mostra le sue grandi doti attoriali e canore. La scelta, possiamo confermare, è stata giustificata, in quanto l’attrice connazionale è stata nuovamente all’altezza del compito. Lo spettacolo ha coinvolto anche questa volta tutte le forze dello “Zajc”, ovvero i Drammi Croato e Italiano, l’Opera e il Balletto, al quale si sono aggiunti i membri del Teatro fiumano dei giovani “Kamov”, il Coro giovanile “Josip Kaplan” e quello di voci bianche “Kap”. Stranamente, nell’allestimento non partecipa il Coro dell’Opera.
Il debutto a Broadway
Il musical fu inizialmente concepito come un’opera rock per un concept album uscito nel 1976. Il successo del disco portò all’allestimento del musical nel West End a Londra nel 1978 e venne premiato con il Laurence Olivier Award per il miglior musical. L’anno successivo debuttò a Broadway, dove fu il primo musical britannico a venire premiato con il Tony Award. Nei decenni successivi venne messo in scena in tutto il mondo, mentre nel 1996 ne venne tratto un film con Madonna nel ruolo di protagonista.
La vita di Eva Perón
Il musical racconta la vita di Eva Perón da quando era una ragazzina di 15 anni, con il grande sogno di diventare attrice. La storia inizia con la diffusione via radio della notizia della sua morte nel 1952, accompagnata da un Requiem adatto al suo status di Santa tra il popolo. Parte un flashback e la voce narrante del Che (che è la personificazione del popolo, anche se successivamente sarebbe stato identificato come Che Guevara) ricorda l’infanzia di Evita, figlia illegittima di un contadino. Cresciuta, Eva si lega ad Agustin Magaldi, famoso artista di tango con il quale arriva a Buenos Aires. Ben presto diventa attrice radiofonica e cinematografica, il che la porta a muoversi nei circoli dell’alta società. Una sera conosce Juan Perón, nome emergente della politica argentina, e lo seduce. I due si sposano. Dopo il 1945, Perón viene eletto presidente, mentre Evita ne è la prima sostenitrice. Fa un viaggio in Europa e si adopera per migliorare le condizioni di vita del suo popolo, con particolare attenzione per le donne argentine; il suo carisma presso la popolazione aumenta a vista d’occhio. All’apice della sua popolarità, Eva si ammala di tumore e nel giro di poco tempo muore. Tutto il popolo la piange.

Leonora Surian Popov e Dario Bercich. Foto: Ivor Hreljanović

In risalto l’interpretazione canora
Anche se dal punto di vista drammatico e della trama “Evita” è un musical meno complesso rispetto a “Sunset Boulevard”, da quello musicale si presenta particolarmente impegnativo, soprattutto per l’attrice nel ruolo della protagonista. Interamente cantato, intercalato da numerosi recitativi, il musical esige dalla protagonista grande concentrazione e, dal punto di vista vocale, una particolare potenza negli acuti. Il lato attoriale, anche se importante, è qui comunque meno pronunciato, al fine di risaltare l’interpretazione canora. Leonora Surian Popov ha interpretato con disinvoltura e in maniera convincente anche le parti più difficili della partitura. Ha impersonato una Eva Perón forte e carismatica, un grande sostegno a suo marito Juan Perón e al contempo una donna ambiziosa, consapevole delle proprie capacità e dello status di divinità del quale gode in Argentina, a tal punto da immedesimarsi con la propria patria (infatti, nel suo ultimo numero musicale, Evita pronuncerà le parole “I am Argentina” – Io sono l’Argentina). Stranamente, il brano più celebre del musical, “Don’t cry for me, Argentina” (Non piangere per me, Argentina), è passato quasi inosservato dal pubblico, nonostante si tratti di una delle melodie più famose e amate nella storia di questo genere scenico (personalmente, reputiamo che “Evita” vanti brani molto più interessanti di questo).
Interpretazione spigliata del Che
Il ruolo del Che, il narratore della storia, è stato ricoperto dal giovane e talentuoso Fabijan Pavao Medvešek, il quale ha offerto un’interpretazione spigliata, impeccabile dal punto di vista vocale e sottile dal punto di vista attoriale. Anche se a prima vista il musical sembra una glorificazione del personaggio storico, gli interventi del Che lo commentano in chiave ironica e cinica, puntando il dito contro gli aspetti controversi e contraddittori del suo operato (come ad esempio il suo impegno per migliorare la condizione del popolo, mentre al contempo indossa abiti e gioielli di lusso). Una delle parti più riuscite del musical è il “Valzer per Eva e Che”, nella quale gli attori hanno dovuto eseguire una coreografia impegnativa, cantando allo stesso tempo.
Dario Bercich (Juan Perón), ha creato un personaggio al contempo dolce e di una dignità un po’ rigida, tipica dei militari. Vocalmente è stato sicuro e preciso ed è riuscito a modellare la voce in modo da adattarla alle esigenze del musical che, come sappiamo, richiede una tecnica di canto diversa da quella lirica. Molto spassoso e vocalmente disinvolto Stefano Surian nei panni di Augustin Magaldi, i cui interventi impregnati di comicità hanno divertito il pubblico. Molto bello l’intervento di Ana Majdak (amante di Perón) nello splendido brano “Another suitcase in another hall”, eseguito assieme a Leonora Surian.
Scenografia multifunzionale

Il taglio della torta dopo lo spettacolo. Foto: Ivor Hreljanović

Anche questa volta, un grande lavoro di traduzione e adattamento del testo in croato è stato svolto dall’instancabile maestro Igor Vlajnić, che ha pure diretto la versione ridotta dell’Orchestra dell’Opera. A differenza di “Sunset Boulevard”, l’orchestra è sul palcoscenico, “immersa” nella multifunzionale scenografia di Dalibor Laginja. Questa, infatti, consiste in una serie di spalti disposti ad altezze diverse e collegati da gradinate sulle quali attori e ballerini possono muoversi a seconda delle esigenze della coreografia e della regia. Sistemando l’orchestra nell’ambito della scenografia, il palcoscenico è stato allungato verso il pubblico, mentre nell’azione del musical sono stati inclusi anche i palchetti più vicini alla scena.
La regia di Renata Carola Gatica ha attivato contemporaneamente diversi piani d’azione, rendendola più dinamica. Di grande effetto le luci di Dalibor Fugošić, eleganti i costumi di Sandra Dekanić, ottimo l’audio di Saša Predovan. Graziose e non invadenti le coreografie di Tihana Strmečki e Damián Cortés Alberti. Bravi i cori “Josip Kaplan” e “Kap” istruiti da Doris Kovačić.
Il pubblico ha premiato con calorosi e prolungati applausi la prima “Evita” fiumana.

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